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L'italiano vince. Ma va difeso
Alessandro Masi*
Il Tempo, 17/3/2005

Finalmente Barroso ha ceduto. A Bruxelles si tornerà a parlare anche in italiano nelle conferenze stampa che la Commissione Europea aveva ristretto a tre sole lingue: inglese, francese e tedesco. Lo ha annunciato la contestata portavoce del Presidente, Francoise Le Bail, accusata tra l'altro di parzialità nella scelta di dotarsi nei suoi uffici di sei collaboratori francesi, cinque tedeschi, cinque britannici e di nessun italiano. Dunque la triplice alleanza è stata spezzata grazie alla dura battaglia sostenuta dalla stampa italiana e dal fronte compatto di Istituzioni culturali e studiosi che hanno fieramente osteggiato l'improvvida iniziativa. In una lettera inviata al nostro ambasciatore presso l'Ue Rocco Cangelosi, José Manuel Barroso ha solennemente promesso di riparare all'ingiustizia compiuta contro l'italiano, lo spagnolo e tutte le lingue degli altri Paesi meno parlate e diffuse. Merito del successo si deve molto all’europarlamentare Alfredo Antoniozzi di Forza Italia che ha stretto alle corde la stessa Commissione applicando alla lettera il Regolamento che considera in egual misura tutte le lingue dei Paesi membri. Il lettore ricorderà sicuramente come, dalle stesse pagine de Il Tempo, si era più volte tornati sull'argomento rimarcando non solo la gravità della decisione di escludere la lingua italiana dall'Ue, ma anche delle possibili conseguenze che altri settori vitali della nostra produttività verso l'estero avrebbero potuto risentire. Per un Paese, che come l'Italia detiene il 70% del patrimonio artistico mondiale e vive molto del proprio bilancio alla voce «turismo», perdere la componente essenziale della lingua del bel canto sarebbe "suonata" proprio come una beffa. Purtroppo la partita non è finita qui. A una buona se ne aggiunge un'altra cattiva. Il Gran Consiglio di Neuchatel (Svizzera) ha definitivamente condannato alla chiusura la Cattedra d'Italiano all'Università cantonale. La disputa ha creato una netta frattura tra la Destra, preoccupata per l'equilibrio finanziario dell'Ateneo e la Sinistra, più sensibile alle necessità del federalismo linguistico. Il crescente dibattito che precede di poco le elezioni e che ha fatto discutere tutta la Svizzera ha visto come protagonisti i Radicali (Damien Cottier) e i Liberali (Marmela Surdez) convinti sostenitori della soppressione della Cattedra d'Italiano quale unica soluzione per la sopravvivenza dell'Università locale.
Neuchatel, città di 50.000 abitanti, capoluogo dell'omonimo Cantone contrassegnato dallo stemma tricolore, è la seconda sede elvetica dopo Zurigo dove è stata decapitata una delle roccaforti storiche universitarie di italianistica, punto di riferimento di grandi studiosi italiani come Dante Isella e Francesco De Sanctis e di intellettuali e letterati svizzeri contemporanei. Alla decisione si è arrivati dopo che il Rettore aveva annunciato già da qualche mese problemi di disavanzo di bilancio causati dalla poca produttività di alcuni filoni di insegnamento e tra questi quello di italianistica compariva in prima fila. In realtà le cose non stanno in questo modo, molte sono le voci del dissenso levatesi: in primis la Società Dante Alighieri e le centinaia di studenti che hanno manifestato nel cortile del Castello, sede del Gran Consiglio (Parlamento cantonale) . Alle proteste si è aggiunta la voce dell'ambasciatore d'Italia a Berna Pier Benedetto Francese e del deputato Giovanni Spoletini che ha dichiarato «di essere molto arrabbiato: se siamo ridotti a questo punto, è anche per colpa del mondo accademico italiano che non si è mai rivolto alle centinaia di migliaia, di milioni di italiani sparsi per il mondo con un progetto concreto».

* Segretario Generale della Società Dante Alighieri



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