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Appello di CESARE ROMITI al Presidente del Consiglio
Il Sole 24 ore, 27/10/2002


Signor Presidente,
in qualunque momento della vita, seppure assorbiti dalle attivit pi impegnative, ci accompagnano sempre i valori pi profondi che rappresentano dalla coscienza civile alla solidariet sociale il filo conduttore di ogni crescita personale oltre che dell'evoluzione stessa di un Paese.
Fra le poche cose che contano davvero, degne e capaci d alimentare interessi e passioni, per Lei come per tutti noi, figura senz'altro l'amore per la cultura e per l'arte. Non Le possono quindi sfuggire le gravi preoccupazioni e il disorientamento che i recenti interventi legislativi per la valorizzazione del patrimonio nazionale hanno suscitato in larghi strati dell'opinione pubblica.
Mi riferisco in particolare alla legge numero 112 del 15 giugno 2002 e all'articolo 33 della Finanziaria 2001, che hanno innovato l'una per vie generali in tema di alienabilit dei beni demaniali, l'altro sul terreno pi specifico della cessione e gestione di quelli artistici linee di principio consolidate e costituzionalmente riconosciute.
La legge 112 prevede come noto il conferimento, attraverso decreto, delle propriet del demanio alla neonata Patrimonio Spa, che in qualit di titolare ne pu disporre la cessione alla Infrastrutture Spa, societ partecipata da soggetti privati. Alla legittima preoccupazione di vedere alienati siti archeologici, monumenti, opere d'arte e tesori ambientali si sempre risposto che nessuno pensa ovviamente di vendere il Colosseo. In realt il provvedimento ha rimosso di fatto la garanzia giuridica, lasciando sul campo soltanto quella politica, per sua natura effimera.
Ogni rassicurazione si scontra inoltre con lo spirito stesso
della legge, che crea un pragmatico strumento di capitalizzazione
con evidenti e dichiarate finalit economiche. Come Lei ben sa, gli obiettivi di generare risorse finanziarie sono tanto pi raggiungibili quanto maggiore il pregio dei beni apportati. Appare perci legittimo interrogarsi sul destino di quelli culturali e artistici, certamente a pi alto valore aggiunto.
Affermare che la cessione del Colosseo "impensabile" ha un significato tautologico, fine a se stesso: non vale in assoluto, n per deduzione o conseguenza logica riferibile ad altre ipotesi di vendita. Non si applica per esempio alle spiagge di Pianosa o Giannutri e quindi ci si deve responsabilmente chiedere cosa accadr quando queste aree (o il parco di Capodimonte) usciranno dal demanio e quale livello di protezione sar loro riservato dopo il trasferimento alla nuova Spa. Qualsiasi dichiarazione d'intenti risulta in sostanza insufficiente a definire il raggio d'azione di un dispositivo discrezionalmente cos ampio.
N si pu sinceramente affermare una volont per esclusioni o fino a prove contrarie.
L'articolo 33 della Finanziaria 2001 ha da parte sua esteso l'area di attivit generate dai beni culturali e artistici che possono essere trasferite in concessione dall'istituzione pubblica ad altri soggetti, di natura privatistica. Rispetto alla legge Ronchey del 1993, riferibile a precisi ambiti operativi e organizzativi, ha infatti introdotto il concetto di gestione globale del servizio, che consente una delega pressoch illimitata in materia di affidamento dei luoghi d'arte e del patrimonio culturale.
Riconoscendo personalit giuridica a un'altra e diversa figura di gestore, la nuova normativa non ha tracciato tuttavia alcuna separazione fra il ruolo dell'autorit di tutela e quello del concessionario di gestione e ha aperto invece un vuoto indefinito, fonte di problemi questi s . impensabili.
