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Il Manifesto del Comitato per la Bellezza e le risposte dei candidati

Pubblichiamo l'edizione "completa" del Manifesto e dei 10 Punti interrogativi sulla Bellezza con le numerose e argomentate risposte ricevute dai candidati.


Caro Candidato, Caro Leader, Signor Partito
ecco 10 domande “brutte” Sulla bellezza

Noi del Comitato per la Bellezza, nato nel 1998 sul nome e sul lavoro di Antonio Cederna, vi chiediamo:

1) Può la Bellezza essere uno dei temi centrali, unitamente alla cultura e, in particolare, alla cultura della tutela, della vostra campagna elettorale, uno dei punti-cardine del vostro impegno politico?

2) La Bellezza è anche per voi un bene sociale, un diritto di tutti, uno dei pilastri di una nuova politica per la società italiana, partendo dal patrimonio storico-artistico, dal paesaggio, dai siti archeologici, dai centri storici?

3) La Bellezza è stata sfregiata, mortificata e profondamente intaccata, dalle coste alla montagna, dalla campagna alla città, nel patrimonio storico-artistico-archeologico e in quello di biblioteche, archivi e fondi musicali, a causa della latitanza di una politica per la cultura, a causa dell’imperversare di condoni, di abusi e di inquinamenti d’ogni genere. Siete d’accordo?

4) Concordate sul fatto che il lassismo di Comuni e Regioni verso una edilizia di mercato utilizzata come fonte di entrata corrente per Enti locali vicini al collasso si è trasferita sul paesaggio imbruttendolo, mentre mezza Italia crolla o smotta, e che c’è un restauro colossale del territorio e del patrimonio edilizio vecchio e antico da promuovere, anche a fini sociali?

5) Ha senso una diffusione sfrenata di pale eoliche (che richiedono strade e sbancamenti di terreni collinari e montani già fragili) anche laddove non c’è vento sufficiente, persino in zone di alto pregio paesaggistico e archeologico, di pannelli solari senza limiti di sorta, spesso su terreni coltivati, oppure la creazione di maxi-impianti fotovoltaici?

6) E per la pianificazione urbanistica e paesaggistica, oggi negletta, siete pronti a riportarla in onore attuando anzitutto il Codice per i Beni culturali e per il Paesaggio, la co-pianificazione Ministero-Regioni, contro un consumo di suolo e un dissesto spaventosi che esigono un piano pluriennale per “rifare l’Italia”, mettendola in sicurezza? Vi impegnate a votare, al più presto, una legge che riduca nel modo più drastico il consumo di suolo?

7) Siete disposti ad appoggiare una autentica “ricostruzione” del Ministero come quello dell’Ambiente e ancor più di quello per i Beni e le Attività Culturali, indebolito, snervato, semidistrutto dalle ultime gestioni, da Bondi a Ornaghi?

8) L’Italia era riuscita negli anni Ottanta e Novanta a recuperare sull’Europa “verde” più avanzata creando una ventina di Parchi Nazionali (da quattro che erano, da decenni) e coprendo con la tutela il 10 per cento del territorio nazionale. Ma da anni ormai i Parchi di ogni livello mancano di fondi persino per la sopravvivenza. Vi impegnate affinché la politica dei parchi venga ripresa e potenziata ad ogni livello?

9) Musica lirica, sinfonica, popolare, dal vivo, tutte le forme di teatro, di spettacolo, di cinema sono forse state degnate in Italia della giusta attenzione dagli ultimi governi? O non vi sono sembrate al contrario condannate alla più stentata e mortificata sopravvivenza, e magari ad una fine prematura? Vi impegnate a finanziarle in modo selettivo ma adeguato premiando le produzioni di qualità, i talenti meritevoli, le compagnie di giovani, le iniziative di ricerca e di riscoperta?

10) Arte, cultura, musica, paesaggio continuano ad essere trattati in due modi sbagliati: a) come materie da privilegiare soltanto a chiacchiere continuando in realtà a speculare sulle aree, sui centri storici, sulle coste e sulle montagne,ecc. b) come “il nostro petrolio”, come “una macchina da soldi”, cioè come una serie di giacimenti da “sfruttare” cavandone profitti laddove essi sono possibili, abbandonando il resto a se stesso. Non credete invece, con noi, che sia giunto il momento di considerarle un tutt’uno inscindibile, un valore strategico “in sé e per sé” (e non per i profitti che può dare), il “motore” reale di tante attività indotte, come il turismo culturale e naturalistico?

