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E al comando della Galleria d'arte c'è un Veltroni boy senza curriculum
Mario Franklin
il Giornale 10/3/2005

«Laureato con 110, e la lode». Il curriculum del neonominato direttore della Galleria d'Arte Moderna di Bologna, Gianfranco Maraniello, riporta voto di laurea e nome del relatore. Strano: pensavamo che questo tipo di curriculum si presentasse solo per la ricerca del primo impiego. Ma, se si pensa che si tratta della direzione della più vecchia galleria d'arte moderna d'Italia, suona ancor più strano. Se poi si aggiunge che la Gam, che quest'anno festeggia i tre decenni di vita preparandosi al trasferimento nella nuova sede, comprende anche il Museo Morandi, uno dei musei monografici più importanti d'Europa - oggi fortemente in crisi - e la bellissima Villa delle Rose, il curriculum del giovane «independent curator» merita ancora più attenzione.
«Figlio di Giuseppe Maianiello e allievo di Danilo Eccher»: il primo è uno scultore, il secondo, ex direttore della Gam, non ha scuola e quindi non ha allievi, ma è un uomo di Veltroni. Ma stranamente Eccher, attuale direttore del Macro (il Museo di arte conteporanea di Roma), smentisce la sua «paternità»: «L'ultima cosa che vorrei apparisse è che io sia il padrino di Maraniello», precisa. Forse perché preferisce non dare l'impressione di essere in pratica il direttore di due delle poche gallerie pubbliche di arte contemporanea. Prima della nomina di Maraniello, all'inizio di febbraio, sui giornali era apparso il nome altisonante della curatrice svizzera Adelina von Furstenberg quale possibile direttrice della Gam. «A me non risulta - aveva spiegato la signora -, ma io sono disponibile». Tanto è bastato per riporre Adelina nel cassetto e ricominciare con la litania dei papabili: Ludovico Pratesi, altro romano, altro veltroniano, che però si era già vantato in pubblico di avere in tasca la direzione della Gam di Bologna. L'assessore alla Cultura Angelo Guglielmi, despota della carica più ambita della città di Cofferati, ha continuato a negare che fossero «questi signori» i futuri direttori della Gam. Tutti «signori» che, secondo lo stile della giunta dell'ex Cinese, hanno appreso di essere possibili direttori nello stesso momento in cui hanno saputo di essere stati bocciati e, sempre secondo lo stile giunta, direttamente dai giornali.
Si dice che la nomina di Maraniello sia uno dei garbati sgarbi che Cofferati ammannisce al «despota» Gugliemi. E si dubita anche che Gugliemi conoscesse il giovane fortunato cui vanno in dote un patrimonio e una responsabilità che farebbero tremare qualsiasi direttore di museo.
Ma d'altra parte a Bologna nessun museo ha un vero direttore: non il Museo archeologico, diretto ad interim da una signora che ora fa un altro lavoro, non i Musei civici d'arte antica, governati da un «curatore» reggente, non l'«internazionale» Museo della musica, sul cui futuro Cofferati ha deciso facendo, ancora una volta, il contrario di quel che aveva promesso in campagna elettorale.
Maraniello, si legge sui giornali, è autore di due «opere». Se ne prenda una, «Arte in Europa 1990-2000», edito da Skirà (con l'accento, come scrive La Repubblica). Il volume è promosso da uno dei maggiori galleristi italiani che dichiara: «Ho pensato a un libro che potesse essere una scommessa e una verifica sul mio lavoro degli ultimi anni»; è introdotto da due paginette del Maranìello che cita, oltre all'innocuo Valéry, il «fortunato libro "Impero" dì Antonio Negri»; e coniene uno smunto saggetto sull'arte italiana di neppure dieci pagine, due delle quali consacrate all'eroe nazionale Maurizio Cattelan (quello dei bambini impiccati all'albero, per intendersi). Ma che rapporto c'è tra il gallerista mecenate e l'orizzonte sconfinato che il libro si propone? Chissà, chissà. Le mostre lo diranno. Sta di fatto che Giorgio Morandi è citato come modello di un fotografo che ritrae tazzine sospese nel vuoto a grandezza naturale: ecco il curriculum del nuovo direttore del Morandi.



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