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Ecco i Caravaggio nascosti
Fabio Isman
Martedì 11 Giugno IL MESSAGGERO



Sotto il Martirio di San Matteo e la Buona Ventura si celano altre due opere del maestro. Nel primo caso Michelangelo Merisi
decise di ricreare totalmente la composizione, mentre nel secondo fu cancellata la figura di una Madonna
Il risultato delle eccezionali ricerche su 22 dipinti “romani” sarà pubblicato a ottobre in due tomi di ottocento pagine




EMERGONO LE TRACCE
DELL’USO
DI UN COMPASSO
PER DEFINIRE
LE SAGOME
E LE ZONE DI LUCE




LO STUDIO
Un paio di Caravaggio tra i più famosi ne nascondono altri due: più che semplici bozzetti, quasi finiti; e sicuramente suoi. È uno dei risultati più eclatanti di una vasta campagna di indagini scientifiche partita nel 2009, voluta dal Comitato per le celebrazioni del IV centenario della morte presieduto da Maurizio Calvesi, e svolta sottoponendo ad ogni esame possibile 22 suoi dipinti certi: quelli conservati a Roma. Per determinarne la tecnica e scoprire i segreti esecutivi. Tutti i risultati verranno pubblicati a ottobre (Silvana editoriale), in due tomi di 800 pagine, a cura di Rossella Vodret, ex soprintendente a Roma, Beatrice De Ruggeri, Marco Cardinali e Giulia Ghia, gli autori della ricerca, possibile per l’aiuto della Federazione Tabaccai. Le scoperte sono tante; ma due delle maggiori riguardano La “Buona Ventura” (quella ai Capitolini: ce n’è un’altra, quasi identica, al Louvre) e il “Martirio di San Matteo” di San Luigi dei Francesi, prima commessa pubblica, nella cappella Contarelli. In entrambi, Michelangelo Merisi aveva già dipinto un’altra scena; poi, se ne pente (o forse riutilizza la tela) e le cancella totalmente.
LA ZINGARA E IL MARTIRE
Che sotto il dipinto con la zingara mentre legge la mano al giovane di buona estrazione (lei ha le unghie sporche: «È una rivoluzione», proclamava Emilio Tadini) si celasse il volto di una Madonna, già si sapeva da tempo. «Si pensava opera del Cavalier d’Arpino, dal quale Caravaggio è stato per breve tempo», racconta Vodret. «Invece, la particolare preparazione della tela, finalmente studiata, mostra una identità con quelle di Caravaggio a quei tempi. In più, grazie agli studi di Giorgio Leone, sappiamo che non è del Cavalier d’Arpino, come si credeva, ma era certamente nella bottega di Lorenzo Carli: il pittore siciliano da cui Caravaggio vive subito a Roma». Insomma, si può affermare che, con ogni probabilità, la Madonna cancellata è sua: il solo quadro noto dei primissimi tempi di vita nell’Urbe. E Alessandro Zuccari ne ha anche ritrovato un’antica incisione, da cui deriva un’immaginetta devozionale.
Meno si sapeva, invece, del segreto che celava il Martirio di San Matteo. Una committenza problematica: il debutto pubblico nell’ambiente artistico romano che certo non amava Caravaggio. Da tempo era noto che sotto il Martirio c’era una prima versione, e si pensava ad un abbozzo. Ma non è così: «È un quadro finito; Caravaggio lo cancella, e poi riparte da zero». Si leggono benissimo una serie di piccole figure in un’architettura che le sovrasta, tratta da Bramante. Nel testamento, Contarelli aveva scritto come il quadro doveva essere: pieno di figure. Caravaggio ci prova; ma chiaramente, la prima stesura, brulicante di personaggi piccini, non gli piace. Nella seconda, cambia tutto; e di personaggi, dice Vodret, non ne salva nemmeno uno. «Forse, il carnefice era il Torso del Belvedere, o la figura di Adriano nella Cappella Sistina, girata di 90 gradi». Tutto mutato: se prima erano tante piccole icone, ora dominano la composizione il santo e il carnefice ignudo. E dietro, ci infila anche un autoritratto: lui che assiste alla scena.
IL COMPASSO
«Per la prima volta, nella cappella Contarelli compaiono le incisioni, eseguite con uno strumento appuntito, forse il manico del pennello: per definire le sagome delle figure», spiega Vodret. Nelle prime opere, contrariamente a quanto si è sempre creduto, sono state trovate tracce dei disegni sottostanti, a carboncino o pennello; «poi, la preparazione della tela si fa più scura, e il disegno tradizionale si fa invisibile: non funziona più». Dal Martirio, le incisioni sono una costante. Ma ce n’è traccia anche in alcuni quadri precedenti. Ma il 3 maggio 1598, Caravaggio è arrestato per possesso abusivo di armi. Aveva una spada, e due compassi. «Bene: una traccia di compasso limita il globo centrale nel dipinto al Casino Ludovisi». L’unico murale (non affresco, ma ad olio) eseguito dal Merisi: in quello che, allora, era il gabinetto alchemico del cardinale Del Monte, suo primo protettore. Eterna «Giove, Nettuno e Plutone» (e purtroppo, è difficile poterlo ammirare). Ma nella “Vocazione di San Matteo” un cerchio indica la prima impostazione d’una volta a botte; «sempre con il compasso, nella cappella Contarelli disegna cerchi di luce ed ombra». Poi, deve lavorare più in fretta: l’ansia lo divora; nelle ultime opere «realizzerà soltanto i chiari: per le ombre userà la preparazione della tela, e i bordi a risparmio per delimitare le figure. E le incisioni? «Erano parte del disegno, forse schizzi sulla tela, con il modello davanti; nel “Davide e Golia”, indica solo il collo e il braccio del guerriero; erano punti di riferimento, in cui soltanto lui poteva ritrovarsi». Altre sorprese future? «C’è sempre da studiare: e perché no?».




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