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Ischia, mandano in rovina la Colombaia di Visconti
di Tomaso Montanari
"Il Fatto Quotidiano", 1 set. 2013


LA STORICA RESIDENZA DEL REGISTA SACCHEGGIATA DA UNA FONDAZIONE PRIVATA


Napoli. Se c una vicenda-simbolo del disastro morale e materiale che opprime il patrimonio culturale nellItalia del 2013, ebbene quella del pignoramento giudiziario degli arredi della Fondazione La Colombaia di Luchino Visconti a Ischia, rivelata ieri dal Mattino. Personalmente nutro qualche dubbio sul fatto che la storia dellarte di Giotto, Caravaggio e Tiepolo continui oggi in un Maurizio Cattelan: ma non ne ho nessuno sul fatto che il cinema di Luchino Visconti sia uno degli ultimi veri capitoli di questa altissima vicenda figurativa. Non solo ovviamente i film, ma anche i luoghi e gli oggetti di Visconti vanno dunque difesi, preservati, tramandati come frammenti preziosi del meglio dellItalia del Novecento.
Dal 2003 le ceneri del regista riposano nel giardino della sua amatissima villa Colombaia, a Ischia. Visconti aveva restaurato e arredato con grandissima passione quella dimora, trasformandola in qualcosa di non dissimile da alcuni dei celebri interni dei suoi film, e trascorrendovi momenti importanti ( l, per esempio, che scrisse la sceneggiatura di Senso).
Dopo la morte del regista (1976) la villa conobbe un lungo periodo di decadenza, punteggiato da veri e propri episodi di vandalismo: distrutti i vasi delle celebri ortensie azzurre che incorniciavano la vista del golfo di Napoli, strappate le mattonelle colorate che Visconti aveva acquistato in mezzo mondo, divelte perfino le vasche da bagno.
Nel 1994 gli eredi vendettero la Colombaia al Comune di Forio dIschia, che dal 2001 la affid allimmancabile fondazione di diritto privato che federa enti pubblici (Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Forio) e che viene retta da politici locali (in questo momento lex sindaco di Forio, Franco Regine).
Come dimostra anche il sito web (in completo disarmo, non aggiornato da anni), da tempo la Fondazione ha cessato di essere attiva, perch dilaniata da una feroce guerriglia intestina. E proprio da queste miserabili e vergognose liti di provincia nasce lincredibile epilogo degli ufficiali giudiziari che si presentano a casa Visconti, aizzati dai creditori. Delirio nel delirio, quei creditori altri non sono che lex direttore della fondazione, Ugo Vuoso e lex direttore editoriale Daniele Morgera (cos il Corriere del Mezzogiorno). Ora, ci si chiede come sia possibile che un ex direttore arrivi a far portare via dalla fondazione che ha diretto le serie di fotografie che arredavano le sale, e perfino i proiettori che facevano andare i film di Visconti. E ci si chiede anche cosa insegner Vuoso ai ragazzi che ne seguono le lezioni di professore a contratto di Demoantropologia al Corso di Turismo dei Beni Culturali al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Misteri italiani.
A questo punto che si pu fare per la Colombaia? Il codice dei Beni culturali, permette di vincolare anche le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell'arte, della scienza, della tecnica, dell'industria e della cultura in genere (articolo 10, comma 3, lettera d). Il Codice riconosce ci che la storia culturale gi aveva affermato: non importa il pregio, la rarit o lantichit dei singoli oggetti.
Ci che pu renderli degni di essere tutelati dalla Repubblica pu essere anche la relazione spirituale e culturale che li unisce tra loro e alla vita morale della nazione italiana. Spetter alle soprintendenze di Napoli e alla Direzione generale campana del Mibac stabilire se, nonostante non si tratti pi degli arredi originali (ma in molti casi di oggetti comunque appartenuti al regista, comprati o donati alla fondazione) il memoriale funebre di Luchino Visconti meriti di essere tutelato. Se cos non fosse, daltra parte, ci sarebbe da chiedersi perch Regione, Provincia e Comune vi abbiano investito tanto denaro pubblico, prima di abbandonare indecentemente la Fondazione al suo destino, come oggi denunciano i vertici attuali.
Proprio questo il vero messaggio della vicenda della Colombaia. Affidare il patrimonio pubblico a questo sistema di fondazioni private (che si chiamino Ravello, Maxxi, Egizio o in mille altri modi) che sfugge al controllo dei cittadini, significa creare le condizioni perfette per una lottizzazione politica sfrenata e per la sistemazione di un personale incompetente culturalmente, e spesso indegno moralmente, e in non pochi casi espone il patrimonio stesso a rischi non solo morali.
Peggiore fine, le ceneri di Luchino Visconti non potevano fare. Ma tutto il patrimonio culturale italiano che rischia di finire cos.



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