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Ponte di Messina, l'onda della protesta sullo Stretto
Alessio Gervasi
l'Unità, domenica 13 marzo 2005

- Migliaia al sit-in in Sicilia, altrettanti sulla sponda calabrese. Gli ambientalisti: se quest'opera passa, saremo tutti più poveri

MESSINA È una gallina dalle uova d'oro. Da spremere il più possibile. È solo questo il senso del Ponte. Così ieri gli ambientalisti hanno voluto sbeffeggiare il famigerato Ponte sullo Stretto, e chi con questo Ponte ci vuol fare (e ci ha già fatto) affari.
E faceva ridere amaro, ieri, sotto la pioggia, vedere migliaia di persone manifestare e far la spola fra Reggio e Messina all'ombra di un'enorme gallina di cartapesta, mentre si sono già spesi 200 miliardi di vecchie lire, dal 1971 (anno di costituzione della Società Stretto di Messina) ad oggi. Più di trent'anni per una battaglia politica senza esclusione di colpi, tra Dc e Psi e tra Iri e Eni, con almeno 15.000 fogli di relazioni e 1.000 tavole di disegni. E questi fogli e queste tavole messi tutti in fila coprono una volta e mezzo la distanza dello Stretto...
Ma il ponte s'ha da fare. È questo il diktat del governo Berlusconi. E non importa se sarà un disastro e se ingrasserà la mafia. Ché già gli arresti delle scorse settimane hanno dimostrato come Cosa nostra e i suoi sodali non sono interessati solamente agli appalti per la costruzione del Ponte, ma mirano alla futura gestione dei pedaggi. Basta avere
gli uomini giusti nei posti giusti.
E non importa nemmeno che la Calabria e la Sicilia danzano pericolosamente fra i venti dello Stretto in una zona ad alto rischio sismico e che un j sacco di gente dovrà sloggiare per far posto a piloni e impalcature. Niente. Avanti tutta. Anche se si sa già che il Ponte sarà un mezzo disastro economico.
Ed è proprio sui conti e sulle convenzioni firmate dai ministri Lunardi e (ex) Tremonti che danno battaglia le associazioni ambientaliste e tutti coloro che ormai da tempo scendono in piazza contro il Ponte. E ieri, acquattati fra le zampe di una gallina cui molti vorrebbero tirare il collo - e non soltanto in riva allo Stretto - il Wwf, Legambiente, Italia Nostra, associazioni, sindacati, partiti politici e normali cittadini hanno ancora una volta detto no a un'ope-
ra che ritengono inutile. E anche il re degli abissi Enzo Maiorca si schiera al fianco del Wwf in questa battaglia.
Il j'accuse è contro la Convenzione che stabilisce il rapporto con la società Stretto di Messina e prevede che a partire dal primo anno di esercizio a questa spettino 38 milioni di euro l'anno da parte del Ministero delle Infrastrutture - ovviamente da aggiornare secondo l'inflazione programmata - e un canone annuo che le ferrovie dello Stato dovranno versare pari a 100 milioni di euro e che diventeranno già 112 milioni nel 2013; inoltre le Ferrovie, sempre secondo la Convenzione, dovranno (entro il 31 dicembre 2011) finanziare e realizzare le opere cosiddette «essenziali» per i collegamenti ferroviari. Ciò significa che le Ferrovie non avranno più risorse da investire sulla rete per adeguarla e per renderla più sicura ed efficiente. Soprattutto in Sicilia, dove troppi chilometri sono ancora a binario unico e senza rete elettrificata come nel terzo mondo.
«Con il Ponte sullo Stretto di Messina - attacca il segretario aggiunto del Wwf Gaetano Benedetto - l'Italia diverrà più povera. Più povera dal punto di vista economico, considerato che i circa 6 miliardi di euro di finanziamenti destinati alla realizzazione dell'opera vengono da società pubbliche (Fintecna) o comunque saranno raccolti dai privati grazie all'emissione di obbligazioni garantite dallo Stato. E più povera dal punto di vista ambientale, perchè il ponte e le opere connesse, con sette anni di cantieri e decine di discariche e cave, devasteranno un habitat unico nel Mediterraneo». E torna in mente la velenosa battuta di Beppe Grillo, che in occasione di un suo spettacolo a Palermo, qualche tempo addietro, ebbe a dire: «... eh, l'Italia è messa maluccio sì di questi tempi, e voi siciliani siete fortunati a stare per conto vostro (...). Il Ponte di Messina? Ma quale Ponte. I pirañas ci dovreste metter nello Stretto, altro che il Ponte...».



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