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Se il turismo va verso il crac
Agostino Spataro
La Repubblica - ed. Palermo 18/3/2005

Dopo tanto strombazzare entusiasmi a proposito delle magnifiche sorti del turismo siciliano e un fiume di denaro versato in discutibili campagne promozionali, talune perfino di cattivo gusto (vi ricordate quell'infelice slogan "Sicilia, tutto il resto è ombra" da noi denunciato sulle colonne di questo giornale?) siamo andati alla ricerca di dati attendibili e aggiornati per verificarne i risultati conseguiti. Ricerca difficile, per non dire vana, poiché in Italia è diventata un'ardua impresa trovare dati degni di fede (sul turismo e su altro) visto che anche la scienza statistica e i suoi istituti sono stati, in gran parte, piegati alle logiche di propaganda.
Ci siamo avvalsi pertanto delle note del "Quadrante economico", n. 2/04, del Banco di Sicilia, una fra le poche pubblicazioni serie in circolazione, che per altro attinge i dati prodotti dall'Assessorato regionale al Turismo. Ma vediamo nel merito alcune considerazioni svolte dagli analisti dell'ufficio funzione-studi del BdS; che il signor Geronzi ci conservi, possibilmente più dotato e indipendente.
Chi s'attendeva, per il 2004, risultati almeno confortanti, se non strabilianti, resterà deluso nel leggere che, a fronte di una crescita del 5,3 per cento degli arrivi nel periodo gennaio-agosto, le presenze nelle strutture ricettive si sono incrementate (rispetto ai primo 8 mesi del 2003) di un modesto l,7 per cento, di cui 2,6 per cento italiani e solo 0, 2 per cento stranieri, ovvero il nulla.
E poichè il confronto è stato fatto con il 2003, anno disastroso per il turismo siciliano, c'è da dedurne, soprattutto per le presenze straniere, che il disastro si sia replicato nel 2004.
Il documento del Banco fa notare che i maggiori incrementi di presenze straniere hanno interessato Taormina, Giardini Naxos e Monreale, mentre «le flessioni più evidenti di ospiti stranieri sono state in provincia di Palermo (da 360 a 332 mila), a Sciacca(da 114 a 91 mila)». Per quanto riguarda la presenza media dei turisti italiani «le flessioni più marcate si sono registrate a Siracusa, Agrigento e Palermo». Insomma, sono rimaste in ombra le più rinomate località archeologiche dell'Isola. Infine, solo per avere un termine di paragone col passato, osserviamo che le presenze straniere, nei primi 8 mesi del 2004, sono state 3,5 milioni, mentre nel 1996 erano 3,9 milioni (dato Istat, su base annua). Come dire: a distanza di quasi un decennio, la presenza degli ospiti stranieri resta inchiodata a circa 4 milioni, a fronte di regioni (Veneto, Trentino, Toscana, Lazio) che vantano cifre oscillanti fra i 12 e i30 milioni. I confronti, oltre che con i (propri) dati dell'anno precedente, andrebbero fatti con le più significative realtà turistiche italiane e mediterranee.
In Sicilia si potrà parlare di un vero balzo in avanti solo quando avremo superato la soglia dei 10 milioni di stranieri. Traguardo impossibile? Credo che — nel medio periodo — si possa agevolmente conseguire. Almeno allo stato potenziale, vi sono i presupposti per farcela. La Sicilia è uno scrigno di tesori d'arte, natura e cultura, di magnifiche ed inestimabili risorse in gran parte non valorizzate, situato al centro del Mediterraneo, ovvero del più grande bacino turistico del pianeta, dove confluisce il
35 per cento del turismo mondiale.
Un patrimonio invidiabile non sempre ben custodito (vedi molti centri storici, siti archeologici e lunghi tratti di costa), talvolta compromesso o minacciato da una politica miope. È questa la peggiore forma di antiturismo, praticata in nome di uno sviluppo che non arriva mai, nonostante i proclami propagandistici e i relativi sprechi di denaro pubblico.
Il nuovo assessore Granata, che suole distinguersi per una spiccata sensibilità ecologista, francamente poco conciliabile con gli indirizzi prevalenti del governo di cui fa parte ha pensato d'impostare lo sforzo promozionale della Regione e degli Enti (che per inciso è fra i più costosi in Italia) sull'idea del "Grand Tour", graficamente espressa da un libro-Etna che vorrebbe sintetizzare, visivamente, lo straordinario apporto che i nostri più celebrati autori hanno dato alla letteratura nazionale e mondiale. Idea affascinante, ma per pochi. L'impressione che si sta diffondendo è quella di un'opzione piuttosto selettiva che restringe il campo dell'offerta, e quindi della fruizione, e privilegia gli interessi della ristretta fascia degli esercizi dalle 4 stelle in su. Pensiamo non sia questo l'intento dell'assessore, tuttavia così rischia di essere percepita la sua idea.
D'altra parte, per fare turismo, la Regione non può continuare ad affidarsi soltanto ad uno spot, ma dovrà varare una programmazione capace di orientare gli operatori pubblici e privati e gli investimenti, attrezzando il territorio per un turismo eco-compatibile e multipolare, che non escluda la presenza, possibilmente scaglionata, del turismo di massa, soprattutto le fasce più promettenti del turismo sociale e della terza età. Insomma, una visione articolata e armonizzata, mirante a valorizzare, senza distruggerle, tutte le risorse esistenti e che per risultare efficace dovrà essere politicamente vincolante in modo che l'assessore al Territorio non faccia il contrario di quello che sta facendo il suo collega alla Cultura o al Turismo e viceversa.
Una politica che non può esaurirsi in frenetiche partecipazioni alle varie "Borse"; una frenesia, per altro molto dispendiosa, che sta contagiando enti e municipi dai grami bilanci che si svenano pur d'inviare alla Bit di Milano e altrove sindaci e coorti di assessori, consiglieri, funzionari, con al seguito tele-giornalisti, per girare il filmino delle vacue gesta dei nostri eroi che poi sarà trasmesso, per giorni e mesi, nelle tv locali. Quasi che lo scopo precipuo della missione non fosse quello di attirare turisti, ma di mostrare ai propri elettori la gioconda presenza alla Bit del sindaco e degli assessori. Uno sfoggio vezzoso come quando, di ritorno da un paese esotico, s'impone a malcapitati parenti e amici la visione del filmino dell'indimenticabile vacanza. È chiaro che con questi filmini non si fa una politica per il turismo ma solo turismo per la politica.



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