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La cultura, il turismo e quella sfida da vincere
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera 29/4/2013

L'impresa affidata al ministro Bray: tenere insieme le potenzialit italiane

Riuscir il nuovo ministro a far convivere Raffaello e Mr. Tourist? La sfida che ha davanti Massimo Bray, il primo ministro dei Beni culturali e del Turismo della nostra storia, da brividi. Ma va vinta.
Per troppo tempo, infatti, la sacrosanta tutela dei nostri tesori d'arte e la gestione (meglio: mala-gestione) delle nostre potenzialit turistiche sono state tenute rigorosamente separate. Contrapposte. Come se l'una escludesse l'altra. Peggio: come se l'una fosse nemica acerrima dell'altra.
Se il direttore editoriale dell'enciclopedia Treccani e della rivista dalemiana Italianieuropei, nonch anima della fondazione Notte della Taranta, sar all'altezza del compito tutto da vedere. E anche se non mancano i plausi per la scelta sorprendente, non solo Ernesto Galli della Loggia ad avere perplessit. Auguri. Sinceri. A lui e agli italiani, troppe volte delusi dal modo in cui i big politici hanno snobbato questi ministeri, visti come secondari rispetto a quelli di serie A.
L'unione di Beni culturali e Turismo (magari con l'aggiunta del dicastero dell'Ambiente e del paesaggio, come proponeva il Corriere) proprio a questo dovrebbe servire: a dare al titolare di questi settori la possibilit di avere una visione d'insieme. E pi ancora la statura, l'energia e il peso politico per battere i pugni sul tavolo in Consiglio dei ministri spiegando anche ai pi sordi quanto sostengono non vecchie gentildonne amanti delle belle arti ma lo stesso Sole 24 Ore, il giornale di Confindustria.
E cio che perfino i grandi progetti come il ponte sullo Stretto presentano moltiplicatori di reddito inferiori a quelli evidenziati dai progetti culturali: due volte contro 4-5 volte. Il piano industriale del nuovo Louvre nell'area degradata di Lens prevede che i soldi investiti ne fruttino sette volte tanti. Quelli stanziati per il Guggenheim di Bilbao, dice un rapporto Ue, si sono moltiplicati in soli 7 anni per 18.
Sia chiaro: il primo compito di un ministro dei Beni culturali italiani non pu che essere la conservazione e la tutela di quel patrimonio straordinario che abbiamo (forse immeritatamente) ereditato e che conserviamo spesso con una sciatteria e un'avarizia che gridano vendetta. E certo vanno evitate come la peste follie stile Las Vegas come la costruzione d'una Pompei virtuale accanto alle rovine archeologiche abbandonate al degrado o gli spot coi Bronzi di Riace che scappano dal museo per andare in spiaggia o la realizzazione di una finta citt greca coi finti templi e la finta agor e perfino un finto Davide di Michelangelo previsti dal progetto Europaradiso a Crotone. Alla larga.
Una miriade di esempi virtuosi sparsi per il mondo, per, ci dicono che possibile conciliare il rispetto, la cura e la tutela dei tesori d'arte con una gestione agile, accorta, lungimirante e redditizia di quello che sta affermandosi come il grande affare del terzo millennio. Spiega la Ue (comunicazione 352/2010) che il turismo la terza maggiore attivit socioeconomica europea, dopo il settore del commercio e della distribuzione e quello della costruzione. Se si considerano i settori attinenti, il contributo del turismo al Prodotto interno lordo risulta ancora pi elevato: si ritiene, infatti, che sia all'origine di pi del 10% del Pil dell'Unione Europea e che fornisca circa il 12% dell'occupazione totale.
in enorme espansione, il turismo mondiale. L'anno scorso, i viaggiatori che hanno fatto una vacanza all'estero hanno superato per la prima volta il miliardo. E noi, che nel 1970 eravamo la prima destinazione del pianeta e oggi stiamo malinconicamente al quinto posto dietro Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina, stiamo sprecando un'occasione storica. Basti dire che, come ricorda Silvia Angeloni in Destination Italy, secondo il Country Brand Index 2012-2013 elaborato da FutureBrand su 118 Paesi, il marchio Italia il primo al mondo per l'attrattivit legata alla cultura, il primo per il cibo, il terzo per lo shopping e nel complesso rappresenta la prima destinazione dove i turisti vorrebbero andare. Eppure nella classifica finale, a causa di molti altri fattori come il rapporto qualit-prezzo, siamo solo quindicesimi.
Di pi: pur avendo l'Italia pi siti Unesco (47) di tutti, spiega uno studio PricewaterhouseCoopers che se noi ricaviamo dai nostri 100, Spagna e Brasile ricavano dei loro 130, la Gran Bretagna 180, la Germania 184, la Francia 190, la Cina addirittura 270. Il triplo.
Sapete quanti italiani sono occupati nel turismo in senso stretto? Ce lo dice il World Travel Tourism Council: 869 mila, sette volte e mezzo pi degli addetti della chimica. Se calcoliamo anche l'indotto 2.231.000, cio mezzo milione in pi di tutta la metalmeccanica. Eppure, la cultura e il turismo sono rimasti per anni ai margini degli interessi di tutti i governi. E ognuno si arrangiato per conto proprio. Regione per regione, campanile per campanile. Senza un minimo di visione pi larga. Come se proprio la cultura e il turismo non fossero le nostre grandi ricchezze.



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