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Parla Lòrànd Hegyi. Un nuovo museo nel cuore di Napoli
Paolo Vagheggi
la Repubblica, 21 marzo 2005

Napoli
Da zero a più due. Pur essendo un luogo privilegiato per l'arte contemporanea Napoli era, fino ad oggi, priva di istituzioni stabili. Ma ora nascono e s'inaugurano nel volgere di un paio di mesi, tra marzo e maggio, due musei: uno ha come sede Palazzo Donna Regina, l'altro Palazzo Roccella. Il primo ha come sponsor la Regione Campania. S'inaugura tra il 21eil 28 maggio ed il suo nome è ancora da decidere. L'altro è il "Pan", acronimo di Palazzo delle arti Napoli, voluto dall'amministrazione comunale. Apre i battenti sabato prossimo, proprio alla vigilia di Pasqua, a Palazzo Roccella, che si trova nella centralissima via dei Mille, edificio carico di storia con una superficie di circa seimila metri quadrati.
L'atto di fondazione è affidato a una mostra «The Giving Person. Il dono dell'artista», curata dal direttore artistico Lórànd Hegyi, che andrà avanti fino al 10 agosto 2005.
Sono trentanove gli artisti invitati: da Michelangelo Pistoletto a Mimmo Jodice, a Gilbert & George, Sarkis, Jan Fabre, Kiki Smith, William Kentridge, Sean Scully, Hermann Nitsch, Maurizio Nannucci, Roman Opalka, Uva Kabakov, Dennis Oppenheim, Richard Nonas, Marina Abramovic, Mimmo Paladino, Gerard Garouste. Una parte consistente dell'esposizione è costituita da installazioni specificamente pensate in accordo con l'architettura e gli spazi del Palazzo come quelle di Luigi Ontani, che realizza «ColìBri-vido»—una stanza tra il sacro e il profano di maschere, erme, quadrerie indiane — Pedro Cabrita Reis, Barthélémy Toguo, Bianco-Valente, Jean-Michel Alberola, Lois Weinberger, Gloria Fried-mann, Denisa Lehockà.
Lórànd Hegyi, storico dell'arte e direttore del Musée d'Art Moderne di Saint-Étienne spiega che non c'è, per il momento, una collezione stabile: «Cominciamo con questa mostra. Ma non c'è un budget fisso per gli acquisti. C'è una forte e buona volontà di creare una collezione, quello si. Vedremo. L'importante è cominciare».

Ma avete un programma?
«Ho preparato un programma triennale, un progetto globale non solo di mostre. E una vera programmazione culturale con festival di cinema, video, letteratura, filosofia, estetica, di teatro in collaborazione con il Mercadante. Nella mia visione il Pan deve diventare un luogo per la cultura e l'arte contemporanea: a Napoli ci sono molte manifestazioni di grande interesse ma spesso sono vissute occasionalmente. Le esposizioni temporanee che organizziamo devono essere l'occasione per connettere il tessuto culturale e per questo hanno una durata superiore alla norma. Ed è così che prenderà forma questo centro per l'arte contemporanea che, ripeto, non deve essere rigorosamente legato solo alle arti visive. Sono il catalizzatore anche per altro, non possono vivere fuori dal mondo. Napoli non può vivere solo di eventi spettacolari. È mia intenzione creare un contesto e una continuità».

Adesso però di musei ne nascono due. Non sono troppi?
«Se la politica decide di far nascere due musei d'arte contemporanea... Non credo che per una grande città come Napoli sia un problema. A Parigi cene sono tre. A Londra altrettanti, se non di più. Ci sarà una situazione pluralistica, molto interessante per gli artisti e il pubblico».

Perché aprire con una mostra che ha per titolo «The Giving Person. Il dono dell'artista»?
«Il titolo cita Gilbert&George, uno scritto sulla generosità dell'artista, creatore e donatore, che offre la sua visione, la sua idea, il suo sogno, le sue emozioni, indipendentemente da qualsiasi giudizio o utilizzo della gente. Questa prima mostra quindi vuole essere una metafora sull'artista. Presento artisti vecchi e giovani, italiani e internazionali, che hanno questa attitudine, questa generosità. Ne sono stati selezionati trentanove dopo una serie di incontri proprio sull'attività dell'artista che è come una fontana: noi possiamo bere l'acqua o usarla per altro. E' questa il tema della prima mostra del Pan. Nel futuro non voglio dello spettacolo, non voglio fare un grande teatro dell'arte ma un discorso vicino agli artisti. Negli ultimi anni il mondo dell'arte siedi viso in due: da una parte eventi spettacolari, ma molto leggeri, di cui nonresta molto. Dall'altra indagini che toccano questioni che non sono solo puramente artistico-estetiche ma la realtà, la vita quotidiana. Questa è la nostra strada, per creare un nuovo contesto culturale».

Lei ha lavorato in molte istituzioni museali europee. Ha sempre applicato questo pensiero?
«Per me è molto importante sentire questo contesto culturale. Penso che a Napoli sia altrettanto possibile lavorare con artisti italiani e internazionali tenendo ben presente la situazione della città, del Mediterraneo, area che ha uno straordinario potenziale. Fino ad oggi Napoli ha avuto degli handicap verso l'arte contemporanea. Nuove strutture, nuove corrispondenze con il pubblico cambieranno le cose. Ci vorrà del tempo. Ma Napoli ha la spontaneità, la creatività, la flessibilità necessarie per far nascere un luogo per la cultura locale e internazionale».



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