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SICILIA-PATRIMONIO CULTURALE - De Seta, ritorno al palazzo "Come hanno ridotto casa mia"
P. Nicita
SABATO 26 MARZO 2005 \ LA REPUBBLICA -PALERMO \



LA PRIMA sorpresa è all'ingresso del palazzo, dove è posto il cartello della segnaletica turistica: "Palazzo Forcella, 1832". «Potevano almeno aggiungere il cognome della mia famiglia — dice l'architetto Cesare de Seta — in fondo questo edificio è appartenuto anche a noi».
A distanza di oltre quarant'anni dall'ultima visita, Cesare de Seta ritorna nell'antica dimora. La prima volta aveva diciott'anni, oggi torna con moglie, genero, figlia e nipote. E non nasconde il dispiacere di vedere come i danneggiamenti, insieme ai clamorosi furti, abbiano fortemente offeso lo splendore del magnifico palazzo che si affaccia sul Foro Italico, offrendo una delle vedute più suggestive della città.
Il palazzo, due anni fa, è diventato proprietà dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili, che— grazie alla rinuncia del diritto di prelazione da parte della Regione — ha acquistato il prestigioso immobile, destinandolo a sede di rappresentanza. E già all'interno di palazzo Forcella — de Seta il cantiere è avviato, si lavora per la messa in sicurezza dell'immobile. Il progetto di ristrutturazione dovrebbe essere affidato all'architetto Italo Rota.
Malgrado il trascorrere del tempo e l'incuria, il palazzo svela sale di rara magnificenza, una delle quali è ispirata alla sala degli ambasciatori dell'Alhambra di Granada. Cesare de Seta (in città su invito della libreria Kalòs) è il cicerone d'eccezione, per una visita nel palazzo dei ricordi.
Si salgono i gradini per raggiungere il piano nobile. «Era bellissimo — dice l'architetto — ricordo un pavimento con magnifici mosaici, pareti tappezzate da mattonelle con smalti policromi, ricche decorazioni».
Ma nella prima sala, niente di tutto ciò. Pareti nude, pavimento sparito, così come le decorazioni, le colonnine di marmo, i bassori-lievi, i lampadari. Per fortuna la seconda sala ha ancora i giganteschi lampadari con i vetri—uno è appeso al soffitto, l'altro — spiega Francesco Reale dell'Ance — è stato trovato per terra e sarà recuperato e riposizionato. La storia del palazzo vede un intricato succedersi di fatti, famiglie, litigi e trasformazioni. Ampliato, modificato, segnato da una sfilza di stemmi, sorprende per interventi improbabili. Come quello, ad esempio, che vede stagliarsi una grande parete di mattoni di cemento nella stessa sala dove è rimasto miracolosamente integro un caminetto in stile rinascimentale.
Roba da rabbrividire.
L'architetto ha un sussulto, ma, perplesso, prosegue la visita. Nelle altre sale del piano nobile il soffitto affrescato da Onofrio Tomaselli mostra segni di cedimento. La stanza attigua, invece, rinfranca la vista con pavimenti in mosaico di marmo. «Sono ispirati alle decorazioni della Villa del Casale di PiazzaAr-merina — spiega l'architetto — Queste pareti sembrano in marmo, in realtà è un raffinatissimo lavoro di pittura che imita il prezioso materiale».
Alzando lo sguardo, tondi in mosaici dorati e decorazioni: per realizzare quest'ambiente l'ispirazione è giunta dal salone della reggia di re Ruggero a Palazzo dei Normanni e dalla fontana della Zisa.
Tutt'intorno alle decorazioni un'iscrizione in greco attesta la fedeltà del marchese Forcella al re Ferdinando secondo.
Suggestioni arabe, ma realizzate nell'Ottocento. «Questo edificio — sottolinea de Seta— costituisce un unicum, nella sua eclettica stratificazione di stili. Sorge, tra l'altro, sulle mura della città, su Porta dei Greci». Nel giardino che circondava l'edificio, venne costruito l'hotel che affianca il palazzo. Il palazzo da Forcella passò poi a Biagio Licata, principe di Baucina — mattonelle con sue le iniziali sono sparse un po' qua e là — e nei primi anni del Novecento venne acquistato da Francesco de Seta, prefetto della città. La mondanità in smoking e paillettes entrò negli anni Cinquanta, quando il marchese Emanuele de Seta— eccentrico e viveur—trasformò l'immobile in un circolo-casa da gioco, progetto firmato dall'artista Gino Morici.
«Zio Emanuele? Mio padre era imbarazzato da questa parentela», racconta de Seta.
Nel palazzo passò dapprima il bel mondo, poi i litigi di famiglia e infine le ruberie, mentre l'ultimo dei proprietari, prima dell'acquisto dell'Ance, è stato coinvolto in un'inchiesta di mafia.
Si sale ancora: l'ultimo piano ha una terrazza che si affaccia sull'intera città. C'è la sala che un tempo ospitava la biblioteca, che adesso vede solo alcuni scaffali di legno e cumuli di detriti. L'architetto racconta: «Qui ho trovato libri molto importanti, antichissimi, che sono riuscito a salvare. Gli altri? Rubati o distrutti». E mentre i nobili gareggiavano in stemmi da appiccicare, qualcuno, abitando per decenni il palazzo, ne ha usucapito una parte. E gode, tranquillo e beato, della vista sul mare.



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