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Bray: Arte e cultura spazio ai privati
di Annalisa DAprile
14-07-13, IL TIRRENO Nazionale

ROMA Se le risorse statali per la tutela del patrimonio artistico, ormai ridotte di quasi il 60 per cento, non sono sufficienti a garantirne la sopravvivenza, la soluzione dei finanziamenti privati si prospetta come l'unica via concretamente percorribile. Dal Colosseo alla Torre di Pisa passando per Pompei, dai poli museali alle chiese, dai castelli alle dimore storiche fino alle aree archeologiche, quel museo diffuso e, in buona parte, a cielo aperto che l'Italia basterebbe da solo a risolvere la nostra crisi economica. Sempre che si riesca a non distruggere questo patrimonio prima, visto che proprio ieri sono crollate altre pietre vicino al Teatro Piccolo di Pompei. Ma come far diventare i Beni culturali il motore dell'economia? Con quali politiche se gi solo la struttura che li dovrebbe tutelare, il ministero dei Beni culturali, rischia la chiusura a causa dei continui tagli? Forse cominciando con una nuova era di mecenatismo, che non piace a tutti. importante che i privati si impegnino nella valorizzazione della Cultura e dei suoi beni, dice il responsabile del Mibac, Massimo Bray. Il nodo per sembra ancora essere di natura normativa, cio come accettare i fondi dei privati. Dobbiamo fissare regole certe per stabilire questo rapporto - risponde Bray - e la possibilit da parte dello Stato di controllare il lavoro dei privati: i servizi che offrono non sempre sono all'altezza. In Italia, oltre all'impegno profuso e agli investimenti elargiti da istituti di credito, fondazioni (come il Fai), o altre associazioni no profit (come gli "amici dei musei") per il restauro, la tutela o il recupero di opere, esistono in particolare due esempi di mecenatismo del XXI secolo: David W. Packard e Diego della Valle. Il primo figlio del confondatore del colosso dell'informatica Hp e presidente del Packard humanities institute (fondazione senza scopo di lucro) che ha investito 16 milioni di euro per il recupero dell'antica citt di Ercolano, 16 chilometri da Pompei. Il secondo un imprenditore, alla guida di uno dei marchi di scarpe pi popolari in Italia e all'estero, e ha vinto il bando di gara per il restauro dell'Anfiteatro Flavio, cio il Colosseo. 25 milioni di euro l'investimento di Della Valle che avr, in compenso, l'esclusiva sull'immagine del monumento per 15 anni. Due modelli diversi che il Fai (Fondo ambiente italiano) approva, ma con una specifica, che l'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis salva a met (nel senso che salva solo il modello Packard) e che il ministero accetta ma con un monito. Mi auguro che gli imprenditori italiani si convincano che si tratta di valorizzare un bene culturale, non solo di sfruttarlo sul piano commerciale: chi pensa esclusivamente al proprio ritorno economico non trover in me un alleato dice Bray. E annuncia poi, sul fronte delle politiche di valorizzazione dei monumenti, la volont di aprire un tavolo con le Regioni per arrivare a un coordinamento sulla valorizzazione che metta da parte gli interessi locali a favore di quelli generali del Paese perch, conclude, necessario fare sistema, creare sinergie, investire in formazione. Nei cittadini c' una gran voglia di credere in questa scommessa culturale. Al governo tocca rispondere alle aspettative. Per Settis invece, il modello Tod's per il Colosseo "non va bene". E spiega perch: Packard regala i soldi per Ercolano, per un progetto italiano, e non chiede nulla in cambio. Della Valle vuole mercanteggiare e guadagnarci, vuole i diritti per mettere dei negozi e delle baracchette per vendere oggetti, pensa al suo ritorno economico. Secondo il direttore generale del Fai, Marco Magnifico, i privati devono avere un ruolo sussidiario, la gestione dei grandi monumenti e musei identitari del Paese deve restare in mano allo Stato. Quindi s al modello Della Valle se la direzione e la gestione dei lavori dello Stato. Ma ci vogliono regole precise. Resta solo da capire quali. Ma su una cosa Settis e Magnifico sembrano essere d'accordo: l'impegno che metter Bray nella tutela dei Beni culturali. Serve un ministro appassionato - dice il dg del Fai - Bondi e Ornaghi non lo erano. Bray sembra di s. Ma se l'anno prossimo il Mibac subisce altri tagli, va tutto a scatafascio, i musei rischiano di chiudere e per l'immagine del Paese sarebbe un disastro



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