Voi candidati, voi leader dei partiti, siete pertanto disposti a condividere questa battaglia politica e culturale di civiltà per la Bellezza come bene di tutti e come diritto sociale nei termini che abbiamo qui esposto? E a verificare con noi periodicamente il vostro reale impegno su questi temi cruciali una volta eletti?

Il Comitato per la Bellezza
Desideria Pasolini dall’Onda, Vittorio Emiliani, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Pier Luigi Cervellati, Gaia Pallottino, Bernardo Rossi Doria, Irene Berlingò, Rita Paris, Nino Criscenti, Arturo e Bernardino Osio, Fernando Ferrigno, Annarita Bartolomei, Gianfranco Amendola, Pino Coscetta, Andrea Costa, Massimo Fregnani.
Hanno aderito anche il presidente di Mountain’s Wilderness, Carlo Alberto Pinelli, Giovanni Pieraccini presidente onorario RomaEuropa, Alberto Asor Rosa e la Rete dei Comitati Toscani, i consiglieri nazionali di Italia Nostra Nicola Caracciolo, Maria Pia Guermandi e Ebe Giacometti, il presidente della sezione romana Carlo Ripa di Meana, gli urbanisti Vittoria Calzolari e Francesco Ghio, Sauro Turroni, Giulia Rodano, l’economista Marcello De Cecco, gli storici dell’arte Antonio Pinelli, Andrea Emiliani e Tomaso Montanari, gli archeologi Mario Torelli e Carlo Pavolini, l’ex direttore generale Beni Culturali di Puglia, Ruggero Martines, gli storiografi Massimo Teodori, Enrico Menduni, Franco Monteleone, Giuseppe Tamburrano presidente della Fondazione Nenni, i giornalisti Elena Doni, Chiara Valentini, Rossella Sleiter, Corrado Giustiniani, la portavoce di “Salviamo il Paesaggio” Cristiana Mancinelli Scotti, Silvia Denicolò, portavoce Movimento 5 Stelle Lazio, Mauro Puliani, Ufficio Turismo, Provincia di Roma, Anna Coen, don Roberto Sardelli animatore del Comitato pro-Centro storico di Pico Farnese (Fr), Salvatore Bonadonna, presidente dell’Associazione culturale di Studi Socio-Economici e Territoriali, Elena Mortola della Associazione Culturale Progettazione Sostenibile Partecipata, Carlo Troilo, Rosalba Rizzuto, Thaya Passarelli, Flavia De Luca, Fiamma Dinelli, numerosi Comitati romani e loro esponenti come Marcello Paolozza.

*Il nome dell’amico Luigi Manconi non figura stavolta fra i firmatari perché Luigi, fondatore del Comitato per la Bellezza, viene candidato dal Pd al Senato in Sardegna. Ha ovviamente sottoscritto il Manifesto come candidato.



Pier Luigi Bersani

Roma, 8 febbraio 2013

Caro Vittorio Emiliani, cari amici
Sento come preciso dovere quello di assumere la vostra battaglia politica, civile e culturale per la Bellezza come bene di tutti, come diritto sociale. E’ infatti un tema che contiene in sé un’idea di Paese: l’Italia del patrimonio storico-artistico, della tutela senza deroghe del paesaggio e del territorio, della riqualificazione dei centri storici, della conservazione delle biblioteche e degli archivi.
E’ un’idea di Paese che è architrave di una nuova fase espansiva, che può creare lavoro. Lavoro di qualità.
Intrecciando percorsi formativi, ricerca, innovazione nei processi produttivi, appare evidente che quello da voi indicato è uno degli obiettivi più ambiziosi della sfida del Partito democratico, della coalizione di centrosinistra ItaliaBeneComune.
Occorre per prima cosa rovesciare la logica – imperante nell’ultimo decennio a trazione populista – che ci ha fatto subire condoni, crolli, emergenze, sfruttamento indiscriminato del suolo.
Un governo della normalità capace di costruire con un impegno costante quella filiera fatta da formazione, ricerca, innovazione, cultura (culture, meglio) e che potrebbe essere battezzata come la ‘buona economia del noi’.
A presto e buon lavoro,
Pier Luigi Bersani


Nicola Zingaretti

Nel Lazio, a Roma un dovere etico: la Regione garante della Bellezza

Stiamo dilapidando una fortuna. Viviamo in uno dei posti con la più alta concentrazione di bellezza al mondo. E non siamo in grado di prendercene cura e trasformarla in un valore a disposizione di tutti. Ecco perché voglio raccogliere la proposta lanciata dal Comitato per la Bellezza. Nel Lazio che immaginiamo, la Regione dovrà farsi garante e promotrice della bellezza, nelle tante forme in cui essa è presente nel Lazio.

