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E' nell'arte il futuro di Torino
Maurizio Lupo
Stampa - Torino 31/3/2005

"A un giovane già in attività o ancora studente, dico: "Investi le tue risorse e la tua formazione nel turismo culturale". Non c'è settore economico che abbia pari possibilità di crescita. In Piemonte già rappresenta qualche cosa come il 12% del prodotto interno lordo e può crescere fino al 16%».
Parola di Carlo Callieri, classe 1941, affermato imprenditore, ma anche appassionato studioso di storia dell'arte. E' stato direttore centrale Fiat e vicepresidente di Confindustria. E' presidente della «Fondazione per l'Arte» della Compagnia di San Paolo. Fa parte del consiglio d'amministrazione del Politecnico, della «Fondazione Antichità Egizie di Torino» e della «Fondazione Torino Musei». Su indicazione del ministro Giuliano Urbani è stato nominato presidente del neonato «Centro nazionale di restauro» di Venaria Reale.
E' convinto che la capacità imprenditoriale del Piemonte, unita al suo millenario patrimonio culturale, «può creare occasioni di sviluppo, reddito ed occupazione». «Ritengo - spiega - che in Piemonte sia infine nata la consapevolezza che la sua cultura è generatrice d'opportunità economiche, sintetizzabili nel paradigma del turismo culturale». Qualche esempio? «Gli investimenti immobiliari che svizzeri e tedeschi già fanno nelle Langhe e in Monferrato, la crescita del turismo a Torino, la risposta del pubblico che si affolla nei musei e alle grandi mostre».
A chi va il merito? «Tutto è incominciato con il recupero della Reggia di Venaria. Il merito, non c'è dubbio, è di Walter Veltroni e del presidente della Regione Enzo Ghigo. Veltroni, quando era ministro, credette nel valore turistico di Venaria Reale. Ghigo fin dall'inizio scelse d'effettuare forti investimenti in cultura e con Veltroni seppe attrarre i fondi europei necessari alla reggia. Venaria è diventata centro di un dibattito sulle sue destinazioni d'uso che ha aperto un circolo virtuoso. Ha suscitato in Italia quel dialogo fra istituzioni e privati che ha concepito le fondazioni come strumenti per valorizzare il bene culturale pubblico con il contributo privato. E' una formula nata in Piemonte. Prima è nata la Fondazione "Musei Civici" di Torino. Poi quella delle "Antichità Egizie" che sta trasformando il Museo Egizio. Presto la Reggia di Venaria verrà gestita da una fondazione, che coinvolgerà le altre residenze sabaude». Secondo Callieri «il Piemonte ha un grande prodotto da offrire al mercato internazionale. E' il Settecento sabaudo, con il suo barocco, matrice di quello europeo. Anche San Pietroburgo, Versailles e Madrid sono figlie del nostro barocco, creato dai nostri architetti. I Savoia, questa piccola ma ambiziosa dinastia di montagnardi, intuì che il fasto delle sue regge era un valido investimento politico ed economico, che dobbiamo rivalutare, per ricordare al mondo che siamo una grande regione culturale fra Roma e Parigi, un ponte fra l'area mediterra-
nea e quella continentale».
E' un approccio che trova consensi? «La sensibilità media è aumentata. Quando si vivono momenti difficili, legati alla globalizzazione, la cultura della propria identità diventa fondamentale. Deve però ancora crescere la nostra capacità di comunicazione. Bisogna migliorare anche la capacità d'accoglienza. I conservatori dei beni culturali devono maturare una mentalità che susciti redditi compatibili con i beni, da reinvestire nella loro valorizzazione. Si deve lavorare affinchè il tempo, da nemico, diventi invece alleato, tramite interventi solleciti, capaci di fare sistema, al contrario di quanto sono stati finora quelli per il recupero della Cappella della Sindone. Sono l'esempio più clamoroso di opere che si prolungano senza stretta organizzazione dei loro tempi».
Oltre alle Regge sabaude quali bacini culturali richiedono maggiore attenzione? «Mi sta a cuore l'archeologia piemontese. L'antica città romana di Industria, a pochi passi da Torino, a Monteu da Po, prodigiosa fucina di bronzi, un importante insediamento anche nel nome, premonitore del futuro di Torino, ma è stata scavata al venti per cento ed è chiusa alla visita. Presto la Compagnia di San Paolo ne parlerà con la Soprintendente Marina Sapelli Ragni per concordare un piano».



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