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in difesa dei beni culturali e ambientali

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UNA FASE COSTITUENTE PER I BENI CULTURALI
CATERINA GRECO
MERCOLED, 13 MARZO 2013 LA REPUBBLICA - Palermo


GIUSEPPE Voza, nel suo articolo pubblicato su Repubblica, ha aperto un dibattito ormai necessario cruciale per lo sviluppo della Sicilia sulla gestione del patrimonio culturale, ma opportuno che la discussione si allarghi oltre la ristretta cerchia degli addetti ai lavori, spesso inclini a ricostruzioni retrospettive talvolta pigramente autoreferenziali. Il passato infatti non sempre un giardino delleden cui affidarsi con sguardo nostalgico, e il presente non sempre solo un cumulo di errori da spazzare via senza tentennamenti. E il futuro? Il futuro gi alla ricerca di nuovi equilibri e nuove soluzioni.

Labolizione delle Province, se avverr, render infatti anacronistica lorganizzazione dellamministrazione dei beni culturali siciliani nellassetto delle leggi 80 e 116 del secolo scorso, offrendo loccasione per riconfigurare il funzionamento della macchina regionale (soprintendenze, musei e gallerie, parchi), oggi modellata e condizionata dai confini territoriali delle Province. Confini artificiali, che spesso non coincidono con la connotazione culturale dei rispettivi territori, n con la coscienza storica e il senso di appartenenza delle popolazioni residenti. Come per il distretto del barocco in Val di Noto, che solo nella dimensione della lista Unesco ha ritrovato quellunitariet di segno e di immagine altrimenti negata dalla frammentazione di otto comuni divisi tra tre province, con inevitabili divari nella pianificazione mirata e puntuale degli interventi.

O come per il parco di Selinunte e Cave di Cusa che vorremmo, cuore di unarea belicina/selinuntina che nel comune sentire ingloba parti dei territori di Trapani ed Agrigento ben oltre entrambe le sponde del Belce.
Ma lesperienza avviata dal 2010 dai 26 parchi archeologici siciliani ha fornito una declinazione innovativa delle forme di gestione dei beni culturali, puntando ad unofferta culturale pi dinamica in sintonia con le esigenze e le trasformazioni del tessuto socioeconomico di riferimento, e i giudizi lusinghieri espressi a maggio scorso dalla stampa internazionale (Sunday Times, El Pais, Die Presse, New York Times) confermano la validit dei primi risultati. E il modello siciliano stato esempio di metodo per il Ministero dei beni e delle attivit culturali nel percorso di adozione delle sue linee guida per i parchi archeologici, oggi norma valida per lintero territorio nazionale in base allarticolo 114 del codice dei beni culturali e del paesaggio.
Tutto risolto, dunque? Certamente no. Occorrer studiare aggregazioni pi omogenee degli ambiti territoriali, perfezionare un modello interdisciplinare che superi la separatezza di realt relative a territori diversi e a diverso regime proprietario, realizzare una integrazione pi razionale ed efficace, finora invocata solo a parole, tra strutture pubbliche e private, associazionismo ed imprenditoria, universit e fondazioni private: come gi oggi nella Rete Museale Belicina, che include i parchi di Selinunte e Segesta, vari musei civici, Legambiente, la Fondazione Orestiadi di Gibellina. la strada da percorrere, e dovr essere sostenuta da un turismo culturale attento alla specificit dei singoli territori, ricchissimi di possibilit. E da una viabilit e infrastrutture che non lascino galleggiare nel vuoto il centro dellisola, che offre paesaggi ancora intatti, tesori darte come la dea di Morgantina nel suo bel museo e rari esempi di civismo colto e consapevole. I beni culturali e paesaggistici vivono con e nei territori, ne sono la traccia significante, e non tutto in Sicilia ricompreso negli ambiti dei parchi; e la tutela essa stessa occasione continua di scoperta, di ricerca, di crescita scientifica. La prossima agenda politica pu dunque aprire una nuova fase costituente per le strutture che governano il nostro patrimonio culturale, ed perci auspicabile unampia riflessione. Purch non finisca come al coniglio bianco della favola di Alice, costretto a correre allinfinito inseguendo le lancette di un orologio che fa scorrere il tempo allindietro.



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