Vogliamo dar vita a un sistema di regole in grado di proteggere e valorizzare il paesaggio e i beni ambientali e artistici della regione. Lo faremo con strumenti legislativi e di controllo tutti nuovi. Innanzitutto, con l’obiettivo di bloccare finalmente l’aggressione al paesaggio e al territorio che ha caratterizzato almeno gli ultimi 50 anni della nostra storia. Daremo al Lazio e a tutte le sue amministrazioni nuovi strumenti di pianificazione, a partire dall’approvazione del Piano Paesistico Regionale e da un Testo Unico dell’Urbanistica, fissando regole certe e precisi vincoli per garantire l’integrità del paesaggio, delle città e delle architetture.

Anche il patrimonio naturale del Lazio merita cure completamente nuove. Vogliamo riformare il sistema di gestione della biodiversità e delle aree protette e stabilire norme per la tutela dei terreni agricoli e delle coste del Lazio. Senza aver paura di intervenire dove la cieca corsa al mattone ha lasciato le ferite più gravi. Sfrutteremo le nuove opportunità della tecnologia per controllare le trasformazioni del territorio e vigilare su ogni forma di abuso. Ma non solo. C’è un dovere etico nella difesa della bellezza, ma anche una convenienza sociale ed economica. Per questo, partiremo con un grande programma sui luoghi della cultura. Vogliamo sapere esattamente quanti sono e in che stato versano i tantissimi siti archeologici, artistici e naturali del Lazio, compreso il grande patrimonio di archivi e biblioteche regionali. Il censimento e la mappatura digitale dei luoghi della bellezza, della cultura e della conoscenza sono il primo passo per creare una rete di spazi da aprire, arricchire e valorizzare.
E poi vogliamo dare piena espressione alle professionalità, ai talenti e alle intelligenze che lavorano nel campo dell’arte, dello spettacolo e all’intero sistema dell’industria culturale regionale. Lo faremo con nuove leggi e attraverso un utilizzo trasparente e innovativo delle risorse pubbliche e degli investimenti privati.
Vogliamo sostenere una rivoluzione perché il Lazio torni a essere ciò che è sempre stato nella sua storia millenaria: una regione viva, aperta e accogliente. In una parola, bella.

Candidato Presidente Regione Lazio per il Pd


Anna Finocchiaro

Nella Bellezza la nostra identità nazionale

Aderisco con convinzione al manifesto per la Bellezza. Sono da tempo persuasa che il patrimonio di arte, cultura, musica e la ricchezza del nostro paesaggio, oltre ad essere una carta d'identità importante per il nostro Paese, costituiscano un volano importante per la crescita, un motore (come scrivete nel Manifesto) per la qualità dello sviluppo italiano.

Candidata al Senato per il Pd


Ilaria Borletti Buitoni

Più tutela al paesaggio, no al consumo di suolo

Grazie del vostro messaggio. Concordo pienamente con i punti del manifesto sulla Bellezza anche se forse sulle "terapie" non abbiamo visioni perfettamente coincidenti. Ma sarebbe veramente utile che si camminasse insieme sulla strada della pressione affinché i temi della cultura e del patrimonio culturale vengano inseriti come meritano.
Molto è riferibile all'azione dell'esecutivo più che del parlamento. Per quello che mi riguarda e pensando alla mia eventuale futura azione di parlamentare mi sono impegnata ad una revisione della normativa per la tutela del paesaggio che riporti il Ministero dei beni culturali ad un ruolo primario e vincolante e a riprendere il percorso del disegno di legge dell’attuale ministro Catania già condiviso con le Regioni sul consumo di suolo. Se già questo fosse possibile....sarebbe un successo.

