LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Un boom edilizio su terre avvelenate. Modello veneto?
VIRGINIO BETTINI
il manifesto - 16 Marzo 2005


A Conegliano i terreni dell'ex Zanussi usati in un megaprogetto speculativo
Dove per decenni hanno prodotto frigoriferi e lavatrici i gloriosi stabilimenti Zoppas (poi Zanussi), ora la giunta comunale prevede di far costruire quasi mezzo milione di metri cubi ad alto valore commerciale, proprio nel centro della città. Ma quei terreni sono inquinatissimi e gli speculatori non vogliono perdere una quota di profitti per risanarli

CONEGLIANO VENETO
Il nome stesso della città, Conegliano, è una sorta di chiave per un tuffo nel passato, nella giovinezza, negli anni cinquanta-sessanta. Tutto quello che entrava in casa come nuovo elettrodomestico, nella sostituzione della stufa a legna, della moschirola, il deposito del cibo antimosche e del grande mastello per lavare, era targato Zoppas e quando gli elettrodomestici arrivavano in cascina, il camion che li portava era targato Treviso. Veniva da Conegliano. Avevamo la cucina 48, a legna e carbone, il frigorifero elegante nella sua semplicità del 1954, con il compressore americano Tecumseh, la lavabiancheria del 1959, il fornello a gas dei primi anni `50, la lavastoviglie a due porte. Tutti questi elettrodomestici si producevano a Conegliano dove erano localizzate le fonderie, le smalterie per le cucine, i reparti presse e montaggio, i depositi, la direzione, gli uffici della Zoppas, poi diventata Zanussi, nel 1970. Un mito.

Un mito abbandonato, un mito dimesso, qui, davanti a me, in un'area run-down, in fase di sedicente riqualificazione urbanistica. Il comune di Conegliano e la Conegliano iniziative immobiliari spa (Cii) hanno concordato un programma integrato di riqualificazione urbanistica ed ambientale dell'area ex Industrie Zanussi, la cui superficie, di 63.000 metri quadri, si trova in pieno centro urbano. Hanno chiamato piano di riqualificazione urbanistica quello che, in realtà, è un piano di speculazione edilizia.

Me lo sussurra, mentre percorriamo e sondiamo l'area, Ezio Da Re, già consigliere comunale ed ora animatore del Comitato tutela del territorio e delle colline: «Il piano prevede una cubatura di oltre 470.000 metri cubi, un intervento dalle dimensioni demenziali nel trend di crescita della città». Le parole di Da Re si giustificano nell'area che sa di neve di questa mattinata invernale, nel profilo della città che sposa le colline in una sintesi quasi perfetta, conseguenza di secoli di attenzioni e cautele che ora sembrano naufragare in questo processo di riqualificazione-condanna, ben definito nel corso di un'assemblea di cittadini prima del Natale 2004.

La giunta comunale, imperterrita, compattata in un solido, cementizio accordo Forza Italia-An, procede imperterrita sulla base dei progetti presentati dalla Conegliano iniziative immobiliari che, in modo del tutto disinvolto, prevede nuove case da costruire su terreni non più bonificati, ma cementati in bare, bare di veleni, nonostante le perplessità della provincia di Treviso e l'opinione contraria dell'Arpav sull'interramento del terreno inquinato in sarcofagi di cemento.

Da Re ed il Comitato, in accordo con la consigliera comunale della Margherita, Gabriela Chiellino, vorrebbero l'annullamento della delibera di giunta che autorizza nuovi edifici nell'area nord dell'ex Zanussi, senza che vengano prima smaltiti i contaminanti e i rifiuti nocivi che caratterizzano l'area dopo decenni di attività produttiva.

Una bonifica vera

Si vorrebbe una bonifica vera, come richiesto dalle leggi nazionali e dai regolamenti europei, una bonifica che consegni nuovamente ai cittadini un territorio espropriato ed ora sacrificato ai riti delle speculazione, con le più assurde e diverse motivazioni di ordine economico, sulla base di un discutibile avallo accademico.

Il programma originario prevedeva la bonifica dell'intero ambito dell'area dismessa, contaminata a macchia di leopardo, trattandosi di area urbana dove galvanica e fonderia hanno segnato irreversibilmente il sito a partire dal 1926. Le analisi, i cui risultati sono ben presenti nei documenti ufficiali, forniscono i dati di un suolo contaminato da metalli pesanti, Ipa, Pcb, idrocarburi e rifiuti pericolosi interrati.

Nella logica di questo intervento non domina comunque la preoccupazione di una bonifica corretta, ma quella del piano finanziario che, per l'intero programma, indica un totale di ricavi di 228 milioni di euro, costi per 179 milioni, con un margine lordo di 49 milioni, netto di 23. Il piano finanziario, ovviamente, non fornisce indicazioni sui costi di bonifica dell'area, divisa in tre zone, quella dei Grandi impianti, l'area Mensa e l'area Nord.