Un esempio di che cosa pu succedere sotto gli occhi di tutti i romani. Riguarda uno dei luoghi meno affascinanti in assoluto, ma resta a mio parere eclatante. Recentemente stato inaugurato con grande risonanza un caff-ristorante sul Vittoriano, che ospita alcuni musei, fra cui quello del Risorgimento. Il monumento non ha certo un grande valore architettonico, ma istituzionale e simbolico sicuramente s. Come Altare della Patria un luogo solenne e rappresentativo, quasi liturgico; eppure oggi si pu tranquillamente bere un aperitivo o banchettare sulla tomba del Milite ignoto, godendo il panorama e all'ombra degli ombrelloni, senza che nessuno abbia sollevato obiezioni.
Ancora una volta, alla ricerca del ritorno economico, il valore della tutela viene contrapposto agli obiettivi di valorizzazione, bench ne sia il primo e indispensabile presupposto.
Non si pu infatti valorizzare senza noscere e non si genera cultura essenziale allo sviluppo dei luoghi d'arte senza possederla.
Per quanto mi riguarda, questi temi e i rapporti fra pubblico e privato in materia di beni culturali sono vita vissuta. stato esattamente 20 anni fa che ho cominciato a pensare di fare di Palazzo Grassi a Venezia un centro di arte e di cultura del tutto nuovo; nuovo per concezione, strategia e ambizioni. Doveva diventare una sede istituzionale, anche se frutto di un'iniziativa privata, e tanto importante da poter riflettere il suo prestigio sulla Fiat stessa. Come poi avvenuto, esprimendo una realt di livello internazionale, sempre pi citata come un caso esemplare. Spesso per con riferimenti non appropriati. Palazzo Grassi uno spazio espositivo monumentale e di straordinario valore storico, recuperato e restaurato in stretta collaborazione con la Sovrintendenza alle Belle Arti di Venezia allora diretta dalla signora Asso. Ma non un museo e quando mnon ospita grandi mostre , vuoto. probabilmente il maggiore esempio in Italia dell'impegno di un gruppo industriale per sviluppare l'attivit culturale; tuttavia si sbaglia a considerarlo come un paradigma del luogo d'arte, a gestione privata, che genera profitti. Anzi, genera ogni anno sostanziosi deficit.
Rivitalizzare in nome del pubblico interesse la catena "conoscenza-tutela-gestione-fruizione" non vuoi dire insomma spezzarla, escogitando nuovi e improbabili assetti, e non significa espropriare i diritti intellettuali e d propriet cedendoli ai migliori offerenti. Se si pensa invece di rifarsi a modelli alternativi, conviene valutarne a fondo i principi ispiratori.
Il tanto apprezzato sistema anglosassone di gestione privata non indirizzato come molti credono (assimilandovi la stessa esperienza di Palazzo Grassi) al profitto, perch si basa su una filosofia opposta, ossia quella dell'impegno civile ed etico attraverso le donazioni a fondo perduto, incentivate dai benefici fiscali a favore del donatore. I contributi dei benefattori costituiscono il cosiddetto capital asset di ciascun museo o luogo d'arte, i cui truster ne investono la maggior parte, per ricavare le risorse destinate a nuove acquisizioni e al funzionamento della struttura.
Cosa ancora pi importante poi, nessun generai manager o rappresentante dei soci fondatori piuttosto che dei donatori ha il potere (nonostante il loro ruolo determinante) di orientare o gestire la produzione culturale e l'attivit di ricerca. Queste mantengono sempre il primato nella guida e nello sviluppo delle istituzioni e restano affidate ai responsabili culturali.
una questione di conoscenze e competenze, il cui tasso di qualit tanto pi essenziale al patrimonio italiano se si considera che unico al mondo per le sue straordinarie ricchezze, complessit e storia. Con una particolart. Capacit e preparazione dei responsabili istituzionali sono vitali soprattutto perch alimentate da una passione culturale autentica. Se non ne fossero animati, difficilmente sovrintendenti e direttori delle varie strutture italiane sosterrebbero impegni e condizioni operative che non trovano riscontro nei riconoscimenti (anche economici) loro attribuiti. Detto in tutta franchezza, stupisce perfino la loro compostezza di reazioni, soprattutto quando se nvuole sacrificare le conoscenze, depotenziando quelle competenze che i musei stranieri (presi a modello) invece si contendono, dando la caccia a studiosi sempre pi preparati.
