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Bagnoli, consigli per l'uso
Cesare de Seta
La Repubblica, ed. Napoli, 20/03/2005


La buona notizia della rimozione della colmata a mare nulla toglie al fatto che la questione Bagnoli è ritornata all'ordine del giorno e le acque si sono agitate: metafora propizia visto che qui dello specchio d ' acqua antistante Bagnolisi discute. La querelle è di una chiarezza lampante: da una parte c'è l'Autorità portuale la quale rivendica potere decisionale sull'uso del tratto di costa e forte di questo suo "diritto" - vero o presunto è questione giuridica delicata — sta valutando la proposta della "Soc. Marine Napoli" legata alla società che aveva già redatto il progetto famigerato per l'area di Bagnoli per la Coppa America.

PERICOLO sventato, non certo per merito dei nostri amministratori. Il piano prevede un porto con numero più che doppio di posti barche (800), la riduzione di un terzo della spiaggia (da 2,2 chilometri a 1,6), la parziale rimozione della colmata a mare. Non v'è dubbio che-fermo restando l'impianto generale previsto nel piano urbanistico esecutivo del Comune-la proposta è nettamente peggiorativa rispetto a questo. Dunque a mio avviso hanno ragione i Verdi e, per essi, l'assessore all'Ambiente Casimiro Monti e Grazia Francescato portavoce dei Verdi a puntare i piedi e a sostenere che questa è una inversione di rotta rispetto alle prospettive già configurate dal Put. Conosco da trent'anni Grazia Francescato, con la quale ho condiviso innumerevoli battaglie in difesa dell'ambiente italiano: non ultima quella, vittoriosa, per l'auspicata costruzione dell'Audito-rium di Niemeyer a Ravello. Dunque ne apprezzo la serietà, la fermezza e anche lo spirito di pratica ragionevolezza: alla luce di queste sue qualità mi permetto di sottoporre alla sua attenzione - anche nella veste istituzionale di vicepresidente di Bagnoli futura — talune questioni che sono altrettanto gra-vi per il futuro di Bagnoli. Questioni sulle quali ho cercato invano negli anni di richiamare l'attenzione dell'amministrazione comunale, senza alcun apprezzabile risultato.
Il Put prevede un porto-canale che per la sua forma — ortogonale alla costa — è a mio avviso una vera coltellata all'assetto della spiaggia di Bagnoli: essa contraddice la legge sulla tutela del paesaggio del '39 (come ha osservato la Soprintendenza ai Beni architettonici e ambientali di Napoli), la storia di questo sito, avrà dei costi enormi e contribuirà ainquinare lo specchio d'acqua anche se le barche previste sono 350. Inoltre, argomento dolente, le cubature previste dal Put, sommate a quelle esistenti, sono soverchianti per un'area già così densa e così compromessa. A giudicare dalle planimetrie del Put rese pubbliche il disegno proposto tagliuzza quel parco di cui si fa-voleggiain tanti pezzi e p ezzet-
ti a verde vario, perdendo così l'occasione di creare un vero parco che per essere tale deve avere una sua consistenza densa e compatta.
Queste mie riserve sono fondate su un'ipotesi di progetto per la quale Renzo Piano ed io lavorammo per circa otto mesi nel corso del 1991 per commessa di una disciolta società dell'Iri: prevedevamo unporto per 300 barche di diporto collocato sotto Nisida, cioè lì dove c'era l'antico porto romano. I romani di strade, ponti e porti qualcosa se ne intendevano. L'unico posto dove ragionevolmente possono stare barche di diporto senza entrare in conflitto con la spiaggia, nell'unico sito riparato dalle correnti e dai venti. Lì infatti barche di ogni tipo oggi ci sono e sono ben più di 300. Inoltre prevedevamo un grande mallo verde compatto, cioè un vero e proprio parco, creando attorno al naturale cratere flegreo una sorta di barriera protettiva destinata a edilizia e attrezzature di qualità da inserire anche in talune preesistenze industriali.
Queste idee sono state presentate al sindaco e all'assessore del tempo Vezio De Lucia i quali espressero il loro vivo apprezzamento. Ne riparlai ancora con l'amministratore delegato Carlo Borgomeo quando fu creata Bagnoli futura con lo spirito di fornire un disinteressato contributo di idee. Mi rispose con un biglietto diplomatico e gentile. La nostra ipotesi di fatto è stata cestinata a vantaggio dell'attuale disegno del Put che rischia comunque di essere peggiorato: ma restano sul tappeto i problemi di fondo. Roberto Fuccillo ha chiaramente scritto su queste pagine come questa di Bagnoli è una tela di Penelope, è vero: ma purtroppo la tela — se fosse tessuta così come è — non è bella, non è intelligente, non è economica e compromette irrimediabilmente un sito splendido che dopo oltre un secolo ha l'opportunità di essere reso alla natura, alla storia e quanti credono ancora nella riconversione ecologica di questa area. Grazia Francescato (con lei tutti gli uomini perbene che siedono nei governi locali e a Bagnoli futura) non si impunti solo sull'ipotesi dell'Autorità portuale, ma spinga il suo sguardo più a fondo e analizzi il Put alla luce di queste poche - ma non improvvisate — riflessioni.
CESARE DE SETA



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