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Forum con Rosalba Panvini, Sovrintendente ai Beni culturali di Caltanissetta
Giacomo Impellizzeri
Quoridiano di Sicilia

Forum con...
Edizione dal 15/03/2005 al 21/03/2005



Patrimonio di eccezionale valore tagliato fuori dai circuiti turistici - Puntiamo alle scuole perchè i nostri diretti intelocutori sono le generazioni future


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La provincia di Caltanissetta è povera di beni archeologici?
«Tutt'altro. Io mi sono sempre battuta per poter dire che la nostra provincia ha un enorme patrimonio archeologico e una serie di percorsi che meritano di certo di essere visti. Il problema è che l'intera provincia è tagliata fuori dai circuiti turistici. Il nostro è un territorio che si protende dall'interno della Sicilia fino alla costa di Gela, comprendendo quella che fu una delle più grandi colonie siciliote. L'area coincide, in parte, con quella che gli storici hanno definito la Sikania, in particolare nella zona più interna. In questa parte centrale del territorio ricade, ad esempio, Milena, dove sono state rinvenute le tracce di tantissime tombe a "tolos", come quelle del Monte Campanella. Le due tombe di Monte Campanella sono di grandissimo interesse storico e sono tuttora aperte alla fruizione del pubblico. Ci hanno restituito pregevole materiale egeo-cipriota che mostra l'evolversi della civiltà umana, dalla più antica preistoria, fino al medioevo».

Quali altre zone archeologiche di interesse ricadono nel territorio in questione?
«Nel territorio ricade anche la necropoli di Dessueri, che ha lo stesso impianto scenografico di Pantalica. Purtroppo i visitatori si recano volentieri a Pantalica ma non vanno a Dessueri, località dalla valenza paesaggistica eccezionale. Abbiamo effettuato diverse campagne di scavo nell'area; a differenza di Pantalica, Dessueri è più intatta; abbiamo trovato, infatti, sia materiale di importazione egeo-cipriota, sia tracce di produzione locale. Da un punto di vista cronologico, Dessueri occupa un posto di rilievo e segna il passaggio da Pantalica a Cassibile. Il suo immenso patrimonio, tuttavia, non è conosciuto tanto bene quanto quello di Pantalica. Tra le altre località di interesse abbiamo, ad esempio, Polizzello, vicino a Mussomeli, che dà il nome all'eponima cultura dell'età del ferro. Qui ci sono scavi veramente importanti ma Polizzello viene solamente citata nella letteratura archeologica perché non se ne può fare a meno, ed i turisti, purtroppo, la ignorano».

Perché queste località vengono ignorate e i turisti nemmeno le conoscono?
«Perché, secondo me, i tour sono organizzati in un certo modo e tagliano fuori la nostra provincia. Quando ero direttore del museo di Gela, organizzai numerose mostre. All'epoca, ero contemporaneamente direttore del servizio archeologico e in quel periodo scoprii le famose are di Gela, che sono poi andate al Louvre e, ancor prima, inaugurarono la stagione archeologica a Palazzo Montecitorio. Al Louvre e a Montecitorio assistemmo a file chilometriche di persone intenzionate a vedere le are. Da noi, invece, i turisti non si fermavano neanche a vedere il museo (e bisogna sottolineare che i musei di Caltanissetta, Marianopoli e Gela sono tutti dotati di un catalogo scientifico integrale), e non si recavano nemmeno a visitare la zona dell'acropoli né le mura di Capo Soprano, l'unico monumento militare al mondo conservato in così perfetto stato, costruito nella duplice fila di conci di calcarenite a mattoni crudi e conservato per cinque-sei metri di altezza, a seconda del livello del terreno. Spesso i pullman carichi di turisti, soprattutto tedeschi, preferivano recarsi altrove, ad esempio ad Agrigento. Evidentemente i turisti vanno dove li porta il tour operator. Un'altra località ignorata dai visitatori è il centro indigeno ellenizzato di Sabucina, anch'essa situata nel territorio di Caltanissetta. Non si può studiare l'archeologia della Sicilia se non si studia Sabucina. Da un pò di tempo mi batto perché la situazione sia corretta. Non riesco a capire come mai la centralità di questo territorio non venga sfruttata. L'area si trova in posizione strategica, perché permette, ad esempio, di raggiungere agevolmente Piazza Armerina, i templi di Agrigento o Cefalù».

Quali iniziative sono poste in essere per valorizzare le potenzialità del territorio?
«È da molto tempo che vado promuovendo l'eccezionale valore archeologico e paesaggistico del nostro territorio. L'ente da me diretto ha anche pubblicizzato tali peculiarità, poiché io amo il mio mestiere; in passato abbiamo anche ottenuto risorse dall'assessorato, e grazie all'ottimo rapporto che ho instaurato con i vari enti abbiamo avviato numerose iniziative, ad esempio quelle rivolte alle scuole. Recentemente, ad esempio, è stato inaugurata un'edizione del corso "Scuola Museo" rivolta agli insegnanti. Noi ci rivolgiamo alle scuole pensando che i nostri diretti interlocutori siano le generazioni future. In particolar modo, ci concentriamo sugli insegnanti in modo che loro possano trasferire il nostro messaggio con la terminologia adatta».



http://www.qds.it/qds.nsf/(ArticoliWWW)/884BCAAC6D59E684C1256FCD005A9A4F


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