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Baccini spiega la sua riforma: «Silenzio-assenso? Sì, ma dopo 90 giorni»
Pietro Piovani
Il Messaggero, 8 marzo 2005

ROMA — Nel cosiddetto decreto sulla competitività c'è un articolo che si chiama "Silenzio-assenso". Un articolo che potrebbe creare un mezzo terremoto nel paese. C’è scritto che qualsiasi richiesta presentata a qualsiasi amministrazione pubblica deve trovare una risposta entro novanta giorni. E se la risposta non arriva? Allora la richiesta si deve intendere accolta.
Un'applicazione letterale della norma potrebbe avere effetti devastanti, visto che gli uffici dello Stato non riescono ad assolvere quasi nessuna pratica in novanta giorni. Facendo un paio di esempi: in tre mesi un pregiudicato potrebbe;, ottenere il porto, d'armi, un'impresa*" edile potrebbe costruire un palazzo senza attendere la concessione.
Mario Baccini, ministro della Funzione pubblica e primo artefice dell’operazione, spiega invece; che la sua riforma è un passaggio essenziale «per ampliare le libertà dei cittadini e arrivare a uno Stato moderno».
Non c'è il rischio di ampliare un po' troppo?
«No. E le polemiche che stanno montando su questo provvedimento mi fanno sorgere una riflessione politica».
Quale?
«Che la vera natura innovatrice di una riforma si misura dal grado di resistenza
che viene opposto dalle retroguardie politiche».
Ma estendere il principio del silenzio-assenso a tutte le procedure amministrative non è pericoloso?
«Innanzitutto la scadenza sarà a novanta giorni, e non trenta come si è detto finora. Inoltre il principio non sarà esteso in modo generalizzato. Ogni ministero adotterà il suo regolamento, che escluderà dall'applicazione specifici procedimenti: quelli che investono interessi particolare».
Cioè: il ministero dell'Interno potrà specificare che per il porto d'armi il silenzio-assenso non si applica.
«Non solo. Nei regolamenti ogni ministero potrà indicare scadenze più lunghe dei novanta giorni. E infine c'è il principio dell'autotutela: superata la scadenza, l'amministrazione può comunque intervenire per difendere il bene pubblico».
Non nel decreto, ma in un altro provvedimento, è prevista un sistema piuttosto drastico di riduzione delle leggi: tutte le leggi anteriori al 1970 sono abrogate.
«Un'apposita commissione, però, individuerà quali delle vecchie leggi devono restare in vigore».
I tempi di attuazione comunque sono lunghi: quattro anni più due per eventuali correzioni.
«Sì, ma alla fine avremo risposto a una domanda diffusa che viene da tutta la società civile: in Italia ci sono troppe leggi».



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