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Gorizia e Nova Gorica. Il museo sull'ex confine che unisce i ricordi
Mario Brandolini
Messaggero Veneto 27/1/2013

Alla Stazione Transalpina Gorizia e Nova Gorica inaugurano il Museo diffuso con la testimonianza di chi viveva di qua e di l
Storici friulani e sloveni hanno ricostruito le ragioni del "Muro" isontino
Il progetto risveglier una memoria collettiva che supera gli antichi contrasti

Sar inaugurato sabato 2 febbraio, alle 12, a Gorizia alla Stazione Transalpina "Topografie della memoria - Museo diffuso del Novecento". Un percorso multimedia-le e interattivo tra i luoghi della memoria e le memorie dei luoghi in dieci postazioni tra Gorizia e Nova Gorica. Il Museo diffuso, visitabile anche sul sito www.topografiedella memoria.it, va a completare un progetto, avviato nel 2008 dall'Associazione Culturale Qurantasettezeroquattro, il cui oggetto di studio sono gli anni che vanno dalla nascita del confine tra Italia e Jugoslavia, nel '47ela sua cancellazione ne12004. GORIZIA Ha preso l'avvio nel 2008 il progetto dell'associazione culturale Quarantasettezeroquattro con il quale giovani storici italiani e sloveni hanno inteso indagare nelle ragioni e nelle dimensioni, pubbliche e private, di una storia, quella del confine goriziano, attraverso testimonianze di coloro che quel confine l'hanno vissuto, nel periodo che va dal 1947, anno della costituzione del confine divisione di Gorizia e al 2004, anno della sua sparizione. Il progetto - ci dice Alessandro Cattunar, presidente dell'Associazione Quarantasettezeroquattro -, vuole valorizzare e promuovere una riflessione sulla storia del goriziano dal Fascismo alla nascita della frontiera, periodo essenziale nella formazione, definizione e ridefinizione dei confini non solo geografici ma soprattutto identitari della popolazione goriziana. Il nucleo centrale dell'iniziativa, come detto, stata la raccolta delle testimonianze delle storie di vita dei cittadini di Gorizia e Nova Gorica che hanno vissuto la nascita del confine e che ne hanno esperito anche la caduta. Racconti di vita confluiti nell'Archivio della Memoria - continua Cattunar - che abbiamo presentato settimane fa alle scuole con l'intervento di Moni Ovadia, e che sono alla base dei Percorsi multimediali e interattivi tra i luoghi della memoria e le memorie dei luoghi, il Museo diffuso - Topografie della memoria, che inaugureremo il prossimo 2 febbraio. Un progetto che, anche alla luce dei profondi mutamenti che hanno ridisegnato il senso politico e anche il vissuto di chi sta al di qua e al di l del confine, intende rileggerne la storia nella sua molteplicit di significati e di punti di vista. Il Museo, infatti - ancora Cattunar - stato pensato essenzialmente come un percorso in dieci tappe che unisce Gorizia e Nova Gorica. In ogni tappa ci sar un totem artistico in ferro che offrir al visitatore diversi stimoli: con una serie di testi descrittivi del luogo in cui si trova, che sar per possibile osservare anche da differenti punti di vista, uno sguardo a 360 gradi per capire che molteplici e variegate sono le modalit di osservare e conoscere un posto. Questo perch? Perch questa diversit di approccio a uno stesso soggetto si pu facilmente ricollegare all'esperienza che varie comunit e varie persone possono avere avuto di questo soggetto. La cosa importante che lo spettatore, chiamato in gioco, viene immerso nel luogo, spinto a guardarsi intorno e a farsi delle domande, aiutato anche dalle scritte in corrispondenza dei punti di vista. Questo soprattutto per comprendere la complessit della storia e per un bisogno non pi procrastinabile di riconciliazione? Noi - spiega Cattunar -, non crediamo che a livello individuale ci possa essere una memoria condivisa, quindi una conciliazione. Noi crediamo che sia fondamentale l'ascolto dell'altro, dei tanti punti di vista, per capire la storia di Gorizia come stata vissuta e perch cos dolorosa ancora oggi. Capire che non c' stata solo la sofferenza di un gruppo: ogni comunit ha vissuto i luoghi e gli eventi loro connessi con aspettative, paure, speranze per il futuro differenti. Nostra intenzione non emettere giudizi. La Storia pu essere condivisa. La memoria no, va tramandata, ascoltata e compresa nella sue implicazioni psicologiche, famigliari, emotive, etc. Il museo non vuole raccontare la Storia, ma le tante storie che passano attraverso le memorie che sono plurime, dal momento che non esiste una memoria 'ufficiale' slovena o italiana. Gli italiani, come gli sloveni, ricordano le cose in modo molto diversificato, a seconda dell'appartenenza politica, del lavoro che si faceva, dei legami famigliari. E con uno sguardo al futuro, conclude: Il Museo diffuso creato al di qua e al di l, costringer la gente ad attraversare pi volte il confine, proprio per dare l'idea di un territorio unico, che pu svilupparsi solo se ragiona in un ottica pi ampia, nel superamento delle contraddizioni e delle tensioni del passato.



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