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II Satiro come ambasciatore e l'Italia si svela al Giappone
Renato Rizzo
La Stampa 19-MAR-2005

Lo sguardo è bianco e fisso nello smemorante momento dell'ebbrietà, la testa gettata all'indietro, la chioma scompigliata dalla frenesia del ballo: il Satiro Danzante esplode da ogni muscolo teso la sua felicità d'esistere e ne diventa paradigma. E' lui, il giovane antesignano dei dervisci che Prassitele plasmò nel bronzo quattro secoli prima di Cristo, il simbolo d'una cultura cullata dal Mediterraneo e di quell'«arte di vivere» capace di avvicinare il mondo degli umani a quello degli dei. A 12 mila chilometri dalla sua terra, oggi, è testimonial di un'Italia che nel mondo, e in quest'angolo d'Oriente in particolare richiama l'invidiata armonia del «life in italian style>> tra dolcezze di clima e preziosità d'arte. E si pone come punto di fuoco dell'immensa. Esposizione Universale eie da'queste ore al 25 settembre riunirà a Nagoya 125 Paesi ài mondo pronti a declinare, stravèrso i loro stand, il tema
«La saggezza della Natura».
Il satiro, trasformato dalla sua forza euforica in un semidio che ride, stimola speranza, suggerisce ottimismo, suggella un patto di forza. Certo, ne ha bisogno il pianeta che s'affaccia
su questo palcoscenico, mostrando le ombre d'un ambiente malato, d'uno sviluppo spesso squilibrato e cannibale, di risorse sempre più stremate, alle quali tentano di dare risposta tecnologie divise tra pragmatismo e sogno. Come denuncia, ad esempio, la Francia che, per la prima volta nella storia di queste mostre internazionali, presenta un padiglione insieme alla Germania: ignorando le sue reali priorità, un mondo sull'orlo del collasso ecologico, adddirittura strangolato dai propri elettromestici usati che non sa più dove e come smaltire, non si preoccupa di spendere ogni anno in armamenti 750 miliardi di dollari.
Gli stand dell'Expo popolano 173 ettari e, per farli crescere e vivere sei mesi, il Giappone ha speso 2 miliardi e 600 milioni di euro, sacrificando boschi e macchia verde. Alle proteste del Wwf;-che rinfacciava l'incongruenza di celebrare la saggezza della natura un un gesto di stoltezza umana, è stato risposto che, a festa finita e a strutture completamente rimosse, gli alberi verranno ripiantati e potranno ricostituire l'antico ambiente. E' uno spettacolo dai picchi pensosi e dalle scenografie sovente sbalorditive quello che va in onda qui. Il nostro padiglione è momento alto. Ad ispirarlo, una difficile scommessa: rappresentare il legame che deve unire il principio e la fine del progetto tecnologico attraverso le idee e il cuore degli uomini suoi promotori e suoi destinatali. Coordinato e diretto da Gian Piero Giacobelli, questo specchio d'Italia è stato' concepito" - avverte il commissario generale del governo per l'Esposizione, Umberto Donati - «come occasione d'incontro e non solo di conoscenza». L'obiettivo è inseguito attraverso una coreografia suggestiva: ecco, nei 2268 metri quadrati, tra pavimenti di cristallo e passerelle trasparenti tese su un «mare mediterraneo» dalle formidabili iridescenze, emergere i segni d'eccellenza di quel made in Italy che in Giappone ha sempre più cultori.
Lo stand che vuole narrare, in una sorta di racconto iniziatico, un Paese «a misura d'uomo», mostra nella sua prima parte esempi di alta tecnologia: dalla moda agli esperimenti sui motori a idrogeno, dai robot del Cnr ai «simboli» formidabili come le tute di Schumacher, dell'astronauta Guidoni, di Valentino Rossi e del navigatore solitario Soldini. Alla fine di questo mare, lui, la star: il satiro possente eppure fragilissimo che l'Istituto nazionale di restauro ha portato
sin qui, accudendolo con protezioni d'avanguardia e che, ora, nella cavità oscura d'una «perla» di nove metri, danza tra lampi di luce.
E' l'introduzione alla seconda parte, quella dell'Italia del «bon vivre» presentata dalle sue regioni. Tra questi flash, i manichini del Friuli, vestiti con lane di Missoni e la stupefacente scocca di «Fiat 500» ricoperta in glassa bianca che s'impenna su un asfalto di cioccolato fondente a ricordare le «specialità» del Piemonte: terra ancora evocata con l'allestimento d'un caffè in inconfondibile stile torinese sulle cui pareti grandi video fanno rincorrere le immagini dei luoghi delle prossime Olimpiadi invernali.



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