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Iran/Scoperte che cambiano la storia dell’archeologia: i mitici tesori di Halil Rud
PAOLO MATTHIAE
il Messaggero 12 Marzo 2005

UNA NUOVA stagione di grandi scoperte archeologiche si è aperta in una delle regioni del mondo più ricche di tesori sepolti, ancora largamente ignoti. E’ la valle del Halil Rud nell’Iran orientale nella provincia di Kerman, che fino a pochissimi anni fa era pressoché completamente sfuggita all’attenzione delle autorità culturali iraniane e degli archeologi orientali di tutto il mondo. Su queste ricerche si è appena concluso un importante convegno internazionale di studi, che ha avuto luogo a Jiroft nella regione di Kerman, organizzato e promosso con successo dal Centro per la Ricerca Archeologica Iraniana di Teheran nell’ambito dell’Organizzazione per il Patrimonio Culturale e il Turismo dell’Iran. Il convegno è stato lanciato per fare il punto sulle fruttuosissime ricerche in corso, per promuovere nuove collaborazioni internazionali che consentano un’intensificazione e un approfondimento delle conoscenze e per richiamare l’attenzione del mondo, in particolare occidentale, sulla gravità dei passati intensissimi scavi clandestini nella regione.
In effetti, proprio i reperti scoperti durante scavi clandestini iniziati, sembra, nel gennaio 2001 nella regione di Jiroft hanno richiamato l’attenzione delle autorità culturali iraniane e degli studiosi di tutto il mondo. Una massa di vasi e altri oggetti in clorite, tutti decorati sontuosamente a rilievo con figure di animali, esseri fantastici, figure mitiche, motivi architettonici di uno stile molto caratteristico e ben riconoscibile è affluita ben presto sui maggiori mercati antiquari di Londra e di Parigi.
Non si trattava di materiali archeologici completamente sconosciuti, perché reperti appartenenti alle stesse classi erano ben noti agli studiosi, anche se erano molto discussi per quanto concerne sia la loro datazione, comunque da porre tra la metà e gli ultimi secoli del III millennio a.C., sia i loro luoghi di produzione, ritenuti in generale da collocare in qualche area non ben identificata dell’Iran meridionale o orientale.
Nel giro di alcuni mesi gli organi di polizia iraniani riuscirono a localizzare i luoghi di provenienza degli oggetti e a identificare le estese necropoli da cui gli oggetti saccheggiati provenivano. Nel febbraio 2002 le autorità iraniane riuscirono a bloccare definitivamente le attività clandestine, ricostruendo che gli scavi illeciti erano stati intensissimi, avendo infierito su migliaia di tombe, sventrate sistematicamente da gruppi organizzati di scavatori probabilmente in contatto con committenti occidentali, che avrebbero trovato, secondo le testimonianze raccolte, fino a una sessantina di questi splendidi oggetti per tomba.
Naturalmente i corredi ceramici e gli oggetti non considerati di valore commerciale evidente, come accade drammaticamente in questi casi di saccheggi selvaggi, furono frantumati, dispersi e abbandonati, distruggendo sistematicamente i contesti, come si può osservare ancora oggi sui luoghi impressionati delle necropoli dilapidate.
Con la cessazione degli scavi clandestini è iniziata la prima esplorazione scientifica della zona con l’impianto di una importante Missione iraniana con collaborazioni internazionali sui due vicini siti di Konar Sandal Sud e Nord sotto la direzione di Youssef Madjidzadeh, che ha iniziato i lavori nel febbraio 2003 e ha di recente concluso la terza campagna di scavi di cui è stata data ampia notizia nel convegno, cui hanno partecipato, oltre a numerosi studiosi iraniani, anche archeologi francesi, tedeschi, americani e italiani.
I due siti, assai vicini l’uno all’altro appartenevano con ogni probabilità ad un unico assai esteso centro urbano, che deve esser stato forse il più importante dell’intera regione di Jiroft, cui era annessa la necropoli terribilmente saccheggiata. La Missione ha scoperto resti impressionanti di architettura monumentale con una grande piattaforma massiccia di mattoni crudi, che senza dubbio ricorda da vicino le torri templari della Mesopotamia, mentre dalle ricerche più recenti sta emergendo un notevole edificio, che potrebbe essere una fortezza, di 30 metri per 62, protetto da un massiccio muro di cinta. La scoperta più sensazionale dell’ultima stagione è quella di un resto di un mattone con un’iscrizione in elamita lineare, le cui origini sono nella scrittura cosiddetta protoelamita nota fin da circa il 3000 a.C. da Susa e documentata poi in una serie di importanti iscrizioni del grande re elamita Puzur-Inshushinak vissuto verso la fine del III millennio a.C.
E’ probabile che la nuova iscrizione appartenga ad un periodo intermedio e certo è fondamentale in quanto documenta che la cultura di Jiroft era una cultura letterata, probabilmente retta da committenti reali. Inoltre, nei due siti sono state trovate ripetute prove di laboratori di lavorazione di pietre dure e di madreperla provenienti dall’Oceano Indiano.
Non meraviglia e sembra del tutto fondata l’affermazione formulata alla stampa dal direttore del Centro per le ricerche archeologiche della Repubblica Islamica dell’Iran, Masoud Azarnoush. «E’ come una nuova Valle dell’Indo e una nuova Valle del Nilo», che ha pure giustamente aggiunto: «Questa nuova scoperta pone l’Iran al centro delle civiltà e delle attività culturali nel III millennio a.C.».
Questo rivelato dagli scavi sensazionali di Konar Sandal è un nuovo, inatteso nucleo di civiltà urbana di fondamentale importanza nella fondazione e nella diffusione del modello urbano nell’Oriente antico. Alcuni degli studiosi sono attratti dall’idea, suggestiva ma ancora tutta da provare, che questa cultura sia quella del favoloso paese di Aratta dove i miti sumerici ponevano una ricca civiltà rivale di Uruk nel lontano Oriente che con la sumerica Uruk condivideva il culto per la celeste dea Inanna.
Nel convegno appena concluso le Autorità iraniane hanno lanciato un giusto appello per ottenere la più ampia collaborazione internazionale al fine di recuperare le migliaia di oggetti in clorite saccheggiati nelle necropoli di Jiroft ed oggi in vendita in una serie di aste internazionali. Poiché la provenienza di questi oggetti è sicura e la data, recente, dei saccheggi è ugualmente certa, è giusto che si crei un movimento internazionale per la restituzione all’Iran dei tesori illecitamente sottratti al Paese. L’impegno della Repubblica Islamica dell’Iran nella ricerca archeologica per far luce su questa nuova grande civiltà che sta riemergendo nella fertile valle del Halil Rud otterrà certo la cooperazione internazionale e l’Università di Roma “La Sapienza” ha già assicurato che metterà a disposizione nei tempi più brevi i propri specialisti per l’impianto di un’attività di prospezione e di sondaggi congiunta irano-italiana.







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