Il 9 dicembre 2003, l'immobiliare Cii ha presentato al comune il progetto preliminare di bonifica delle aree Nord e Mensa, sostenendo l'assoluta impossibilità di raggiungere i valori delle sostanze inquinanti nelle matrici ambientali toccate dall'inquinamento fissati dai limiti tabellari, anche applicando le migliori tecnologie disponibili. Ragione di costi.

La proposta lascia esterrefatti, ma vi saranno esperti e docenti universitari che la giustificheranno: nelle aree Mensa e Nord la bonifica dovrebbe avvenire sulla base di misure di sicurezza che consentirebbero il mantenimento in situ del terreno contaminato non movimentato ed il confinamento, sempre in situ, del terreno movimentato per gli interventi edilizi. Un ragionamento che, saltando al volo la necessaria analisi costi-benefici su base ambientale, punta solo su costi e benefici economici. Il trattamento di tutto il terreno contaminato comporterebbe una riduzione dell'utile netto del 22-26%, forse sopportabile dalla società, ma con, in prospettiva, il rischio di un default, un'insolvenza finanziaria causata dall'obbligo di pagare gli oneri delle operazioni di bonifica.

Nel corso della Conferenza dei servizi del 26 maggio 2004, la provincia di Treviso, l'Arpav, il Dipartimento di igiene e sanità pubblica dell'Assl n. 7 hanno chiaramente espresso il proprio parere contrario al progetto preliminare di bonifica. L'analisi del rischio non sarebbe adeguata e non viene dimostrata l'insostenibilità economica degli interventi di bonifica totale del sito. L'Arpav insiste in particolare sul fatto che la valutazione di incidenza delle spese tecniche di bonifica si aggira sull'11% delle spese di costruzione e l'applicazione delle migliori tecnologie non comporterebbe costi insopportabili.

La discussione di tutti questi parametri, l'evidenza del grande errore urbanistico di insistere sulla speculazione edilizia, nonostante alcuni avalli accademici, potrebbe portare a decisioni più sensate per quanto riguarda gli interventi su un'area residenziale che dovrebbe entrare in sintonia con le esigenze della città.

Il destino del Nordest

Il progetto Cii, se realizzato, sarebbe un'ulteriore conferma del destino del Nordest: trasformarsi in un grande, irreversibile blocco di urban spraw che travolge e cancella tutto, aree agricole, aree industriali dismesse, residui di naturalità, la residua connettività ed i pochi resti di boschi planiziari padani. Il progetto, da rivedere completamente, dovrebbe puntare su di una maggiore valorizzazione della qualità della vita nel centro città, non su destinazioni che indurrebbero un ulteriore effetto di congestione dell'ambito urbano.

La giunta di destra della città non si scompone. Con delibera 404 del 27 settembre approva il progetto preliminare di bonifica motivando la decisione con le seguenti ragioni: il costo della bonifica sulla base di tecnologie adeguate non sarebbe sostenibile ed il rapporto tra costo di bonifica e fatturato Cii sarebbe sproporzionato. Da qui una situazione di insolvenza e di default finanziario che comprometterebbe la vita stessa della società. Questa sensibilità e preoccupazione nei confronti del destino della società Cii da parte degli amministratori locali, un atteggiamento più da consiglio di amministrazione che da giunta comunale, fa insorgere motivati sospetti.

Il sito si trova a 200 metri in linea d'aria dal duomo di Conegliano e qui, in onore della speculazione edilizia, abilmente definita da qualcuno «una scommessa per la qualità ambientale», saranno interrate le bare di cemento armato in cui dormiranno gli scarti di fonderia, la terra inquinata da nichel, rame, zinco, cadmio, piombo.

Via libera quindi all'interramento dei sarcofagi di cemento, che lastricheranno le fondamenta delle case della Cii? Ezio Da Re non si arrende. Contatta il deputato della Margherita a Strasburgo e vice-presidente del parlamento europeo, Luigi Cocilovo; il quale, il 26 novembre 2004, presenta un'interrogazione scritta alla Commissione europea. Tutti ora attendono la risposta, ma nel frattempo il progetto non si ferma.

Se volevamo una verifica che i modelli ambientali burocratizzati, le ipotesi di semi-bonifica, i concetti usurati di sostenibilltà e qualità ambientale, senza verifiche parametriche nell'ecologia del paesaggio e nell'ecologia urbana, non sono altro che stereotipi senza significato, utili alla speculazione ed al perseverare in errori del passato, la cui dimensione ed incidenza oggi presenta un effetto ancor più deleterio, ecco, l'abbiamo avuta. A Conegliano.





news

01-04-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 1° aprile 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

Archivio news