L'avvio delle riforme ha confermato in sostanza la necessit di rivalutarne significati e contenuti. Ed possibile farlo. In tema di alienabilit dei beni si possono chiarire le scelte di fondo accogliendo le proposte di riconoscere i vincoli conservativi, gi esistenti, quali parametri discriminanti anche in materia di conferimento. Per quanto riguarda la gestione e cessione di quelli artistici, la mancata emanazione del regolamento attuativo dopo i rilievi sollevati in Consiglio di Stato (sulle norme relative agli ambiti passati ora di competenza alle Regioni) ne giustifica a maggior ragione un'ulteriore revisione.
La strada per dare un pi preciso indirizzo alla politica di Governo non quindi chiusa e questa lettera aperta nasce dalla consapevolezza da Lei sicuramente condivisa di quanto sia essenziale salvaguardare principi e valori fondamentali per la nostra societ, eliminando ogni eventuale zona d'ombra o di ambiguit.
Spetta ora a Lei esprimerne la volont.
Cesare Romiti
P.S.: Caro Presidente, ti conosco da molti anni e da sempre ci diamo del "Tu". Il "Lei" di questa lettera aperta semplicemente per il riguardo dovuto, in un documento pubblico, alla carica che rivesti
Appello al Presidente del Consiglio
Signor Presidente,
in qualunque momento della vita, seppure assorbiti dalle attivit pi impegnative, ci accompagnano sempre i valori pi profondi che rappresentano dalla coscienza civile alla solidariet sociale il filo conduttore di ogni crescita personale oltre che dell'evoluzione stessa di un Paese.
Fra le poche cose che contano davvero, degne e capaci d alimentare interessi e passioni, per Lei come per tutti noi, figura senz'altro l'amore per la cultura e per l'arte. Non Le possono quindi sfuggire le gravi preoccupazioni e il disorientamento che i recenti interventi legislativi per la valorizzazione del patrimonio nazionale hanno suscitato in larghi strati dell'opinione pubblica.
Mi riferisco in particolare alla legge numero 112 del 15 giugno 2002 e all'articolo 33 della Finanziaria 2001, che hanno innovato l'una per vie generali in tema di alienabilit dei beni demaniali, l'altro sul terreno pi specifico della cessione e gestione di quelli artistici linee di principio consolidate e costituzionalmente riconosciute.
La legge 112 prevede come noto il conferimento, attraverso decreto, delle propriet del demanio alla neonata Patrimonio Spa, che in qualit di titolare ne pu disporre la cessione alla Infrastrutture Spa, societ partecipata da soggetti privati. Alla legittima preoccupazione di vedere alienati siti archeologici, monumenti, opere d'arte e tesori ambientali si sempre risposto che nessuno pensa ovviamente di vendere il Colosseo. In realt il provvedimento ha rimosso di fatto la garanzia giuridica, lasciando sul campo soltanto quella politica, per sua natura effimera.
Ogni rassicurazione si scontra inoltre con lo spirito stesso
della legge, che crea un pragmatico strumento di capitalizzazione
con evidenti e dichiarate finalit economiche. Come Lei ben sa, gli obiettivi di generare risorse finanziarie sono tanto pi raggiungibili quanto maggiore il pregio dei beni apportati. Appare perci legittimo interrogarsi sul destino di quelli culturali e artistici, certamente a pi alto valore aggiunto.
Affermare che la cessione del Colosseo "impensabile" ha un significato tautologico, fine a se stesso: non vale in assoluto, n per deduzione o conseguenza logica riferibile ad altre ipotesi di vendita. Non si applica per esempio alle spiagge di Pianosa o Giannutri e quindi ci si deve responsabilmente chiedere cosa accadr quando queste aree (o il parco di Capodimonte) usciranno dal demanio e quale livello di protezione sar loro riservato dopo il trasferimento alla nuova Spa. Qualsiasi dichiarazione d'intenti risulta in sostanza insufficiente a definire il raggio d'azione di un dispositivo discrezionalmente cos ampio.
