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«Così si sfregia la Costituzione»
07.03.2005, L'Unità



ROMA Oggi riprende in aula al Senato il dibattito sulla riforma costituzionale targata centrodestra che cambia 50 articoli della nostra Carta fondamentale. Il centrodestra, dopo il diktat di Bossi, vuole procedere a tappe forzate. E proprio per denunciare i pericoli di un testo che scardina gli equilibri dello Stato democratico, il Centro riforma dello Stato insieme al gruppo Ds del Senato ha promosso per oggi un incontro-dibattito dal titolo significativo, «La Costituzione violata». Partecipano personalità del mondo politico e culturale e costituzionalisti come il senatore ds Andrea Manzella che introdurrà i lavori insieme a Mario Dogliani.
Che cosa sta accadendo in Senato?
«Stiamo discutendo e votando gli articoli con tempi contingentati e dunque molto stretti e addirittura ridicoli per una riforma così radicale della Costituzione che suscita molto malessere e molti dubbi di legittimità».
Tra l’altro è stato strozzato anche il dibattito in commissione...
«La situazione è paradossale. Manca anche il relatore. Le nostre proposte di modifica del testo non hanno neppure una controparte parlamentare».
Dal centrodestra vi accusano di non aver voluto collaborare e di aver presentato duemila emendamenti puramente ostruzionistici.
«La presentazione di un grande numero di emendamenti è stata successiva alla chiusura del dibattito in commissione. Le accuse del centrodestra mi ricordano la favoletta del lupo che bevendo nella parte superiore del torrente accusava l’agnello, che beveva più a valle, di inquinargli l’acqua. Dopo la strozzatura del dibattito in commissione e le ripetute chiusure, l’opposizione ha deciso di presentare un pacchetto consistente di emendamenti: una mossa più che giustificata, mi sembra».
L’accelerazione impressa dalla Cdl è anche una risposta al nuovo ultimatum di Bossi che vuole l’approvazione al Senato prima delle regionali?
«È evidente che il proposito di arrivare a una doppia lettura del testo prima delle regionali risponde proprio a una politica elettorale che non ha niente a che fare con la politica costituzionale. La politica elettorale vale per un giorno o per un periodo di tempo. La politica costituzionale è per sempre. Perché è destinata a tracciare le regole fondamentali della convivenza in un paese democratico. La nostra Costituzione è durata cinquantasette anni. E proprio questa sua durata nel tempo ci dice quanto siano insane delle modifiche congiunturali che rispondono a specifiche esigenze elettorali della maggioranza».
Niente spirito costituente in questa operazione...
«Piuttosto si vuole cancellare lo spirito che animò allora l’Assemblea costituente. Lo si vuole cancellare nelle premesse storiche, negli equilibri costituzionali, nel modo di porsi rispetto al più largo ordinamento europeo. Quando si introduce il concetto di esclusivismo nella legislazione regionale si crea una rottura nel sistema delle fonti del diritto e si contraddice il principio di sussidiarietà. La competenza esclusiva delle regioni isola il nostro ordinamento anche in Europa».
La maggioranza afferma che si tratta di una revisione parziale della Costituzione e che la prima parte resta comunque intatta.
«Non è affatto vero. La parte organizzativa di una Costituzione dovrebbe essere concepita come difesa e realizzazione dei diritti sanciti nella prima parte. Dovrebbe disegnare un organigramma e un equilibrio fra i poteri dello Stato perfettamente funzionale alla difesa di questi diritti. Non è così in questo testo di riforma. Quando si disegna un Parlamento nella completa disponibilità del governo, anzi del primo ministro, è evidente che anche i diritti fondamentali vengono assoggettati a un assolutismo governativo. Di qui il rischio democratico».
In sintesi, nella prima parte della Costituzione sarebbero elencati diritti fondamentali che però non sarebbero più garantiti nella seconda parte?
«Esatto. Se a questo si aggiunge l’attacco alla magistratura e alle autorità indipendenti, cioé alle altre due forme di garanzia dei diritti fondamentali, si può intuire che il rischio di violazione è su tutti i fronti».
Lei ha parlato di modifiche congiunturali ed elettorali. La devolution a Bossi, il premier assoluto a Berlusconi, l’interesse nazionale ad An?
«Non voglio fare dietrologie politiche. Io credo che qui venga violato un fondamentale diritto del cittadino: il diritto alla pace costituzionale. Il diritto ad avere regole fondamentali che valgono per tutti e per tutti i tempi. Come tanti altri costituzionalisti resto sbalordito per la cecità di questo attacco sferrato alla Costituzione. La sua gravità è tale che ci porta a respingerlo di per sé. Qui si prospetta il deperimento delle garanzie democratiche, la rottura degli equilibri fra la rappresentanza parlamentare e il governo, la rottura dell’unità statale e degli equilibri territoriali economico-sociali. Non solo, si disegna una architettura alla Escher: non è chiaro come possa funzionare. Si è voluto rompere l’equilibrio costituzionale scrivendo una non-Costituzione ».
Che cosa accadrà? Riuscirà il centrodestra ad approvarla definitivamente? E l’opposizione?
«Non c’è alcuna certezza. Tutta l’operazione è molto confusa. Siamo di fronte a un vero sfregio della storia costituzionale. Per ora si comprende solo l’intento congiunturale a fini elettorali. Se la maggioranza andrà avanti sulla sua strada cieca il referendum sembra l’unica soluzione. Resta però all’opposizione il diritto di continuare a sperare in una tregua anche dopo che si sia conclusa una doppia lettura del testo. Nella possibilità, cioé, di andare a una riscrittura radicale attraverso l’istituzione di un organismo paritario costituente come molti hanno auspicato, che consenta un vero dialogo su vere riforme».



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