Ilaria Borletti Buitoni, capolista alla Camera in Lombardia per Scelta Civica per Monti


Matteo Orfini
Stavolta dobbiamo porre al centro cultura e tutela

1. La Bellezza e la cultura della tutela non solo possono, ma devono essere poste al centro dell’impegno politico. Un Paese che non punta su cultura, conoscenza, sapere e creatività è un Paese che rinuncia al proprio futuro. La crescita culturale di una società costituisce la premessa indispensabile per rendere più solida, libera e plurale una democrazia. A partire dalla cultura si può ricostruire un’Italia più aperta e più giusta.
2. “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. E' dall’articolo 9 della nostra Costituzione (finora disatteso) che occorre ripartire se vogliamo rilanciare la cultura, da quei principi irrinunciabili troppo spesso disattesi e traditi. La cultura costituisce, prima di tutto, un diritto fondamentale dei cittadini: da questo principio discende la responsabilità pubblica di tutelarla, sostenerne lo sviluppo, garantirne l’accesso a tutti i cittadini.
3. Le nostre città, i nostri territori raccontano una storia di abbandono e incuria che, con sempre minori risorse umane e finanziarie, le strutture tecniche preposte alla tutela cercano di contrastare: il paesaggio e il patrimonio storico e artistico del Paese non sono oggi al sicuro e giorno dopo giorno pezzi di storia si sgretolano sotto il peso del tempo. La pur evidente necessità di recuperare risorse è stata declinata nel senso della svendita di pezzi del nostro patrimonio culturale e artistico. Il paesaggio è stato dimenticato, la continua riduzione del personale impegnato nella tutela paesaggistica, gli attacchi compiuti attraverso leggi che allentano le maglie della salvaguardia dell’integrità nei territori e che incoraggiano il consumo dissennato dei suoli (con le evidenti conseguenze per la sicurezza per i cittadini) dimostrano la scarsa attenzione per una delle eccellenze del nostro Paese.
4. Consideriamo prioritario ridefinire un più chiaro equilibrio tra livelli di governo. Manca la necessaria condivisione tra Stato e Regioni rispetto agli obiettivi da perseguire, per quanto riguarda sia la tutela del paesaggio che il governo del territorio. Il funzionamento del sistema delle autonomie nella tutela del territorio dipende anche dalla professionalità degli addetti che vanno qualificati e valorizzati: su questo c’è bisogno di un impegno da parte di tutte le istanze di governo. D’altro canto l’aver trasferito alle Regioni materie e funzioni senza dare piena attuazione al federalismo fiscale né certezza delle risorse disponibili, pone quegli enti nella condizione di dover reperire altrove le entrate necessarie. Infine si deve rimproverare alle leggi dello Stato di aver si previsto forme di concertazione e di cooperazione, ma di non aver stabilito le sedi di un confronto e di codecisione: non esiste più al Mibac una direzione specifica a questo preposta. Per quanto riguarda i Comuni, per porre un limite all’utilizzo dell’edilizia per fare cassa, sarebbe senz’altro utile intervenire sulla norma che prevede che una percentuale dei proventi delle concessioni edilizie sia utilizzata per il finanziamento delle spese correnti.
5. E’ necessario coniugare la necessità di sviluppare energia da fonti rinnovabili con l’altrettanto fondamentale esigenza di tutelare il paesaggio, che nasce dall’interazione tra uomo e natura e va rispettato secondo un’idea di tutela che sappia dialogare con la contemporaneità, con strumenti coerenti e di sistema.
6. La riforma del governo del territorio va collegata al paesaggio anche dal punto di vista giuridico, chiarendo il sistema normativo e delle competenze, superando la divisione tra tutela e valorizzazione, realizzando una governance degli strumenti oltre che delle risorse. In alcuni casi, non occorre tanto elaborare nuove pianificazioni, ma applicare quelle esistenti; intervenire anche sulla qualità degli interventi sul paesaggio; sostituire le nuove edificazioni con una buona riqualificazione agevolata da benefici fiscali. La tutela del paesaggio deve andare oltre i confini amministrativi territoriali a vantaggio di una pianificazione che tenga conto delle continuità strutturali dei territori. La deroga alle regole deve diventare davvero un’eccezione, non una prassi consolidata. Già in questa Legislatura, abbiamo apprezzato il tentativo di presentare una Legge sul consumo del suolo da parte del Ministro dell’Agricoltura; proporremo un nostro provvedimento, che contempli la necessaria integrazione di competenze tra i dicasteri coinvolti nella tutela del suolo, Beni Culturali e Ambiente, oltre che Agricoltura.
7. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha subito in questi anni una pericolosa mutazione genetica: la struttura centrale è cresciuta a dismisura mentre deperiva quella periferica, trasformandolo in un mostro macrocefalo. C'è bisogno di invertire la rotta, snellendo l'apparato centrale e ridando fiato alle strutture periferiche e territoriali e garantendo reale autonomia alle funzioni tecnico scientifiche, storicamente il fiore all'occhiello del Ministero. Valorizzare le competenze esistenti, inserire nuove professionalità, accompagnare il necessario ricambio generazionale sono premesse indispensabili senza le quali è impensabile immaginare un futuro per il Ministero, ponendo fine ad un’idea di managerialismo estremo che privilegia costose consulenze esterne.
8. I Parchi Nazionali costituiscono uno strumento fondamentale per la tutela del territorio, per la conservazione della biodiversità, per uno sviluppo locale realmente sostenibile, per la salvaguardia dei paesaggi del nostro Paese. Metterne a rischio la sopravvivenza, come è stato fatto negli ultimi anni nel nome di un’insensata logica del risparmio a qualsiasi costo, è assolutamente insensato. Occorre, in primo luogo, coordinare gli interventi dei vari livelli amministrativi, sottrarre le nomine direttive a logiche di spartizione politica, monitorare le attività, eliminare duplicazioni di gestione e valorizzare le esperienze d’eccellenza.
9. La curva della spesa pubblica italiana in questi settori mostra un calo vertiginoso ed è fuorviante e inaccettabile l'uso strumentale della crisi economica mondiale per giustificare i tagli. Il Partito Democratico si impegna ad avvicinare progressivamente la spesa pubblica per la cultura a livelli europei, partendo dalla chiara affermazione di un principio: quello in cultura è un investimento. E il carattere prevalentemente pubblico di questo investimento è la vera garanzia di autonomia del mondo della cultura. E’ dovere prima di tutto dello Stato considerare la cultura una priorità e il sapere uno degli strumenti per uscire dalla crisi e rilanciare il Paese; senza un’inversione di tendenza radicale negli investimenti è infatti impossibile immaginare di attivare forme integrative di finanziamento coinvolgendo i privati. Nell’affermare questa esigenza occorre però individuare strumenti di programmazione che aiutino a spendere meglio e a evitare dispersione di risorse. Inoltre, l’attuale gestione statale degli interventi mostra di non poter più rispondere efficacemente ai bisogni che scaturiscono dalla diversità delle esperienze e dell’identità delle produzioni, dalla diversificazione dei pubblici esistenti e potenziali e dalle nuove opportunità di fruizione. Occorre riformare i criteri con i quali avviene la ripartizione dei fondi, premiando la qualità delle produzioni artistiche, le capacità produttive, la ricerca, il rapporto con i network internazionali, l’innovazione, il ricambio generazionale e l’investimento sul lavoro dei giovani, la progettualità, la circuitazione e la diffusione delle produzioni, la capacità di sviluppare nuovi modelli di organizzazione della cultura. Occorre favorire l’accesso ai fondi da parte delle giovani compagnie, prevedendo per loro alcuni criteri di valutazione differenziata. Allo stesso tempo, è fondamentale che il finanziamento sia pluriennale per consentire quella programmazione che è indispensabile nello spettacolo dal vivo; e occorre monitorare le attività di chi riceve il sostegno pubblico in ragione degli obiettivi culturali perseguiti.
10. Negli ultimi anni, sempre più la cultura è stata trattata da un lato secondo un concetto di valorizzazione intesa più come messa a reddito che come sostegno alla fruizione e, dall’altro, con una rappresentazione insopportabile che vede nella cultura non un diritto di tutti ma un lusso per pochi e negli operatori culturali non dei lavoratori ma dei parassiti.
A ciò si è accompagnata l'ideologia del managerialismo, che non solo ha portato nel settore nuove costose incompetenze, ma è stata la chiave che ha aperto all’utilizzo di nuovi e gelatinosi meccanismi di gestione: l'opacità di inutili commissariamenti che il Ministro Bondi ha eletto a sistema privilegiato di governo delle istituzioni culturali, l’uso clientelare delle società pubbliche adoperate per spossessare il MIBAC delle sue prerogative e per prostrare la libera concorrenza tra le imprese culturali, l’incredibile ricorso alla protezione civile. E la conseguente continua mortificazione delle professionalità tecniche e scientifiche.
Alla visione pessimista e regressiva che ha prevalso per anni dobbiamo contrapporre un progetto alternativo: proprio nel dramma della crisi appare più evidente la necessità di ricostruire un'idea di Paese nuovo, un modello di sviluppo che rompa coraggiosamente col passato e che sappia ripensare se stesso all'interno di una dimensione politica europea. Un progetto che non può prescindere dall'ambizione di un'innovazione profonda, e in cui la cultura torni ad essere una delle questioni strategiche

