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Villa Borghese- Il parco culturale più grande d'Europa
Romana Liuzzo
Panorama 17/3/2005

Sarà un sindaco laico e di sinistra a portare a compimento il sogno secentesco di Paolo V, trasformando la sua antica residenza, meglio conosciuta come «villa di delizie», in quello che Walter Veltroni definisce «parco culturale più importante di Europa». Perché questo sta diventando Villa Borghese, 80 ettari di verde nel cuore di Roma con 40 fontane, 20 edifici minori, 18 monumenti, innumerevoli statue e una galleria con una collezione straordinaria.
Per completare l'ambizioso mosaico mancano solo gli ultimi due tasselli: l'inaugurazione della Casina di Raffaello, che conserva ancora ai suo interno la tomba dello scultore Pietro Canonica, su piazza di Siena, prevista in autunno: 600 metri quadrati, su due piani, destinati a ludoteca per bambini, dai 2 agli 11 anni. E l'avvio dei lavori, già in calendario per primavera, del Museo intitolato a Carlo Bilotti, pronto entro l'anno, all'interno dell'Aranciera. Nel 1849, quando venne ricostruita, era teatro di feste e ritrovi mondani, tra qualche mese sarà un palcoscenico privilegiato per 20 opere di Giorgio De Chirico del valore di 13 milioni di euro.
Basta trascorrere qualche ora a passeggio in quei viali, dove ci sono platani secolari e piante rarissime, perfino un limone a forma di mano (nato grazie a un virus iniettato nel frutto), per rendersi conto che il parco non è solo un luogo di richiamo per appassionati di jogging, bicicletta, pattini e famiglie con bambini, ma un polo d'attrazione culturale a 360 gradi.
A cominciare dal restauro, ultimato nel '97, della Galleria Borghese con i favolosi gruppi scultorei del Bernini, le opere di Caravaggio, Raffaello e Tiziano. Nel 2006, come anticipa a Panorama il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, non solo la galleria ospiterà la più importante mostra di Raffaello, ma si sta pensando a un ticket
unico. «L'idea è studiare al più presto un biglietto per tutti i Musei del parco, Galleria Borghese, Gnam e Museo etrusco, con una tariffa speciale, in modo da attirare un maggior numero di visitatori, puntando sempre più sui servizi: librerie, caffetterie, ristoranti» spiega il ministro. Mentre sembra tramontata l'idea di utilizzare il piazzale del Pincio, con vista mozzafiato su piazza del Popolo, come palcoscenico per l'alta moda romana, approdata stabilmente all'Auditorium.
Riflettori puntati sul parco delle meraviglie che già nel 2003 ha festeggiato i cento anni di apertura al pubblico, con kermesse e manifestazioni teatrali, anche in notturna. In quell'occasione, per l'esattezza la notte di fine anno, gli eredi della famiglia Borghese consegnarono simbolicamente al vicesindaco di allora, oggi presidente della Provìncia, Enrico Gasbarra, le chiavi dello storico parco («Fu un momento molto commovente che ricordo sempre con piacere» racconta Gasbarra).
E pensare che Villa Borghese, di proprietà di Paolo V e del nipote prediletto, il cardinale Sci-pione Borghese, fin dal 1508, al principio era solo un modesto appezzamento coltivato a vigna. Nei primi del Seicento cominciò una serie di acquisizioni di terreni limitrofi per trasformarla nella residenza simbolo dello status sociale della famiglia. E, dopo decine di ristrutturazioni, arriviamo al 1902, anno in cui lo Stato italiano acquistò le collezioni e il parco. Nel corso dell'anno successivo il parco fu ceduto al Comune di Roma e aperto al pubblico, mentre le opere vennero esposte nel museo.
Non usa mezzi termini il sindaco di Roma parlando con Panorama di Villa Borghese, il parco che dice di conoscere metro per metro, dove ha giocato da bambino ed è cresciuto. Dove torna spesso, anche solo per parlare con la gente che lo frequenta. «Il cerchio si sta per chiudere: non sarà più solo un luogo per correre, ma un grande parco culturale nel quale storia, arte e natura sono coniugate in un disegno armonico unico al mondo».
L'obiettivo del Comune, restaurare tutti gli antichi edifici presenti nella villa, è stato quasi raggiunto, con un finanziamento complessivo di 16 milioni di euro. Secondo il ministro Giuliano Urbani, che si definisce «felice della rinascita del parco museale di Villa Borghese, dove nel 2009 si terrà il centenario del Futurismo», adesso l'attenzione dei Beni culturali, per quanto riguarda la capitale, è concentrata sul restauro di Palazzo Barberini, sulla nascita (nel 2007) del primo Museo di arte contemporanea, in via Guido Reni, e su quella (prevista nel 2011) del Museo della Patria, al Vittoriano.