N si pu sinceramente affermare una volont per esclusioni o fino a prove contrarie.
L'articolo 33 della Finanziaria 2001 ha da parte sua esteso l'area di attivit generate dai beni culturali e artistici che possono essere trasferite in concessione dall'istituzione pubblica ad altri soggetti, di natura privatistica. Rispetto alla legge Ronchey del 1993, riferibile a precisi ambiti operativi e organizzativi, ha infatti introdotto il concetto di gestione globale del servizio, che consente una delega pressoch illimitata in materia di affidamento dei luoghi d'arte e del patrimonio culturale.
Riconoscendo personalit giuridica a un'altra e diversa figura di gestore, la nuova normativa non ha tracciato tuttavia alcuna separazione fra il ruolo dell'autorit di tutela e quello del concessionario di gestione e ha aperto invece un vuoto indefinito, fonte di problemi questi s . impensabili.
Un esempio di che cosa pu succedere sotto gli occhi di tutti i romani. Riguarda uno dei luoghi meno affascinanti in assoluto, ma resta a mio parere eclatante. Recentemente stato inaugurato con grande risonanza un caff-ristorante sul Vittoriano, che ospita alcuni musei, fra cui quello del Risorgimento. Il monumento non ha certo un grande valore architettonico, ma istituzionale e simbolico sicuramente s. Come Altare della Patria un luogo solenne e rappresentativo, quasi liturgico; eppure oggi si pu tranquillamente bere un aperitivo o banchettare sulla tomba del Milite ignoto, godendo il panorama e all'ombra degli ombrelloni, senza che nessuno abbia sollevato obiezioni.
Ancora una volta, alla ricerca del ritorno economico, il valore della tutela viene contrapposto agli obiettivi di valorizzazione, bench ne sia il primo e indispensabile presupposto.
Non si pu infatti valorizzare senza noscere e non si genera cultura essenziale allo sviluppo dei luoghi d'arte senza possederla.
Per quanto mi riguarda, questi temi e i rapporti fra pubblico e privato in materia di beni culturali sono vita vissuta. stato esattamente 20 anni fa che ho cominciato a pensare di fare di Palazzo Grassi a Venezia un centro di arte e di cultura del tutto nuovo; nuovo per concezione, strategia e ambizioni. Doveva diventare una sede istituzionale, anche se frutto di un'iniziativa privata, e tanto importante da poter riflettere il suo prestigio sulla Fiat stessa. Come poi avvenuto, esprimendo una realt di livello internazionale, sempre pi citata come un caso esemplare. Spesso per con riferimenti non appropriati. Palazzo Grassi uno spazio espositivo monumentale e di straordinario valore storico, recuperato e restaurato in stretta collaborazione con la Sovrintendenza alle Belle Arti di Venezia allora diretta dalla signora Asso. Ma non un museo e quando mnon ospita grandi mostre , vuoto. probabilmente il maggiore esempio in Italia dell'impegno di un gruppo industriale per sviluppare l'attivit culturale; tuttavia si sbaglia a considerarlo come un paradigma del luogo d'arte, a gestione privata, che genera profitti. Anzi, genera ogni anno sostanziosi deficit.
Rivitalizzare in nome del pubblico interesse la catena "conoscenza-tutela-gestione-fruizione" non vuoi dire insomma spezzarla, escogitando nuovi e improbabili assetti, e non significa espropriare i diritti intellettuali e d propriet cedendoli ai migliori offerenti. Se si pensa invece di rifarsi a modelli alternativi, conviene valutarne a fondo i principi ispiratori.
Il tanto apprezzato sistema anglosassone di gestione privata non indirizzato come molti credono (assimilandovi la stessa esperienza di Palazzo Grassi) al profitto, perch si basa su una filosofia opposta, ossia quella dell'impegno civile ed etico attraverso le donazioni a fondo perduto, incentivate dai benefici fiscali a favore del donatore. I contributi dei benefattori costituiscono il cosiddetto capital asset di ciascun museo o luogo d'arte, i cui truster ne investono la maggior parte, per ricavare le risorse destinate a nuove acquisizioni e al funzionamento della struttura.