Candidato alla Camera Roma, responsabile Cultura del Pd


Vannino Chiti

La nostra non dev’essere una Patria “bella e perduta”

Vi ringrazio di avermi reso partecipe del vostro manifesto, al quale aderisco in modo convinto. Preservare la bellezza, investire nella cultura significa riattivare settori decisivi per la crescita e per il rilancio del nostro Paese.
I nostri paesaggi, i musei, i numerosi siti archeologici, il mondo dell’arte e dello spettacolo rappresentano una straordinaria ricchezza che ha reso grande l’Italia e che ci rende un’attrattiva unica a livello mondiale. Sono una eccezionale potenzialità che solo la miopia politica dei passati governi di destra può aver pensato di penalizzare con tagli indiscriminati di risorse e fondi. È un patrimonio inestimabile che dobbiamo proteggere e difendere. E noi come Partito Democratico ne siamo certi.
A maggior ragione in un momento di crisi come quello che attraversiamo, conservare e valorizzare i siti archeologici, i poli museali, sostenere il teatro, la musica, la danza e l’industria cinematografica, devono essere la nostra priorità.
Non possiamo di fronte a frane, alluvioni e terremoti accusare la natura di essere malvagia. Una irresponsabile gestione del territorio ha fatto costruire dove non si doveva. Autorizzazioni disinvolte delle autorità pubbliche, abusivismo incoraggiato da ripetuti condoni edilizi, dispiegano negli anni le loro tragiche conseguenze. A lungo si è disboscato selvaggiamente e si è ignorato il pericolo di smottamento in territori fragili.
Siamo diventati un Paese che vive e si attiva solo sulle emergenze, senza politiche di prevenzione. È necessario definire un piano pluriennale di interventi per mettere in sicurezza il territorio italiano. È possibile è un dovere che abbiamo.
È l’impegno che il Pd porta avanti con decisione.
Altrimenti rischiamo davvero che la nostra patria diventi “bella e perduta”.

Candidato al Senato per il Pd in Piemonte


Roberto Natale

Difendere la Bellezza, una scelta oggi concreta

La bellezza come programma di governo. Sembra un'utopia, a dirla così, ma in effetti è l'unica scelta possibile per una coalizione progressista che voglia dare il segno di una svolta netta rispetto alle devastazioni di questi anni. Ed è una scelta che - mai come questa volta -si presenta con i caratteri della concretezza. Girando per Abruzzo e Umbria (le due Regioni nelle quali sono candidato), colpisce il fatto che tesi come le vostre vengano enunciate ormai anche da soggetti "insospettabili": imprenditori dell'edilizia che ora dicono basta al consumo di suolo e guardano invece agli interventi di recupero;amministratori locali che fanno ammenda - pur se tardivamente - di una politica urbanistica senza regole, perché sono drammaticamente evidenti i costi del dissesto. Aderisco dunque molto volentieri al vostro appello, che si combina alla perfezione con il programma di Sinistra Ecologia e Libertà. Idee che, per "merito" della crisi, non appaiono più come le richieste di una minoranza radicale e "fondamentalistica", ma proposte di assoluto buon senso, che hanno fatto breccia in settori larghi della pubblica opinione. Il centrosinistra non può tradire queste attese.
Ex presidente Fnsi
Capolista Sel per il Senato in Abruzzo e Umbria


