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Intervento del Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici contro il parcheggio di Bitonto
Francesco De Martino
16 MAR 2005 QUOTIDIANO Bari



BARI- Mischiate le carte in tavola, anzi, sulla scrivania del Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia Giammarco Jacobitti, dopo che quest'ultimo ha chiesto chiarimenti sui lavori di scavo per il nuovo parcheggio interrato di Bitonto.


Dove, è bene ricordarlo, un'altra vestigia del passato come piazza Aldo Moro, potrebbe essere cancellata a colpi di ruspe e scavatrici per ricavare un enorme contenitore di automobili e furgoni sottoterra. Infatti da alcuni mesi l'amministrazione comunale bitontina, guidata dal professor Nicola Pice, ha approvato la realizzazione di un megaparcheggio interrato in pieno centro cittadino, proprio nell'unica piazza ottocentesca del paese, punto d'incontro ed autentica "agorà" per tutti gli abitanti della cittadina a pochi passi dal capoluogo. "Questa decisione è stata presa senza criterio, passando sopra al fatto che stiamo parlando di un sito già sottoposto a vincolo storico ed archeologico", rilancia Gino Ancona, cinquant'anni, restauratore, che soltanto pochi giorni fa ha interrotto il suo interminabile sciopero della fame (durato oltre un mese) per protestare contro lo scempio ambientale. Non prima dì aver ricevuto una nota dal Ministero ai Beni Culturali che, sugli ulteriori lavori di scavo e pavimentazione necessari per il parcheggio, una decina di Giorni fa ha chiesto lumi direttamente alla direzione regionale pugliese.
Eppure Ancona già dall'inizio di gennaio non ci aveva pensato due volte a prendere il suo furgone, piazzandolo proprio in mezzo alla piazza per sensibilizzare concittadini e mass-media contro i lavori ormai imminenti per quel parcheggio inutile e dannoso. "Sì, il parcheggio è inutile per mille ragioni. Prima di tutto perché piazza Moro non è centro di richiamo per le auto ed un parcheggio non serve a niente: guardi, non si vede in giro una macchina nemmeno a pagarla. Eppoi esistono tante altre aree che avrebbero potuto fare al caso del Comune, senza pensare a distruggere una piazza antica che rappresenta la storia della nostra città. Una pizza, ripeto, sottoposta a vincolo", ripete Ancona.
Che giustamente ti fa notare come tutte ìe altre città d'Italia, stanno facendo di tutto per liberare i loro centro storici dalle automobili, chiudendoli al traffico. Bitonto no: l'ente civico di centrosinistra intende "ingoiare" auto, rumori e gas di scarico in pieno centro, sotto alla piazza Ma non basta. Il Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004 (art, 42 lettera G) afferma che tutte le piazze dei centri storici sono diventate patrimonio culturale e per cui tutelate dal Ministero per i beni e le attività culturali, come spiega ancora il tribuno Gino Ancona, mentre il Nucleo Promotore dell'Assemblea Cittadina Permanente di Bitonto ha più volte bloccato le ruspe, organizzando incontri per spiegare alla gente che razza di progetto il comune avrebbe voluto attuare, senza rispettare, appunto, l'habitat circostante. Per non parlare delle petizioni firmate da quasi tutti gli enti economici della città presso la Procura della Repubblica, che la dicono lunga sulla volontà del paese di accettare quell'obbrobrio di cemento e gas. Ma queste petizioni successivamente non si sono rinvenute più; sparite, diceva qualcuno. Ma intanto altre indagini, oltre a quelle avviate dal Direttore Regionale per i Beni Paesaggistici Jacobitti, si sono
aperte presso la Procura della Repubblica di Bari sulle presunte violazioni di legge alla tutela del patrimonio artistico e storico in seguito a ben due esposti-denuncia di Ancona. Depositati uno dopo l'altro prima a novembre e dopo a gennaio scorsi "Le dico che gli esposti depositati in Procura per segnalare alle autorità questa vicenda, l'ha firmato anche il professor Girolamo Devanna, un luminare della materia storica ed archeologica. Voglio vedere chi avrà il coraggio di calpestare non soltanto leggi e pareri illuminati in materia, ma anche secoli di storia che nessuno ci potrà restituire, se dovessero davvero distruggere piazza Moro". Un'eventualità che potrebbe bloccarsi nei prossimi giorni a seguito della relazione richiesta dall'architetto Giammarco Jacobitti alla Soprintendenza Archeologica barese.



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