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SICILIA - Ninefo romano: «La struttura in calcestruzzo del monumento è la più grande che sia stata trovata in Sicilia»
la Sicilia Venerdì 03 Maggio 2013


Gli scavi condotti dalla cattedra di Topografia anticha e dal Servizio di parco archeologico Valle dell'Aci

C'è un ninfeo romano, che risale probabilmente alla prima età imperiale circondato dalle case e dai ristoranti del borgo marinaro di Capo Mulini. Tra gli sguardi curiosi degli abitanti a febbraio sono arrivati gli archeologi e gli studenti dell'Università di Catania che hanno iniziato a ripulire, disboscare la fitta vegetazione e a scavare il monumento messo in luce nel 1952 da Guido Libertini e poi abbandonato. La speculazione edilizia a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70 ha fatto sì che nell'area adiacente al tempio sorgessero senza remore, palazzine, parcheggi e strutture private e che lo scavo venisse costretto tra cemento e asfalto e poi dimenticato.
L'edificio romano sorge su via Nissoria e adesso è di nuovo visibile grazie al lavoro sinergico della cattedra di Topografia antica e del Servizio parco archeologico e paesaggistico Valle dell'Aci. Edoardo Tortorici, ordinario della cattedra, ha voluto ricominciare a indagare su quel tempio di Capo Mulini e con i suoi studenti, che dai libri sono passati agli strumenti del mestiere, lo ha riportato alla luce. «Il monumento fu identificato come un tempio romano, ma quella che Libertini definisce una "favissa", un deposito degli oggetti votivi, è una vasca con un foro da cui arrivava dell'acqua, - spiega Tortorici -. Dovrebbe trattarsi di un grande ninfeo ed è la struttura in calcestruzzo più grande della Sicilia».
I rilievi intorno al luogo di culto eretto su un flusso lavico, continuano e i giovani archeologi hanno l'opportunità di fare un'esperienza diretta senza essere costretti a partire per altri Paesi del Mediterraneo. «È uno scavo molto interessane e va approfondito - sostiene Francesca Maria -. Noi abbiamo la possibilità di imparare nuove tecniche e toccare con mano la storia del nostro territorio. Questa è una zona ricca d'insediamenti e Capo Mulini era un porto di collegamento tra Ostia e gli approdi africani, ma va studiata e valorizzata». L'università finalmente dialoga con il territorio e i lavori hanno attratto l'interesse di chi si chiedeva cosa fosse quella costruzione dove giocava da bambino o se si stesse costruendo l'ennesimo ristorante. «Abbiamo spiegato a chi viene a curiosare di cosa si tratta e quanto sia ricco di storia questo territorio. Finalmente possiamo formarci coniugando teoria e pratica - dice Erica Platania-, e per noi è una grande opportunità».
Questi scavi sono una novità e vanno avanti a costo zero. «I parchi sono una grande opportunità e una grande risorsa. Non si capisce che non si tratta di una spesa, ma di un investimento. Avere un'autonomia gestionale potrebbe consentire di valorizzare i beni archeologicI come la Regione non può fare, data la vastità del patrimonio siciliano. Questa è una piccola dimostrazione di come a costo zero, coinvolgendo gli studenti, le università, le associazioni possa nascere un nuovo modo di concepire i beni culturali», dichiara Carmelo Di Stefano, direttore del Servizio parco archeologico Valle dell'Aci.
Licia Castorina


03/05/2013



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