Ermete Realacci

La Bellezza una delle chiavi strategiche per il nostro futuro

“Concordo con il Manifesto proposto dal Comitato per la Bellezza: non solo la bellezza fa parte del patrimonio genetico e dell’identità dell’Italia, ma è parte determinante della sfida per il futuro del Paese. In un modo che cambia, l’Italia è forte se fa l’Italia. Se punta su cultura, conoscenza, innovazione, ricerca, green economy e le incrocia con la forza del made in Italy, con la qualità, con la bellezza, con i territori. La bellezza rappresenta inoltre un investimento strategico per la nostra economia. Non solo per la sua capacità di attrarre turismo culturale e naturalistico, ma anche per la sua capacità di rafforzare la presa delle nostre produzioni di qualità e del made in Italy. Come dimostrano i dati della ricerca di Symbola e Unioncmere L’Italia che verrà - Rapporto 2012 sull’Industria culturale in Italia, la cultura e la bellezza fruttano al Paese il 5,4% del valore aggiunto prodotto. Per imboccare la via che porta al rilancio del nostro Paese passando per un rilancio deciso della cultura, il prossimo governo dovrà invertire la rotta con decisione e adottare politiche capaci non solo di contrastare le illegalità e gli abusi che da troppo tempo deturpano il nostro territorio, ma anche capaci di realizzare investimenti strategici su cultura, bellezza, conoscenza, qualità, paesaggio. Un obiettivo che richiede condivisione e impegno a tutti i livelli, nelle istituzioni e nella società. Anche se non è il momento giusto per dirlo, ho sempre pensato che esprima al meglio questo programma politico uno straordinario brano del Costituto di Siena scritto nel lontano del 1309: “chi governa deve avere a cuore massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”. La cultura, la valorizzazione del nostro patrimonio storico e paesaggistico, la lotta all’illegalità e all’abusivismo sono già state parte determinante del mio impegno parlamentare della legislatura che si avvia a chiusura - basti pensare che in questa legislatura il centro destra ha provato fino all'ultimo e per 17 volte di riaprire i termini dell'ultimo condono edilizio - e saranno anche uno dei primi fronti su cui lavorerò nella prossima legislatura, cercando il più ampio coinvolgimento possibile", lo afferma Ermete Realacci, responsabile Green economy del Pd, aderendo al Manifesto in dieci punti proposto ai candidati alle politiche dal Comitato per la Bellezza.
Candidato alla Camera per il Pd