Cosa ancora pi importante poi, nessun generai manager o rappresentante dei soci fondatori piuttosto che dei donatori ha il potere (nonostante il loro ruolo determinante) di orientare o gestire la produzione culturale e l'attivit di ricerca. Queste mantengono sempre il primato nella guida e nello sviluppo delle istituzioni e restano affidate ai responsabili culturali.
una questione di conoscenze e competenze, il cui tasso di qualit tanto pi essenziale al patrimonio italiano se si considera che unico al mondo per le sue straordinarie ricchezze, complessit e storia. Con una particolart. Capacit e preparazione dei responsabili istituzionali sono vitali soprattutto perch alimentate da una passione culturale autentica. Se non ne fossero animati, difficilmente sovrintendenti e direttori delle varie strutture italiane sosterrebbero impegni e condizioni operative che non trovano riscontro nei riconoscimenti (anche economici) loro attribuiti. Detto in tutta franchezza, stupisce perfino la loro compostezza di reazioni, soprattutto quando se nvuole sacrificare le conoscenze, depotenziando quelle competenze che i musei stranieri (presi a modello) invece si contendono, dando la caccia a studiosi sempre pi preparati.
L'avvio delle riforme ha confermato in sostanza la necessit di rivalutarne significati e contenuti. Ed possibile farlo. In tema di alienabilit dei beni si possono chiarire le scelte di fondo accogliendo le proposte di riconoscere i vincoli conservativi, gi esistenti, quali parametri discriminanti anche in materia di conferimento. Per quanto riguarda la gestione e cessione di quelli artistici, la mancata emanazione del regolamento attuativo dopo i rilievi sollevati in Consiglio di Stato (sulle norme relative agli ambiti passati ora di competenza alle Regioni) ne giustifica a maggior ragione un'ulteriore revisione.
La strada per dare un pi preciso indirizzo alla politica di Governo non quindi chiusa e questa lettera aperta nasce dalla consapevolezza da Lei sicuramente condivisa di quanto sia essenziale salvaguardare principi e valori fondamentali per la nostra societ, eliminando ogni eventuale zona d'ombra o di ambiguit.
Spetta ora a Lei esprimerne la volont.
Cesare Romiti
P.S.: Caro Presidente, ti conosco da molti anni e da sempre ci diamo del "Tu". Il "Lei" di questa lettera aperta semplicemente per il riguardo dovuto, in un documento pubblico, alla carica che rivesti
Appello al Presidente del Consiglio
Signor Presidente,
in qualunque momento della vita, seppure assorbiti dalle attivit pi impegnative, ci accompagnano sempre i valori pi profondi che rappresentano dalla coscienza civile alla solidariet sociale il filo conduttore di ogni crescita personale oltre che dell'evoluzione stessa di un Paese.
Fra le poche cose che contano davvero, degne e capaci d alimentare interessi e passioni, per Lei come per tutti noi, figura senz'altro l'amore per la cultura e per l'arte. Non Le possono quindi sfuggire le gravi preoccupazioni e il disorientamento che i recenti interventi legislativi per la valorizzazione del patrimonio nazionale hanno suscitato in larghi strati dell'opinione pubblica.
Mi riferisco in particolare alla legge numero 112 del 15 giugno 2002 e all'articolo 33 della Finanziaria 2001, che hanno innovato l'una per vie generali in tema di alienabilit dei beni demaniali, l'altro sul terreno pi specifico della cessione e gestione di quelli artistici linee di principio consolidate e costituzionalmente riconosciute.
