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Lirica, bloccate le assunzioni nel 2005
CRISTINA JUCKER
Il Sole 24 ore 19-MAR-2005

MILANO. Il primo passo per la riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche è fatto. «Non è ancora una vera riforma, sottolinea Walter Vergnano, presidente dell'Anfols, l'associazione dei sovrintendenti ma è un segno forte che il Parlamento finalmente si occupa dei teatri». Camera e Senato hanno varato l'emendamento inserito nel disegno di legge di conversione del Dl del 31 gennaio. Ma se questo è il punto di partenza, la storia vera comincerà mercoledì prossimo/quando si riuniranno attorno a un tavolo il direttore generale per lo Spettacolo dal vivo, Salvatore Nastasi, i sindaci di Bologna, Napoli, Palermo e Genova, i rispettivi sovrintendenti e i rappresentanti dei sindacati nazionali. Qui si comincerà a parlare del contratto nazionale di lavoro. «Il contratto scade a dicembre, ma è importante cominciare lavorarci subito» dice Nastasi, che ha dato un forte impulso al varo delle nuove norme, messe a punto in collaborazione con Anfols e sindacati.
Un segno tangibile della volontà di mettere ordine nei rapporti di lavoro arriva dagli slessi sovrintendenti: giovedì l'assemblea dell'Anfols;ha deliberato la costituzione di un gruppo tecnico di lavoro incaricato di elaborare una proposta per il nuovo contratto. «Si parte — spiega Vergnano — da un'analisi dei contratti integrativi in essere, ora demonizzati ma che in realtà contengono in alcuni casi soluzioni organizzative che potrebbero diventare valide per tutti».
Sono proprio i contratti di lavoro al centro delle norme appena varate dal Parlamento: si lascia spazio a una maggiore flessibilità, in riferimento alle «esigenze produttive delle
fondazioni», ma si pongono vincoli al personale dipendente che svolge anche attività di lavoro autonomo o professionale. Quanto ai contratti integrativi aziendali, le fondazioni non possono utilizzare risorse superiori al 20% di quelle occorrenti per il contratto nazionale. Inoltre, per evitare la corsa ai rinnovi, si stabilisce che ì contratti integrativi in essere non possono essere rifatti prima del nuovo contratto nazionale. Eventuali preaccordi o intese, stipulati del gennaio 2004 e non qualificabili come integrativi, sono nulli.
Risulta ridimensionato, rispetto a una precedente versione, il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato: era previsto per tre anni, ora vale solo per il 2005, ma sono escluse le fondazioni che hanno il bilancio 2004 almeno in pareggio, mentre il personale a tempo determinato, sempre nel 2005, non può superare il 15% dell'organico. Dal 2006, infine, sarà più stringente la possibilità da parte del ministero di sciogliere il cda della fondazione, o per gravi irregolarità, o quando viene presentato un bilancio preventivo in perdita, o ancora quando i conti di due esercizi consecutivi chiudono con un deficit: complessivo superiore al 30% del patrimonio.
Ora si aprono nuove prospettive nel tentativo di riequilibrare i bilanci. Ma a una condizione. «Non si possono fare riforme senza risorse — avverte Vergnano —. Il disimpegno dello Stato negli ultimi anni non può essere pagato solo dai lavoratori. Il Governo deve mettere in campo risorse almeno pari a quelle de! 2003: oggi mancano 35 milioni».



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