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Prodi e l'urbanistica - Sono stato invitato alla Fabbricadelprogramma ...
Vezio De Lucia
Eddyburg, 15/3/2005

Questo articolo ci è stato segnalato da un nostro attivissimo collaboratore ed è pubblicato sul sito di Edoardo Salzano.
Vi invitiamo a visitare il sito , un vero proprio portale aggiornato sull'urbanistica e le politiche del paesaggio .
Ringraziamo il sito di Salzano per la sua incessante e attenta attività di informazione.
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Sono stato invitato alla Fabbrica del programma, una ex vera fabbrica nella periferia di Bologna, dove Romano Prodi e la sua squadra elaborano idee e proposte per il prossimo governo.

Ho partecipato all’incontro che si è tenuto nel pomeriggio di mercoledì 9 marzo, riguardante trasporti e territorio.

Ha efficacemente coordinato i lavori Marco Spinedi.

Tempi contingentati, non più di cinque minuti a testa, fatte salve pochissime eccezioni. Prodi ha attentamente seguito gli interventi, circa trenta. Erano presenti almeno sessanta persone, di varia provenienza. Qualche nome del nostro mondo: Anna Donati, Maria Rosa Vittadini, Roberto Camagni, Silvia Zamboni, Giancarlo Storto (ex segretario generale del Cer, esiliato da Lunardi), Walter Tocci (ex vicesindaco di Roma, oggi deputato), Pino Soriero (ex sottosegretario ai Trasporti).

Molti amministratori regionali e comunali, fra i quali Roberto Morassut, assessore all’urbanistica del comune di Roma; Ennio Cascetta, assessore ai trasporti della Campania. Moltissimi amministratori dell’Emilia Romagna.

Spinedi, in apertura, ha correttamente chiarito che i problemi della mobilità, soprattutto alla scala locale, dipendono, in larga misura, dalle scelte di assetto del territorio, e perciò ha dato la parola in primo luogo agli urbanisti, Roberto Camagni e chi scrive questa nota. Qui di seguito riporto il testo che avevo trasmesso in anticipo alla Fabbrica, e che ho sintetizzato nell’intervento.

Nel sito lafabbricadelprogramma sono considerate 36 aree tematiche.

Mancano però la città, l’urbanistica, la pianificazione, il governo del territorio e simili. Temi che pure sono presenti negli interventi ospitati nel sito.

Ne ho contati non meno di venti, sparpagliati sotto altre voci (ambiente, finanza e fisco, famiglia).

Il contributo più interessante mi pare che sia quello di Giovanni Caudo, ricercatore di Roma Tre, sul sito governareper, del 9 febbraio.
Caudo parte dall’osservazione che, in Italia, le città non sono oggetto di attenzione da parte della politica e illustra le ragioni che dovrebbero indurre a ricollocarle nel programma di governo del centro sinistra. Sono pienamente d’accordo con le sue proposte, e ci torno in seguito. Mi interessa prima chiarire che la politica del territorio non è nell’agenda del centro sinistra, ma è ben presente fra le iniziative della destra.

È in discussione alla Camera dei deputati un disegno di legge per la riforma urbanistica noto come disegno di legge Lupi , dal nome del primo proponente, Maurizio Lupi, deputato di Forza Italia di Milano.

Non è la riforma urbanistica, è la controriforma.

È l’occasione per smantellare fondamentali conquiste di civiltà, cominciando dal principio stesso del governo pubblico del territorio, sostituito da “atti negoziali” con la proprietà immobiliare.

Altri due inauditi contenuti della proposta sono la cancellazione dei cosiddetti standard urbanistici e lo scorporo della tutela dalla pianificazione.

Tutti sanno che gli standard urbanistici sono le quantità minime di spazi destinate a verde e a servizi, un vero e proprio diritto alla vivibilità, conquistato dopo memorabili vertenze negli anni del primo centro sinistra. Se è vero che in alcune parti d’Italia la disponibilità di spazi per attrezzature è ormai quasi sempre garantita, non è così in molte altre parti, soprattutto nei comuni del Mezzogiorno, dove adeguate disponibilità di verde pubblico e servizi sono ancora un miraggio.

La separazione della tutela (riservata allo Stato) dall’ordinaria attività di pianificazione è un inverosimile rigurgito di centralismo che contraddice principi mai messi in discussione dall’Unità d’Italia. Se avesse operato in passato una norma del genere, le colline di Bologna e di Firenze sarebbero coperte di cemento, non ci sarebbe il parco delle Mura di Ferrara, non sarebbe stata salvata la costa della Maremma livornese, e così di seguito.

Purtroppo quasi nessuno parla di quest’orribile proposta. Tace la stampa, salvo rare eccezioni. L’opposizione si è contentata di piccoli emendamenti e di un moderato dissenso. Solo Italia nostra ha lanciato un appello che ha raccolto centinaia di firme, e alcuni comuni della Toscana hanno approvato documenti di protesta. Chiedo alla Fabbrica del programma di esercitare un’azione di orientamento e di chiarimento. Chi vuol saperne di più consulti http://eddyburg.it.

Torniamo alla necessità di impostare una politica di governo per le città (accantono per ora il problema della casa, già trattato in un precedente incontro). Mi limito qui ad affrontare solo il più vistoso difetto della condizione urbana: il patologico ritmo di crescita delle aree periferiche, che non ha alcuna giustificazione di natura economica o sociale. Il vantaggio è solo per la rendita fondiaria: e voglio ricordare che più risorse vanno alla rendita meno ne vanno agli impieghi produttivi. In tutte le aree urbane del nostro Paese si assiste al paradosso di una vertiginosa diminuzione di abitanti, soprattutto nelle aree centrali, e di una contemporanea, spropositata espansione del territorio urbanizzato. Alle lottizzazioni residenziali e ai centri commerciali si è aggiunto il decentramento dei luoghi di divertimento e dei servizi. Aumentano l’inquinamento, lo stress, il rumore, il costo della casa, che obbligano a cercare in campagna, o in città minori, condizioni di vita sostenibili. Il problema non è solo italiano. Secondo la Commissione europea – penso che il presidente Prodi sia informato –, la proliferazione urbana è il problema più urgente per le città europee. “La proliferazione urbana aumenta la necessità di spostamento e la dipendenza dal trasporto privato, che a sua volta provoca una maggiore congestione del traffico, un più elevato consumo di energia e l’aumento delle emissioni inquinanti” [COM (2004) 60 definitivo].

In altri paesi europei (in particolare in Germania, in Inghilterra, in Francia), il contenimento delle aree urbanizzate è oggetto di apposite e rigorose politiche governative, con l’adozione di severe misure e il riutilizzo sistematico delle aree dismesse o sottoutilizzate. Il governo italiano ignora invece il problema. È interessato solo ad agevolare la rendita immobiliare.

Tutto ciò impone che sia restituito un ruolo importante nell’azione di governo ad appropriate politiche urbane e alla pianificazione del territorio correttamente intesa.

Non ho potuto fermarmi fino al termine dei lavori. Su la Repubblica di Bologna del 10 marzo (edizione locale) si legge che Prodi, esausto, ha tirato una prima conclusione. “C’è da ricostruire il territorio di questo paese, visto che non possiamo avere trasporti efficienti in un territorio disordinato”. Primo, quindi, mettere mano alle regole urbanistiche, commenta il cronista, Valerio Varesi. Se sono rose fioriranno.

http://eddyburg.it/article/articleview/2357/0/139/


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