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Napoli. Un distretto ad alta tecnologia per rilanciare i Beni culturali
R. E.
Corriere del Mezzogiorno 12/3/2013

Ma Vona: per i buchi nei tetti non basta il tridimensionale

NAPOLI Rendere il patrimonio culturale campano pi fruibile, valorizzarlo, comunicarlo: nasce con questi obiettivi il Databenc, distretto ad alta tecnologia dei Beni culturali, presentato ieri nell'ambito del convegno Smart Innovation e Patrimonio culturale che si svolto alla Camera di commercio di Napoli (tra le proposte emerse, l'istituzione di un'Accademia del Restauro per formare figure professionali altamente specializzate nel settore dei Beni Culturali).
Cosa
Databenc uno dei sei distretti recentemente costituiti in Campania, con un finanziamento complessivo del ministero per l'Universit e la Ricerca di 200 milioni, a valere sul Pon ricerca e competitivit. Investiamo sulle competenze ha detto Angelo Chianese, presidente di Databenc attraverso le tecnolgoie della smart innovation saranno migliorate qualit, accoglienza e ricettivit dei beni culturali. L'idea di introdurre una tecnologia smart che sia innovativa per tutti, come lo stato il mouse, ha evidenziato Chianese. La chiave di lettura ha spiegato Massimo De Santo, dell'Universit di Salerno e nel cda di Databenc l'Internet delle cose. Sensori per la diagnostica, interattivit con il visitatore, una sorta di realt aumentata. Far parlare, in altri termini, palazzi storici e opere.
I commenti
Il governatore Stefano Caldoro ha elencato i numeri legati alla ricerca e all'innovazione: Sei distretti tecnologici a cui si aggiunge la prima esperienza che quella del distretto dei materiali, 13 laboratori pubblici-privat pi otto che sono gi esistenti. La Regione Campania investir nei prossimi anni circa 2,4 miliardi di euro, tra fondi nazionali ed europei, in ricerca ed innovazione. Il doppio della Puglia - ha aggiunto -. Ci supera la Lombardia per gli investimenti della componente privata, ma siamo la prima regione in Italia per investimenti. Questo ci porta ad avere il Pil per la ricerca al di sopra della media nazionale. Con Databenc mettiamo insieme una strategia innovativa e le risorse economiche per arrestare il declino e valorizzare i beni culturali - ha affermato Guido Trombetti, assessore regionale alla Ricerca -. Si tratta di un importante volano di sviluppo per il territorio regionale. La sfida fare dei beni culturali un settore economico capace di produrre posti di lavoro e accrescere la qualit della vita.
Le imprese
Nato da un'idea progettuale promossa dalle Universit Federico II e di Salerno, oggi Databenc aggrega oltre 60 soggetti, di cui 46 piccole e medie imprese, 4 grandi aziende, 9 centri di ricerca e 4 atenei. Sistemi avanzati di rilievo da aereo o da terra per la conoscenza dei patrimoni culturali, moderni sistemi di gestione della sicurezza dei siti, materiali compatibili e reversibili per la messa in sicurezza statica dei manufatti archeologici, sistemi informatici per la catalogazione e protezione del patrimonio librario, sensori parlanti che avvisano sullo stato di salute di un manufatto: sono alcuni esempi di applicazioni concrete dei progetti che vengono realizzati da Databenc. Per Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di commercio di Napoli, l'innovazione una delle leve fondamentali per lo sviluppo e la competitivit e svolge un ruolo determinante nell'affrontare il crescente numero di competitor nel mercato globale. Emilio Alfano, presidente di Confap Campania, ha sottolineato che l'interesse suscitato dall'iniziativa lascia ben sperare che attraverso l'innovazione tecnologica ci saranno flussi turistici mirati che produrranno crescita e sviluppo.
La polemica
Sono tre i tasselli che compongono il mosaico dei beni culturali: conoscenza, tutela e valorizzazione. Invece il mondo moderno pone l'accento solo sulla valorizzazione, senza pensare agli altri due aspetti. Fabrizio Vona, soprintendente per i Beni Artistici, Storici e del Polo Museale di Napoli, spiega, a margine del convegno su Databenc che prima della valorizzazione viene la tutela e prima della tutela viene la conoscenza. Certo quest'iniziativa pu aiutare, ma va bene sostituire la realt con la realt virtuale? Il Duomo di Napoli o il rendering del Duomo di Napoli sono la stessa cosa? Quando c' un buco nel tetto non si pu riparare con i mezzi tridimensionali. La valorizzazione dovrebbe presupporre un mondo perfetto, organizzato, strutturato in cui tutto funziona. Cos la realt virtuale ti aiuta, diversamente crea solo confusione. Sono dell'idea che quando c' una citt in queste condizioni - sottolinea - prima bisogna aggiustare il resto. La sovrastruttura viene dopo la struttura, la priorit sicuramente curare prima la struttura. E ancora: Non possiamo valorizzare i buchi nel tetto - continua -. Non dico che non va bene il progetto o la modernit, ma c' tanto altro che si deve ancora fare. A partire dalle 200 chiese chiuse di Napoli che hanno problemi. Su queste chiese in rovina ci metti due fiorellini tecnologici e il problema risolto? - afferma - No, perch il buco rimane. E il problema del patrimonio negato non si risolve con finanziamenti che non arrivano e che quando arrivano non vengono spesi, bisogna sempre inquadrare la questione all'intero della problematica generale. Abbiamo sempre sostegno dal ministero, ma una questione strutturale - prosegue Vona - Il Governo destina oggi lo 0,19% dei fondi del bilancio dello Stato, anni fa era lo 0,40%.



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