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E il Maestro congela la sua amarezza
Paolo Berizzi
la Repubblica, 17/3/2005

MILANO — L'amarezza del Maestro è grande, gli entra sempre più profondamente nella testa, chiamata a ragionare, ma la Scala gli sta nel cuore e al cuore le analisi razionali non piacciono. È qui da diciannove anni, il prossimo sarà caratterizzato da una festa grandiosa, con la musica del suo amatissimo Amadeus. Non si può gettare via così il traguardo del ventesimo anniversario. Ecco perché Riccardo Muti non si è ancora dimesso dalla carica di direttore musicale. È lui il genio della lampada, lui che illumina la cara vecchia Scala appena rimessa a nuovo tra tante, troppe, polemiche. Muti ci crede ancora. Così ieri ha deciso di congelare le dimissioni e di attendere qualche giorno per vedere l'aria che tira. Certo, ora è pessima, quasi irrespirabile, ma le telefonate che gli sono arrivate gli fanno pensare che il dialogo possa ristabilirsi. Ai suoi più stretti collaboratori il Maestro avrebbe però confidato di poter aspettare non più di due settimane. Poi, sarà accordo o rottura.
La giornata di ieri, così convulsa e irreale, Riccardo Muti l'ha trascorsa nella quiete ovattata dell'elegante appartamento di via Gesù a Milano, a pochi metri da via Montenapoleone, la strada della moda, e a qualche centinaio da piazza della Scala, il luogo della musica. La casa si è trasformata in una specie di bunker dove Muti s'è rifugiato per fuggire alla città ansiosa di sapere, di capire quale sarà il suo futuro. Qui ha ricevuto molte telefonate: attestati di stima, inviti a resistere, appelli a confrontarsi ancora con l'orchestra che gli si è messa contro. Qui ha saputo dell'intervento del ministro Urbani: «Guai se Milano e l'Italia perdesse Muti, bisogna creare le condizioni affinchè rimanga alla Scala». Qui ha gioito per la notizia di aver ricevuto il premio "Arturo Benedetti Michelangeli", riconoscimento che gli sarà consegnato il 29 maggio a Brescia. Qui, infine, gli hanno segnalato l'iniziativa dei Ds di Milano che chiedono ai lavoratori un gesto di responsabilità e a lui di togliersi dall'animo la tentazione di mollare baracca e burattini. Una giornata lunghissima, durante la quale il grande direttore d'orchestra per un pomeriggio è stato a tratti soltanto un papà, anzi un «babbo», come lo chiamano i figli Chiara e Francesco, che sono rimasti con lui fino a sera per fargli domande, per ascoltare le sue intenzioni e i suoi stati d'animo.
In via Gesù ha chiamato al mattino Bruno Ermolli, manager amico di Berlusconi e consigliere della Fondazione Scala. Ha poi raccontato di avere trovato un Muti sereno, tranquillo, deciso a tenere duro e a non abbandonare il teatro. Verso le quattro del pomeriggio, dopo il lancio di agenzia che annunciava le dimissioni del Maestro, Ermolli lo ha richiamato da Roma, dicendogli: «Riccardo, che cos'è questa storia?». Muti è caduto dalle nuvole, ha detto Ermolli a chi più tardi gli chiedeva spiegazioni. E quando l'imprenditore gli ha letto la notizia, il Maestro ha subito risposto con stupore: «Non mi sono nemmeno sognato di fare una cosa del genere». Un altro segno di solidarietà gli è arrivato da Fedele Confalonieri. Il presidente di Mediaset è convinto che lo stretto sentiero del dialogo sia ancora percorribile. Milano non può perdere Muti alla vigilia di un anno mozartiano. «Nessuno al mondo è bravo come lui nell'interpretare il genio di Amadeus», ha detto Confalonieri, sperando di poterlo vedere all'opera. Lo sa la Scala e lo sa Muti. Sarebbe un delitto non averli assieme nel 2006.



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