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PALERMO: Una rete di musei per raccontare i nostri emigrati
Paola Nicita
13/03/2005, la Repubblica, ed. Palermo



UNA cartolina piena di parole nostalgiche, un vestito stinto dal tempo, il breviario per 1 preghiere da recitare durante 1 lunga traversata. E ancora foto grafie color seppia di chi è partito come manovale e si è ritrovato sul palco del teatro Metropolitan, nel ruolo di star del bel canto. Al di là dell'Oceano, ecco l’America, ecco l'approdo di speranze e nuove vite. Dalla fine del l'Ottocento agli anni Venti Trenta, e ancora subito dopo la seconda guerra mondiale, l’emigrazione dalla Sicilia verso l’America ha flussi e motivazioni differenti.
La storia di questa Sicilia che spostava—a volte interi paesi- si può ritrovare nei musei dedicati all'emigrazione che son sparsi un po' in tutta l'Isola: e momento sono otto — Muse eoliano a Salina, dell'emigrazione etnea a Giarre, Museo ionico Santa Teresa Riva, Casa dell'emigrante a Canicattini Bagni (Ragusa), Museo Ibleo a Ragusa Emigrazione dall'area del latifondo ad Acquaviva Platani (Caltanissetta), Museo Herbitense a Nicosia, museo dell'emigrazione trapanese (che dal primo maggio e per tutta l'estate esporrà i suoi cimeli presso la Società di mutuo soccorso di Santa Ninfa)—ma si sta lavorando per aprirne altri tre al più presto. L'appuntamento è per martedì prossimo a Savoca, dove si riuniranno i responsabili dei musei delle istituzioni (Dipartimento studi Università di Messina, assessorato al Lavoro, previdenza sociale e emigrazione) per decidere di dar vita ai nuovi spai espositivi e pensare ad una rete dei musei: virtuale e al contempo reale.
Come spiega Marcello Saija, curatore scientifico del Museo eoliano dell'emigrazione e delle rete dei Musei siciliani: «Proporremo la realizzazione di un sito internet e di tre nuovi musei: Palermo, Santa Ninfa e Vizzini- dice - Ogni museo, del resto, rappresenta le peculiarità specifiche del territorio. Per questo è importante che ne sorgano tanti, differenti». Richieste di istituzione dei musei arrivano anche da Milazzo, Siracusa e Barcellona Pozzo di Gotto. TI museo di Palermo, oltre alla storia dell'emigrazione del capoluogo, fungerà anche da punto di raccordo per gli altri luoghi del ricordo.
«Palermo fungerà anche da interfaccia con Ellis Island — prosegue Marcello Saija—D'altronde il capoluogo è stato per moltissimi anni il luogo della partenza per tutti i siciliani, passaggio transoceanico per giungere dall'altra parte del mondo».

I musei già esistenti sono sparsi un po' per tutta l'Isola: il capofila è quello di Salina, fondato nel 1999 con un protocollo d'intesa firmato dalle istituzioni locali con la New York State University at Stony Brook. Racconta il direttore del museo: «Una caratteristica legata all'emigrazione erano le Società di mutuo soccorso: riferimenti importanti per chi, arrivando in un luogo sconosciuto, riusciva così a ricollegarsi immediatamente con "compaesani" e amici, mantenendo intatte tradizioni e abitudini. Esisteva anche una "guida dell'emigrante"». Male Società di mutuo soccorso, in realtà, erano anche un importante serbatoio di voti, da promettere e da usare: non a caso, infatti, Edoard Re, presidente della Società Isola di Salina, diventò segretario di Stato alla Giustizia con John Kennedy. Angelo Paino, fondatore della Società Stella di Salina (gruppo antagonista dell'isola) divenne invece il più grande costruttore di New York. Tra i due emigrati d'oro non corse mai buon sangue: la pace fu finalmente sancita da uno spettacolare banchetto, immortalato da una grande fotografia in bianco e nero esposta nel Museo di Salina.
Da Nicosia partono siciliani che danno vita alla Banca Herbitense e al progetto faraonico di Roosevelt City: una città che è una grande impresa economica, ma che non riuscirà a raggiungere i risultati sperati. Foto, ma anche dischi, per Giovanni Gurrieri, tenore di Vittoria catapultato nel firmamento dorato del successo grazie ad una voce d'eccezione. Altri cantanti siciliani, invece, daranno il via ad un "pop" ante litteram cantando Li fimmini cu lu lipstick, dedicato alle stravaganti signorine newyorchesi.

Il sogno americano visto da lontano aveva motivazioni varie e differenti: speranza o necessità, il viaggio è legato anche a geografie di un'isola che in alcune zone conosce grandi ricchezze e in altre soffre di estrema povertà. Dal latifondo si parte subito, sin dalla fine dell'Ottocento, mentre in altre zone si aspetta il nuovo secolo e si oltrepassa l'Oceano con in tasca un gruzzolo da investire e far fruttare. «In tutta la Sicilia — spiega Saija — si potevano comprare biglietti per l'America: era pieno di sub agenti. A volte li vendeva anche il macellaio del paese».
Ogni provincia siciliana aveva un'appendice lontana: i siracusani scelgono il Connecticut, da Messina si va anche in Australia: si parte in terza classe, si torna in prima, con una foto ricordo da far vedere al ritorno, al paese. Per raccontare quanto è bella la Merica, guardata dalla Sicilia.



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