Angelo Bonelli

Aderisco totalmente e propongo altre misure

Aderisco senza riserve al manifesto per la Bellezza e dichiaro non solo di essere disposto a condividere questa battaglia politica e culturale di civiltà per la Bellezza come bene di tutti e come diritto sociale nei termini in esso esposti, ma intendo anche, fin d'ora, dare un mio contributo per precisare taluni temi che, forse per necessità di sintesi, sono stati solo parzialmente trattati.
Essi fanno da tempo parte del mio impegno come uomo politico alla guida dei Verdi che, come sai , si sono sempre battuti in difesa del territorio, del paesaggio e dei beni culturali, spesso in totale solitudine all'interno del Parlamento e nelle Regioni.
Non è dunque una adesione formale o episodica, di quelle che si sottoscrivono in campagna elettorale, ma un impegno coerente portato autonomamente avanti negli anni. Giusto un anno fa proposi alcuni dei temi che sinteticamente ti sottopongo al Ministro Ornaghi, in un incontro che avevo richiesto, proprio per dare il contributo delle idee dei Verdi, perché il suo ministero potesse riprendere il doveroso ruolo che gli è proprio.
Tutti hanno potuto vedere con i propri occhi come si è svolta e conclusa l'esperienza di questo governo nelle materie che sottoponete anche alla mia attenzione e ciò non può che indurre ad una profonda revisione di tutte quelle norme derogatrici, fintamente semplificatrici che stanno portando il Bel Paese alla rovina.
Proposte integrative
Nel ringraziarvi dunque per aver voluto indicare a tutti i candidati alcuni dei temi che un governo riformatore dovrebbe affrontare, mi permetto di suggerirti di integrare il manifesto con le seguenti proposte che comunque fanno parte del mio impegno politico di portavoce dei Verdi:
a) contrastare e combattere la spinta localistica e l'inganno federalista che hanno messo in pericolo i beni culturali e il patrimonio storico artistico della nazione riportando tutela e conservazione nelle competenze esclusive dello Stato, attraverso la riforma del titolo V della Costituzione;
b) ripristinare in capo al Ministero il potere di annullamento delle autorizzazioni, anteponendo ad ogni altro interesse, a fronte di interventi che compromettono o distruggono beni culturali e paesaggistici, il principio della tutela , ribaltando il principio adottato per anni da chi ha costantemente operato per annullare ogni parere negativo trasformandolo in un via libera, facendo prevalere, contro il dettato costituzionale, gli interessi economici rispetto ai doveri della tutela.
c) riconoscere i Centri Storici come bene culturale, stabilendo per essi rigorose regole per la conservazione dell'intero tessuto urbano.
d) rivedere il federalismo demaniale riaffermando il principio secondo il quale i doveri della tutela del patrimonio storico artistico non consentono l’alienazione e la privatizzazione dei beni culturali e paesaggistici.
e) mettere al bando il condono edilizio, rafforzando le norme che rendano più efficace e ineludibile la demolizione o la requisizione degli immobili illegali previa la soppressione delle norme che consentono la sanatoria degli abusi compiuti in aree tutelate.
f) mettere in sicurezza l'Italia, precisando che la la troppo spesso invocata "più grande opera pubblica" dovrà anch'essa essere un'opera di restauro e recupero, nel rispetto delle caratteristiche proprie degli elementi del territorio su cui è necessario intervenire, sia che ci si occupi del dissesto idrogeologico sia che ci impegni nel consolidamento antisismico degli edifici, promuovendo la manutenzione e il recupero. Obiettivo ineludibile dovrà essere anche la ricostituzione delle politiche di bacino , sciaguratamente abbandonate secondo una visione localistica che ha sovrapposto le competenze e i confini amministrativi a quelli della natura e dei bacini idrografici.
g) sopprimere le norme che consentono e promuovano la realizzazione nei terreni agricoli di impianti per la produzione energetica al di fuori della pianificazione e/o in contrasto con essa.
h) sopprimere la legge obiettivo e le norme derogatorie in essa contenute nonché le analoghe disposizioni che consentono la manomissione del territorio per infrastrutture al di fuori della pianificazione o in contrasto con essa contenute nel D.L "sviluppo bis" n.179/12.
i) riportare in capo alle Regioni la pianificazione territoriale e urbanistica, sopprimendo le norme che consentono di delegare e subdelegare a Comuni e Province le funzioni proprie delle medesime Regioni, riproponendo la obbligatorietà della approvazione da parte di un organo superiore e terzo dei piani, abolendo il deleterio principio di "chi fa approva" e sopprimendo i molteplici strumenti di per l'urbanistica contrattata come gli accordi di programma e simili.
j) rivedere il c.d. piano casa e l'omologo piano per la riqualificazione delle città, aventi unicamente come obiettivo l'espansione urbana.
k) approvare una legge che impedisca l'ulteriore consumo di suolo, stabilendo per il territorio agricolo obiettivi di conservazione prioritari rispetto ad ogni altro interesse, non limitando quindi la disposizione ai soli limiti quantitativi.
l) riaffermare l'interesse "nazionale" nei confronti delle aree protette e dei parchi, riportandone la gestione al livello istituzionale che le è proprio, superando la deriva localistica che è venuta affermandosi e completando, con l'istituzione dei parchi nazionali del Delta del Po e del Gennargentu, il quadro delle aree nazionali meritevoli di tutela.

Candidato alla Camera per i Verdi in Rivoluzione Civile


Hanno inoltre dichiarato di condividere in toto
i 10 Punti per la Bellezza i candidati:

Luigi Manconi, Pd, candidato al Senato Sardegna
Stefano Fassina, Pd, candidato alla Camera Roma, resp. economia
Luigi Zanda, senatore, Pd, candidato al Senato Roma
Sergio Zavoli, senatore, Pd, candidato al Senato Napoli
Emilia De Biasi, deputata, Pd, candidata alla Camera Milano
Walter Tocci, deputato, Pd, candidato alla Camera, Roma
Marco Causi, deputato, Pd, candidato alla Camera, Sicilia
Ivana Della Portella, Pd, candidata al Senato Roma
Adriano Labbucci, Sel, candidato Regione Lazio
Carmine Fotia, capolista Rivoluzione Civile Regione Lazio
Fabio Bellini, Pd, candidato Regione Lazio
Pietro Calabrese candidato M5s Regione Lazio
Giuseppe Marchetti Tricamo, Centro Democratico, candidato al Senato, Roma
Celestina Costantino, Sel, candidata Camera Piemonte 1
Michele Curto, Sel, candidato Camera Piemonte 1




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18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

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