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Munch, furto a lieto fine
E.D.D.
Il Manifesto 08/03/2005


Ritrovate le tre opere scomparse, l'ennesimo attacco all'artista
Destino crudele Dopo la scomparsa de «L'urlo» ora è toccato all'acquarello «Il vestito blu» e a due litografie, un autoritratto e Strindberg

Le hanno ritrovate neppure dopo ventiquattro ore le opere di Edvard Munch (protagonista tra l'altro di una grande antologica che si aprirà domani al Complesso del Vittoriano di Roma), rubate la scorsa notte. Pochi i dettagli del ritrovamento forniti dalla radio norvegese Nrk, soprattutto la rassicurazione che Il vestito blu e le due litografie siano stati tutti recuperati. Dopo L'Urlo, icona insuperabile di sofferenza esistenziale, questo nuovo furto che colpiva ancora l'opera dell'artista norvegese era insopportabile. Tutto è accaduto la notte scorsa, in un albergo di lusso della Norvegia meridionale, il «Refsnes Gods» di Moss. Delle tre opere, quella di maggiore interesse è senz'altro Il vestito Blu, che rappresenta un'elegante figura femminile appena adagiata. Il proprietario dell'hotel,Vitar Salbuvik, non ha voluto dichiararne il valore forse preoccupato per la sorte degli altri quadri, circa quattrocento, in suo possesso. Le litografie sono invece dei ritratti: uno rappresenta lo scrittore August Strindberg, mentre l'altro costituisce un'immagini che l'artista maledetto per eccellenza ha lasciato di sè. Il padre dell'espressionismo infatti, ha alimentato con la sua opera e la sua vita connesse da un forte legame, l'immagine del genio dilaniato da pulsioni estreme, dall'amore e dalla morte.

Nato a Loten nel 1863, Munch fu segnato prestissimo dall'esperienza della malattia e della morte: a trent'anni perde la madre, poco dopo Sophie, la sorella prediletta. Non a caso sono opere come La bambina malata e Morte nella stanza della malata a segnare il suo esordio pittorico. Dopo una breve militanza nelle fila dei pittori naturalisti del suo paese, Munch nel 1892-1902, arricchisce il proprio linguaggio con le influenze secessioniste da una parte e con una forte inclinazione al Simbolismo dall'altra. Elementi questi che gli permisero di portare una visione ancora legata ai dettami dell'impressionismo verso territori proto espressionisti: i dati reali vengono stravolti dal maestro norvegese, deformati con l'aiuto di un colore esasperato e di forme sempre più allucinate. Non siamo ancora alla soglia dell'astrazione, pressochè raggiunta da movimenti come il Die Brucke e il Fauvismo, che possono considerarsi entrambi eredi della grammatica elaborata da Munch, ma si tratta del primo, passo verso la libertà dal reale.

Del 1893 è proprio l'Urlo sottratto lo scorso 22 agosto nelle sale del Munch Museet, in pieno giorno, davanti a gruppi di turisti e e visitatori esterrefatti. In quel caso il sistema d'allarme non funzionò e ancora meno le polizze assicurative che garantivano in caso di incendio e allagamento ma non per furto: nessuna copertura era prevista per un'opera stimata attorno ai 48 milioni di euro. Un valore enorme anche per la forza simbolica che, nel corso del Novecento, quella tela aveva finito per acquisire. La figura centrale, deformata dal dolore contro un cielo irriconoscibile, era nata nel clima artistico scandinavo di fine Ottocento e inizio Novecento, modulato attorno all'analisi della sofferenza e segnato dall'opera letteraria di Ibsen e di Stridberg. Ma è stato dopo, con lo scoppio della prima guerra mondiale e la rottura insanabile da essa provocata, ad avere acquisito il rilievo che ancora mantiene.

Mentre Munch sprofonda nei disturbi mentali e nelle allucinazioni e si ritira nel necessario isolamento, le sue opere esposte nei principali musei di tutto il mondo, vengono definitivamente considerate parte rilevante della storia artistica. Dell'Urlo Munch aveva lasciato una descrizione celeberrima: «Seguivo la strada con due amici, il sole tramontò, il cielo divenne rosso sangue, provai un soffio di malinconia. Mi fermai, mi appoggiai alla staccionata stanchissimo; sopra la città e sul fiordo blu nerastro planavano nuvole come sangue e lingue di fuoco; i miei amici continuarono il loro cammino, mentre io indugiai tremando d'angoscia. Mi sembrava di ascoltare il grido immenso e infinito della natura». Non era la prima volta che la stessa opera veniva rubata: nel 1994, durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Lillehammer, i ladri avevano agito indisturbati nelle sale della Galleria Nazionale. Ma tre mesi dopo la tela era stata ritrovata, mentre adesso ogni traccia sembra smarrita. Un vero e proprio accanimento questo contro il più importante dei pittori norvegesi, se si pensa che anche un'opera capitale come La Madonna manca all'appello, che ha permesso la formulazione delle ipotesi più differenti. Ci sono innanzitutto ragioni economiche evidenti , che però, considerata l'invendibilità sul mercato (lo dimostra anche questo fulmineo ritrovamento) vengono ridimensionate. E ipotesi più fanta politiche: Munch è l'artista norvegese «secessionista» per antonomasia e conoscendo la rivalità nota con gli altri paesi scandinavi, e soprattutto con i vecchi colonialisti di Stoccolma, si è anche pensato a possibili colpi inferti tra vicini. A una vendetta, per esempio. Infatti, proprio in questi giorni, esattamente 50 anni fa la Norvegia impose la separazione politica che, dopo non poca fatica, ottenne dalla Svezia alla fine del 1905.



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