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MALI CULTURALI Gesso del grande artista perduto per sempre Il Canova in frantumi per una mostra inutile
di Tomaso Montanari
"Il Fatto Quotidiano", 5 settembre 2013



Luccisione di Priamo distrutta mentre veniva staccata dalla sua parete allAccademia di Perugia per essere trasportata ed esibta in una trascurabile rassegna ad Assisi. Un caso che ripropone i pericoli legati allo sfruttamento commerciale dei capolavori


Luccisione di Priamo di Antonio Canova prima (a sinistra) e dopo (a destra) il disastro avvenuto a Perugia nei giorni scorsi


DISTRUTTO PER SEMPRE IL GESSO DI CANOVA IN UNA MOSTRA INUTILE
DOVEVA ESSERE TRASPORTATO DA PERUGIA AD ASSISI IN UNESPOSIZIONE DELLA FONDAZIONE DI GALAN, LA STESSA CHE US LE OPERE DEL MAESTRO COME SPOT PER LA LINGERIE


Prima o poi doveva succedere: il mostrificio italico ha fatto una vittima illustre. Il 2 agosto un bassorilievo in gesso di Antonio Canova stato staccato dal muro dell'Accademia d'Arte di Perugia per essere spedito a soli 24 chilometri di distanza, a una trascurabile mostra di Assisi intitolata semplicemente Canova. Loperazione, affidata alla ditta di trasporti Alessandro Maggi di Pietrasanta, stata fatale: il gesso, cadendo, si ridotto in mille pezzi. E non c' restauro che tenga.
Lopera era uno dei pochi esemplari noti dell'Uccisione di Priamo, episodio omerico che insieme ad altre famose scene della letteratura classica ispirarono a Canova una delle sue pi celebri serie di bassorilievi. Proprio come il bronzo, il gesso consente di moltiplicare gli originali, e in questi casi l'importanza dell'esemplare legata alle circostanze della creazione: e quello di Perugia aveva tutte le carte in regola, perch era stato donato all'Accademia dagli eredi dello stesso Canova. Lassicurazione dovrebbe ripagare 700.000 euro. Magra consolazione: la nostra generazione ha distrutto qualcosa di unico e irripetibile, che non passeremo ai nostri figli.
Delitto nel delitto, su questo episodio clamoroso scesa una coltre di silenzio: la notizia non riuscita a evadere da scarne cronache locali, e i grandi giornali (che vivono anche del business delle mostre) si sono ben guardati dal raccontare il disastro perugino. N il sito dell'Accademia n quello del ministero per i Beni Culturali ne danno notizia. L'unico che ha messo il dito nella piaga lo storico dell'arte Francesco Federico Mancini, in una bella intervista al Corriere dell'Umbria. Mancini chiarisce assai bene la costellazione strumentale e commerciale sotto la quale nata la mostra che all'origine di quella che definisce una gravissima perdita per il nostro patrimonio che suscita sconcerto e indignazione.
La mostra di Assisi una specie di franchising della Gipsoteca Canoviana di Possagno, l'istituzione che raccoglie l'eredit dell'artista, e che oggi stata trasformata in una fondazione, e dunque immancabilmente cannibalizzata dalla politica. Il suo presidente, infatti, il solito Giancarlo Galan, l'ex ministro pdl per i Beni Culturali il cui consigliere saccheggi la Biblioteca dei Girolamini a Napoli. Il rapporto culturale tra Galan e Canova ben chiarito dalla scelta di far realizzare (nel novembre 2012) un catalogo di Intimissimi nella Gipsoteca: una galleria fotografica in cui tombe papali, santi e eroi classici servono a vendere mutande e reggicalze. Una scelta benedetta dall'allora sottosegretario ai Beni Culturali Roberto Cecchi (governo Monti), il quale dichiar sottilmente che economia e cultura sono un tutt'uno, non a caso siamo il Bel Paese.
La mostra di Assisi l'esatta attuazione di questa linea: non ha un progetto scientifico (anche se ha un comitato che vanta direttori generali Mibac e soprintendenti: i quali forse dovrebbero lasciarlo, visto il tragico epilogo), non ha una linea culturale. un'antologica da cassetta che sarebbe giustificata dal fatto che il fratello di Canova aveva possedimenti in Umbria: parole incredibili, ma vere, del direttore artistico culturale di Perugia-Assisi 2019, che il carrozzone di una delle quasi venti candidature italiane a capitale della cultura europea nel 2019. Un direttore (meraviglia nella meraviglia) che il critico letterario Arnaldo Colasanti, noto ai pi per aver condotto un'edizione di Uno Mattina Estate.
Proprio il tandem europeo Perugia-Assisi il motivo per cui la mostra di Canova (invece di svolgersi semmai all'Accademia di Perugia, dove avrebbe avuto pi senso e pi sicurezza) stata programmata ad Assisi: dando la stura a un coro di esilaranti scempiaggini, come quella (avanzata dal direttore della sventurata Accademia perugina) sulle affinit armoniche tra le forme neoclassiche di Canova e i versi medioevali di San Francesco.
Ma c' poco da ridere: i cocci del rilievo di Canova ci ricordano che il mostrificio politico-commerciale in servizio permanente-effettivo non mette a rischio solo la funzione civile e culturale del patrimonio. Ne minaccia la stessa sopravvivenza materiale. Il Mibac diretto da Massimo Bray ha stoppato la terrificante mostra di Roma Barocca prevista a Pechino e annullato l'esibizione commerciale del San Giovannino di Michelangelo alla Galleria Borghese. Ma tutto il sistema a dover essere profondamente innovato. E non il caso di aspettare altri cocci.



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