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L'Archivio Ricordi trova casa in Rete
Carlo Maria Cella
Il Giorno - cronaca Milano 18/3/2005

MILANO — Verdi e Puccini sbarcano sul web. Sono i primi a compiere il non rinviabile gesto. Seguiranno, pensiamo, Rossini, Donizetti, Bellini. La "Rete della Musica Italiana (ReMi)" - musicale anche il nome - ospita il progetto, appena avviato, di digitalizzazione del patrimonio di Casa Ricordi. Manoscritti, spartiti, partiture, libretti, bozzetti di scena, lettere, scritti e documenti di ogni genere, oggi custoditi alla Biblioteca Braidense di Milano, verranno tradotti in digitale e diventeranno man mano consumabili da chiunque, pubblico generico e studiosi. Quel che finora era accessibile a musicologi, critici, studenti in corso di laurea, si apre al mondo senza vincoli. I primi a subire questa mutazione genetica di forma - entro i canali appunto della Rete della Musica Italiana, della Biblioteca Digitale Italiana e del Network Turistico Culturale (questo ci sfugge) -sono dunque Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini.
Che cosa di loro entrerà in codice numerico? E perché? Fra tutti gli interventi che ieri si sono susseguiti nella Mediateca di Santa Teresa, in via della Moscova (Gabriele Albert ini; Luciano Scala, direttore del Dipartimento per i Beni Archivistici e Librari; Tino Cennamo, presidente di Casa Ricordi; Salvatore Italia, Mario Pelosi, Claudio Chetta, Bruno Ermolli - a dire qualcosa di musicale, sul «dentro» dell'operazione, è stato Pierluigi Petrobelli, Direttore dell'Istituto nazionale di Studi Verdiani. «Verdi e ancor più Puccini - dice Petrobelli - erano quanto mai esigenti nel rendere chiare le loro intenzioni ai librettisti con cui lavoravano, ai collaboratori, a chiunque fosse coinvolto nella esecuzione e realizzazione delle loro opere». Non possiamo dire ancora «registi», perché non esistevano.
«I rapporti con chi stava loro intorno erano spesso conflittuali. Puccini li chiamava "colla e borato-ri". Giulio Ricordi doveva mediare, e tutto il materiale di questi scambi di opinioni è di una importanza straordinaria nel mettere in luce le intenzioni autografe». Ecco, di tutto questo ci sarà materia consultabile in Rete, oltre che delle cose più piane, normali e divulgative, come il leggere la vita privata e pubblica dei compositori, ascoltare versioni e vedere messe in scena diverse di ieri e di oggi. Dopo le difficoltà e le polemiche seguite al solito problema di trovare a Milano e in Italia un posto degno dell'Archivio -«che non ha eguali nel mondo, di qualunque casa editrice si parli, anche più antica», ricorda Petrobelli - la Biblioteca Braidense evitò la vergogna della fuga all'estero di questo enorme patrimonio, dopo che Casa Ricordi era stata venduta ai tedeschi della Bertelsmann. Oggi l'Archivio consta di 3.593 partiture dal '700 al primo '900, di 2.246 fotografie, 15.000 lettere di musicisti e librettisti, oltre 10.000 bozzetti e figurini, 9.000 libretti, 4.000 foto d'epoca, manifesti e altro. Ci sono tutte le opere, in manoscritto, di Verdi, fatta eccezione per due (una è a Parigi, l'altra a Londra); e tutte le opere in autografo di Puccini. La rete si nobilita.



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