Il rilancio dello storico parco, dove a giugno scorso ha riaperto anche la Casina Valadier, il gioiello del Pincio, dove amano consumare piatti a cinque stelle politici, imprenditori e gente di spettacolo, inizia con Veltroni ministro della Cultura. Fu allora che, dopo 16 anni di lavori, ci fu la solenne riapertura della Galleria Borghese. Ed ebbe inizio il processo di trasformazione. «È davvero un grande museo all'aperto. Il museo dei musei. Perché contiene più strutture che vivono in stretta relazione. Un esempio unico nel suo genere. In nessun posto del mondo c'è nulla di simile»
s'inorgoglisce Alberta Campitelli, responsabile di tutte le ville e i parchi storici della capitale. Ampliamenti e ristrutturazioni sono stati eseguiti, nel corso degli anni, un po' ovunque. Particolare attenzione è stata dedicata ai Giardini segreti, riportati al loro originario aspetto secentesco, con piante rarissime, ripiantumate dopo secoli, come la Fritillara imperialis e la Stilla peruviana. Sono 250 esemplari in tutto, con tre cicli di fioritura l'anno.
Proseguendo la passeggiata all'interno della villa, impossibile non notarlo, a prescindere dal gusto personale (non a tutti piace): ecco il primo teatro scespiriano, il Globe Theatre, riprodotto fedelmente in legno secondo il modello londinese. Gigi Proietti lo ha già scelto per numerosi spettacoli da lui diretti e a settembre 2004, in occasione della Notte bianca, quando la capitale ha tenuto accese le luci per 24 ore, il traffico nei dintorni è impazzito tanto è stato l'entusiasmo della gente che voleva assistere alla messa in scena di Giulietta e Romeo.
Si intravede già da Porta Pinciana un'altra delle novità della villa, la Casa del cinema, inaugurata il 18 settembre e affidata alle cure di Raffaele Ranucci. Il suo nome era Casina delle rose, fu acquistata nel 1833 dai Borghese e restaurata da Luigi Canina, venne usata prima come trattoria e poi come stalla. Oggi sono stati ricavati 2.500 metri quadrati suddivisi in sale espositive, sale proiezioni e conferenze, cui si aggiunge uno shopping center e un ristorante open air, che aprirà in estate.
Le novità per Villa Borghese non finiscono qui. Ci sono anche piccoli dettagli che contano. Come l'originaria recinzione del parco ripristinata con cancellate di ferro sul modello di quelle ottocentesche, a tutela delle aree monumentali, e l'eliminazione dell'asfalto, sostituito con l'originale battuto.
Infine, l'estate scorsa, è toccato al nuovo ingresso del Bioparco, l'ex zoo capitolino, con piazzale antistante dedicato a Vittorio Gassman («Un omaggio della città all'attore nel luogo in cui lui conobbe la moglie Diletta D'Andrea» dice Veltroni). Proprio lì, a pochi metri, dove oggi alloggiano scimpanzé e pappagalli, c'era il Casino della caccia, luogo deputato agli spuntini della famiglia Borghese e dei suoi commensali.
Villa Borghese parco culturale più importante d'Europa. Villa Borghese perla unica nel suo genere. Ma, a onor del vero, non a tutti pare sufficiente la trasformazione. «Manca la manutenzione, le panchine sono troppo basse e malconce per fare sedere le persone anziane e troppo spesso la notte la villa è terra di vandali» lamenta la sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico, presidente dell'associazione Amici di Villa Borghese.
Stessa opinione severa anche per Franco Miraglia, coordinatore della medesima associazione che ha scritto al sindaco decine di lettere di protesta: «Lo stato della villa è semplicemente disastroso: il verde è in uno stato pietoso, i controlli sono scarsi. L'unica cancellata che hanno concesso è per la Casina Valadier, un ristorante nelle mani di privati. Per quanto riguarda la ludoteca, è assolutamente inadatto lo spazio della Casina di Raffaello, e il Globe Theatre è semplicemente ridicolo. Una brutta copia. Un consiglio al Comune? Se non sono in grado di seguire una villa storica come Villa Borghese, che non andava snaturata in quel modo, sarebbe meglio cederla allo Stato che certamente saprà valorizzarla con garbo».
Polemiche a parte, la gente sembra apprezzare molto le bellezze del parco, non solo nel weekend, quando c'è chi la utilizza perfino per conviviali déjeuner sur l'erbe, o per godersi la vista dal pallone aerostatico, «attraccato» al Galoppatoio, ma anche durante la settimana, quando i musei interni registrano spesso il tutto esaurito.



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