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Grande Guerra, la memoria tradita niente fondi per il centenario così l’Italia rischia la figuraccia
PAOLO RUMIZ
MARTEDÌ, 15 OTTOBRE 2013 LA REPUBBLICA





Monumenti disastrati e ritardi: irritati gli altri paesi Ue


L’ITALIA che pure è uscita vittoriosa dal conflitto con un tributo
di 600 mila morti.
Giovedì a Parigi vi sarà un incontro interministeriale europeo per perfezionare il coordinamento delle celebrazioni e, se a Roma non si troverà in queste ore un varco nel bilancio, il nostro Paese si presenterà all’appuntamento in bolletta, e — quel che è peggio — con un patrimonio storico in pessime condizioni. Se si esclude quanto fatto dal Trentino, che ha investito cifre importanti, e il lavoro spesso ignorato (e gratuito) di una miriade di custodi della memoria, i monumenti, i sacrari e le linee militari del Nordest sono infatti, quasi ovunque, in condizioni disastrose.
È da tempo che una “task force” governativa sta lavorando
a immaginare scenari, ma senza un soldo in tasca. Esiste già un piano, che giustamente prevede che l’Italia faccia parte del concerto europeo con una serie di belle iniziative già il prossimo anno, senza aspettare il centenario del 24 maggio del 1915. Ma nelle incertezze del budget nulla è stato possibile mettere in cantiere, e la percezione di questo ritardo si è ormai diffusa a livello internazionale.
Gli altri sono molto avanti. Per il solo 2013 il Regno Unito ha stanziato 56 milioni di Euro, la Francia 100 e il piccolo Belgio altrettanti. La lontana Australia, che ha partecipato al conflitto con un ventesimo dei soldati schierati dall’Italia, ne ha messi in campo 96. Qui niente, nemmeno quel minimo indispensabile a restituire il decoro ai Caduti. Di che preoccuparsi, anche a livello diplomatico, per il rischio di
una pessima figura in Europa.
L’obiettivo, alla fine del periodo di commemorazioni, nel 2018, è di dare vita a un grande percorso, storico, culturale e territoriale, formato principalmente da spazi restaurati e reinseriti in un itinerario di conoscenza e di visita tanto degli italiani quanto dei turisti stranieri, ma anche dai risultati ottenuti via via grazie a ricerche e lavori sugli archivi documentari esistenti, convegni, rassegne, mostre non permanenti, il tutto destinato a confluire in una sorta di
“portale dei portali” sulla rete che conservi anche per le generazioni a venire memoria di quanto ci apprestiamo a ricordare.
«Abbiamo il dovere civile di fare tutto questo — afferma il sottosegretario incaricato Giovanni Legnini — per rispetto dei nostri morti e per restare inseriti nella memoria europea. Non voglio creare ansia, ma se calcoliamo i tempi che abbiamo di fronte anche da qui al maggio 2015, non c’è un minuto da perdere e dobbiamo contare anche su
un po’ di fortuna. Dobbiamo avviare le procedure immediatamente ». Nel centenario dell’ingresso dell’Italia nel conflitto mondiale si conta infatti di organizzare e Redipuglia una cerimonia internazionale, alla quale invitare capi di Stato e di governo di tutti i Paesi partecipanti, con lo scopo di inaugurare anche il riallestimento e il restauro conservativo del sacrario, il più grande in Italia, uno dei più importanti al mondo.
«Dico cosa ovvia quando affermo che una priorità indiscutibile è la messa in sicurezza, il rinnovato decoro, la fruibilità di questi luoghi che ospitano le salme di parte dei 650 mila Caduti in combattimento».
Ma c’è dell’altro. La convenzione firmata dalla presidenza del Consiglio e il ministero della Difesa il 18 aprile e approvata dal comitato per gli anniversari di interesse nazionale presieduto da Giuliano Amato, prevede la realizzazione
del primo nucleo di un memoriale della Grande guerra all’interno della “Casa della Terza Armata” che già ospita un museo sul fronte dell’Isonzo. Non si realizzerebbe una nuova struttura, come stanno facendo quasi tutti i grandi Paesi, ma del completo rinnovamento di uno spazio già esistente. Eppure anche su questo regna l’incertezza.
Fra il Carso e le Alpi Centrali, l’Italia ha di gran lunga il più paesaggistico dei fronti d’Europa, una risorsa inestimabile anche dal punto di vista turistico, ma mentre sul fronte occidentale, fangoso e monotono, si sono già completati grandiosi lavori, qui si rischia che un altro inverno copra di neve gli ossari senza che vi sia nemmeno l’ipotesi di riordinare quello che già esiste. Che tristezza per i nostri ragazzi
sepolti lassù.



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