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Polo museale fiorentino - Paolucci: Dopo di me il vuoto
Stefano Miliani
20/03/2005, L'Unità



II polo museale fiorentino non ha più alla guida una persona con la carica formale di dirigente? «Il problema non si pone ora né per me - commenta Antonio Paolucci, che è soprintendente del polo e anche direttore regionale dei beni culturali - ma si potrà porre per il mio successore o successora, considerato che tra poco più di un anno andrò in pensione». Ricordiamo l'antefatto: il ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani ha nominato cinque direttori generali di staff (Gino Famiglietti, Anna Maria Buzzi, Bruno De Santis, Pietro Graziani e Elio Garzillo) al dicastero, ma siccome l'operazione deve essere a costo zero per l'erario ha tolto la carica di dirigente al polo museale fiorentino e all'archivio di Stato di Pisa. Il cui responsabile, Giorgio Tori, è anche direttore dell'Archivio di Stato di Lucca e non è felice del doppio incarico: perché è difficile fare bene il proprio lavoro dirigendo due istituti così.
Continua Paolucci: «A Firenze non si pongono problemi perché io sono anche il dirigente regionale. Ma è un caso unico, casuale. E chi verrà dopo di me? Spero sia Cristina Acidini, che è già stata soprintendente a Firenze, ma potrebbe diventare un problema perché il responsabile dei musei fiorentini si troverebbe a essere subordinato al direttore regionale. Io non litigo certo con me stesso, ma appunto domani?» Così suggerisce: poiché le gallerie del capoluogo toscano «sono talmente speciali e talmente legate al territorio, anche per la storia del granducato, c'è una soluzione possibile: che anche chi mi sostituirà avrà il doppio incarico. Il che non costerebbe un centesimo allo Stato. Mentre si giustificherebbe male avere un dirigente dei musei fiorentini subordinato a un dirigente regionale che avrà una stelletta in più sulle spalle».
Sempre che l'assetto rimanga questo, aggiunge, «e non è detto». Dalla sua sede lucchese Giorgio Tori ha preso servizio dal 1° marzo, all'Archivio di Stato pisano. Dice: «Andata in pensione la collega che dirigeva Pisa, la dottoressa Timpanaro, mi hanno chiesto di prendere l'incarico e non ho detto di no, ma sono perplesso. Non si può dirigere a mezzo servizio due istituti così, tre giorni in un posto e due in un altro». Oltre tutto, afferma Tori, gli è stato detto che la ragione di tutto ciò è che la Corte dei Conti non accetta «reggenze» di istituti che devono essere guidati da dirigenti, per cui a Pisa non potevano mettere un «reggente» (cioè qualcuno che regge temporaneamente la baracca ma non ha pieni poteri, è un interregno). «Curioso, perché a più soprintendenze, vedi quella di Lucca, sono stati assegnati dei "reggenti". Ci sono due pesi e due misure?» si chiede Tori. Però il suo incarico è provvisorio. Già, «ma in Italia - ricorda - non sai mai quando il "provvisorio" finisce».



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