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Spinosa riparte da Velàzquez. Ma curiamo anche le chiese
Stella Cervasio
La repubblica - cronaca Napoli 20/3/2005

La mattinata brumosa si è aperta al sole lasciando entrare al secondo piano del museo di Capodimonte la prima folla, gli invitati di don Diego Velàzquez. Nicola Spinosa ha presentato la rassegna dopo Bassolino, Martusciello, Iervolino, quasi afono, come accade alla vigilia di ogni mostra della sua soprintendenza. Esigente, come sempre, il curatore di "Velàzquez a Capodimonte", che ha lavorato con Alfonso Pèrez Sànchez,ha in mano una macchina che, grazie alla sua squadra di storici dell'arte, funziona alla perfezione. Duecentomila visitatori per Caravaggio. Con il maestro di Siviglia, forse, le masse non hanno altrettanta confidenza, ma possono conoscerlo meglio, anche grazie a questa mostra che di sicuro è la piùricca in Europa, da dieci anni in qua. «Ci accontenteremmo di un pubblico più ridotto, ma speriamo più sensibile e intelligente». Due mostre di grandi pittori e di richiamo a distanza di un soffio per una soprintendenza che le cose non le promette soltanto, male fa, sia pure con le difficoltà che il Paese attraversa in materia di beni culturali. «È stato possibile perché ci lavoravamo da cinque anni. Così coe ora facciamo con la mostra sui grandi ritratti di Tiziano alle corti europee, per maggio 2006. Ma non si può sottrarre attenzione alle collezioni permanenti, ai restauri e non rendere i musei molto più ospitali». C'è una cosa che lo storico dell'arte proprio non digerisce: «Il governo dovrebbe stabilire un rapporto tra musei e territorio. Il fatto che qui sia venuto a mancare è particolarmente grave, sono storie sono fortemente connesse, come a Venezia, a Firenze. Non si può capire la storia artistica della città venendo a Capodimonte senza vedere le chiese e le congreghe, che dal momento della separazione da questa soprintendenza, versano in un degrado inconcepibile». Non si arriverà alle cifre di Caravaggio, ma si può far bene. «È una mostra ricca di spunti», avverte Spinosa. A dare il benvenuto ai visitatori c'è Velàzquez, cavaliere con i baffi a manubrio e la chioma vaporosa, mano al fianco e sguardo da sotto in su, neanche passasse al setaccio chi viene a rendergli omaggio, quattro secoli dopo. L'autoritratto degli Uffizi, dove il cattivo stato di conservazione si confonde con l'"impressionismo" dell'ultimafase, quando anche il colletto — uno dei suoi, famosi — è reso con un'unica pennellata trasversale. Non è che uno dei particolari delle 28 opere dai maggiori musei del mondo, anche i più restii a prestare. La mostra offre spunti vari ai visitatori, senza mai intimidirli. Dalla Venere protetta da un doppio vetro dopo l'attentato "femminista" del secolo scorso; alle opere sacre (l'Immacolata Concezione di Londra e l'Adorazione dei Magi del Pra-do) dove il ritrattismo si sostituisce all'intento devozionale e lascia il posto a una bambina già provata dai primi dispiaceri, diversa dalle bambole paffute della corte di Filippo IV (l'Infanta Margherita di Vienna, che più grandetta posa in Las Meninas, ha la velocità di tocco di un Renoir). Ma c'è anche il "fumetto" di San Simone de Rojas, dalla cui bocca fluisce la giaculatoria "Ave Maria" e par che dorma beato. Il cornetto portafortuna del principino Filippo Prospero, che non lo salverà dalla morte in tenera età; la straordinaria copia ottocentesca di Los Borrachos che era conservata nella Reggia di Portici, riprodotta su carta incollata sulla tela, quasi sovrapponibile all'originale del Prado, un mistero: peccato nonpoterle mettere a confronto. Come invece si può fare con due immense bellezze: la Danae restaurata da Bruno Arciprete, e la Venere allo specchio: l'exemplum tizianesco, e quel che magnificamente ne derivò da un grande maestro della Spagna al tramonto del Siglo de Oro. Fino al 19 giugno, tutti i giorni 8.30-19.30, (mercoledì chiuso), biglietto 10 euro.



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