La legge 112 prevede come noto il conferimento, attraverso decreto, delle propriet del demanio alla neonata Patrimonio Spa, che in qualit di titolare ne pu disporre la cessione alla Infrastrutture Spa, societ partecipata da soggetti privati. Alla legittima preoccupazione di vedere alienati siti archeologici, monumenti, opere d'arte e tesori ambientali si sempre risposto che nessuno pensa ovviamente di vendere il Colosseo. In realt il provvedimento ha rimosso di fatto la garanzia giuridica, lasciando sul campo soltanto quella politica, per sua natura effimera.
Ogni rassicurazione si scontra inoltre con lo spirito stesso
della legge, che crea un pragmatico strumento di capitalizzazione
con evidenti e dichiarate finalit economiche. Come Lei ben sa, gli obiettivi di generare risorse finanziarie sono tanto pi raggiungibili quanto maggiore il pregio dei beni apportati. Appare perci legittimo interrogarsi sul destino di quelli culturali e artistici, certamente a pi alto valore aggiunto.
Affermare che la cessione del Colosseo "impensabile" ha un significato tautologico, fine a se stesso: non vale in assoluto, n per deduzione o conseguenza logica riferibile ad altre ipotesi di vendita. Non si applica per esempio alle spiagge di Pianosa o Giannutri e quindi ci si deve responsabilmente chiedere cosa accadr quando queste aree (o il parco di Capodimonte) usciranno dal demanio e quale livello di protezione sar loro riservato dopo il trasferimento alla nuova Spa. Qualsiasi dichiarazione d'intenti risulta in sostanza insufficiente a definire il raggio d'azione di un dispositivo discrezionalmente cos ampio.
N si pu sinceramente affermare una volont per esclusioni o fino a prove contrarie.
L'articolo 33 della Finanziaria 2001 ha da parte sua esteso l'area di attivit generate dai beni culturali e artistici che possono essere trasferite in concessione dall'istituzione pubblica ad altri soggetti, di natura privatistica. Rispetto alla legge Ronchey del 1993, riferibile a precisi ambiti operativi e organizzativi, ha infatti introdotto il concetto di gestione globale del servizio, che consente una delega pressoch illimitata in materia di affidamento dei luoghi d'arte e del patrimonio culturale.
Riconoscendo personalit giuridica a un'altra e diversa figura di gestore, la nuova normativa non ha tracciato tuttavia alcuna separazione fra il ruolo dell'autorit di tutela e quello del concessionario di gestione e ha aperto invece un vuoto indefinito, fonte di problemi questi s . impensabili.
Un esempio di che cosa pu succedere sotto gli occhi di tutti i romani. Riguarda uno dei luoghi meno affascinanti in assoluto, ma resta a mio parere eclatante. Recentemente stato inaugurato con grande risonanza un caff-ristorante sul Vittoriano, che ospita alcuni musei, fra cui quello del Risorgimento. Il monumento non ha certo un grande valore architettonico, ma istituzionale e simbolico sicuramente s. Come Altare della Patria un luogo solenne e rappresentativo, quasi liturgico; eppure oggi si pu tranquillamente bere un aperitivo o banchettare sulla tomba del Milite ignoto, godendo il panorama e all'ombra degli ombrelloni, senza che nessuno abbia sollevato obiezioni.
Ancora una volta, alla ricerca del ritorno economico, il valore della tutela viene contrapposto agli obiettivi di valorizzazione, bench ne sia il primo e indispensabile presupposto.
Non si pu infatti valorizzare senza noscere e non si genera cultura essenziale allo sviluppo dei luoghi d'arte senza possederla.
Per quanto mi riguarda, questi temi e i rapporti fra pubblico e privato in materia di beni culturali sono vita vissuta. stato esattamente 20 anni fa che ho cominciato a pensare di fare di Palazzo Grassi a Venezia un centro di arte e di cultura del tutto nuovo; nuovo per concezione, strategia e ambizioni. Doveva diventare una sede istituzionale, anche se frutto di un'iniziativa privata, e tanto importante da poter riflettere il suo prestigio sulla Fiat stessa. Come poi avvenuto, esprimendo una realt di livello internazionale, sempre pi citata come un caso esemplare. Spesso per con riferimenti non appropriati. Palazzo Grassi uno spazio espositivo monumentale e di straordinario valore storico, recuperato e restaurato in stretta collaborazione con la Sovrintendenza alle Belle Arti di Venezia allora diretta dalla signora Asso. Ma non un museo e quando mnon ospita grandi mostre , vuoto. probabilmente il maggiore esempio in Italia dell'impegno di un gruppo industriale per sviluppare l'attivit culturale; tuttavia si sbaglia a considerarlo come un paradigma del luogo d'arte, a gestione privata, che genera profitti. Anzi, genera ogni anno sostanziosi deficit.
Rivitalizzare in nome del pubblico interesse la catena "conoscenza-tutela-gestione-fruizione" non vuoi dire insomma spezzarla, escogitando nuovi e improbabili assetti, e non significa espropriare i diritti intellettuali e d propriet cedendoli ai migliori offerenti. Se si pensa invece di rifarsi a modelli alternativi, conviene valutarne a fondo i principi ispiratori.
Il tanto apprezzato sistema anglosassone di gestione privata non indirizzato come molti credono (assimilandovi la stessa esperienza di Palazzo Grassi) al profitto, perch si basa su una filosofia opposta, ossia quella dell'impegno civile ed etico attraverso le donazioni a fondo perduto, incentivate dai benefici fiscali a favore del donatore. I contributi dei benefattori costituiscono il cosiddetto capital asset di ciascun museo o luogo d'arte, i cui truster ne investono la maggior parte, per ricavare le risorse destinate a nuove acquisizioni e al funzionamento della struttura.
Cosa ancora pi importante poi, nessun generai manager o rappresentante dei soci fondatori piuttosto che dei donatori ha il potere (nonostante il loro ruolo determinante) di orientare o gestire la produzione culturale e l'attivit di ricerca. Queste mantengono sempre il primato nella guida e nello sviluppo delle istituzioni e restano affidate ai responsabili culturali.
una questione di conoscenze e competenze, il cui tasso di qualit tanto pi essenziale al patrimonio italiano se si considera che unico al mondo per le sue straordinarie ricchezze, complessit e storia. Con una particolart. Capacit e preparazione dei responsabili istituzionali sono vitali soprattutto perch alimentate da una passione culturale autentica. Se non ne fossero animati, difficilmente sovrintendenti e direttori delle varie strutture italiane sosterrebbero impegni e condizioni operative che non trovano riscontro nei riconoscimenti (anche economici) loro attribuiti. Detto in tutta franchezza, stupisce perfino la loro compostezza di reazioni, soprattutto quando se nvuole sacrificare le conoscenze, depotenziando quelle competenze che i musei stranieri (presi a modello) invece si contendono, dando la caccia a studiosi sempre pi preparati.
L'avvio delle riforme ha confermato in sostanza la necessit di rivalutarne significati e contenuti. Ed possibile farlo. In tema di alienabilit dei beni si possono chiarire le scelte di fondo accogliendo le proposte di riconoscere i vincoli conservativi, gi esistenti, quali parametri discriminanti anche in materia di conferimento. Per quanto riguarda la gestione e cessione di quelli artistici, la mancata emanazione del regolamento attuativo dopo i rilievi sollevati in Consiglio di Stato (sulle norme relative agli ambiti passati ora di competenza alle Regioni) ne giustifica a maggior ragione un'ulteriore revisione.
La strada per dare un pi preciso indirizzo alla politica di Governo non quindi chiusa e questa lettera aperta nasce dalla consapevolezza da Lei sicuramente condivisa di quanto sia essenziale salvaguardare principi e valori fondamentali per la nostra societ, eliminando ogni eventuale zona d'ombra o di ambiguit.
Spetta ora a Lei esprimerne la volont.
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P.S.: Caro Presidente, ti conosco da molti anni e da sempre ci diamo del "Tu". Il "Lei" di questa lettera aperta semplicemente per il riguardo dovuto, in un documento pubblico, alla carica che rivesti



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