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Sala delle Cariatidi l'ora della rinascita
Armando Besio
La Repubblica, 7 marzo 2005

REALIZZATA negli anni settanta del Settecento dall'Imperial Regio Architetto Piermarini, distrutta dalle bombe angloamericane che nella notte del 15 agosto 1943 devastarono Milano, la Sala delle Cariatidi di palazzo Reale, così chiamata delle quaranta statue che la ornavano,un tempo uno dei saloni neoclassici più sfarzosi d'Europa, scintillante di stucchi ori dipinti e affreschi, teatro di memorabili ricevimenti e feste da ballo, aspetta da oltre sessant'anni un intervento di restauro capace di riscattare, se non l'originaria bellezza, almeno un accettabile livello di dignità estetica.
A lungo, in città, ha prevalso la tesi della conservazione del rudere, come memoria della violenza bellica e monito di pace. In questa chiave politica e simbolica la Sala delle Cariatidi era stata scelta, nel 1953, da Picasso per esporvi Guernica. Intanto però il degrado è avanzato, paradossalmente favorito anche da alcuni recenti interventi (pavimento, specchi, impiantistica) che, anziché migliorarla, hanno ulteriormente pasticciato la situazione.
Si è dunque fatta strada una robusta cordata di sostenitori dell'ineluttabilità del restauro, guidata da due figure molto autorevoli: Caterina Bon, già soprintendente di Brera, oggi direttore dell'Istituto Centrale di Restauro; e Carla di Francesco, soprintendente regionale lombarda. È a loro che si deve l'apertura, nel 2003, di un "cantiere di studio" che ha interessato una piccola porzione della sala (circa 64 mq, pari a 1 /20 della superfide totale) e nel quale i tecnici dell'ICR hanno sperimentato alcune soluzioni di recupero. Non un «falso storico» tipo la nuova Fenice ma un restauro morbido, capace di coniugare scrupolo filologico, esigenze estetiche e necessità funzionali.
I risultati del cantiere vengono presentati oggi alle 19 a palazzo Reale dal ministro per i beni culturali Urbani, presente il sindaco Albertini (la serata è a inviti), e verranno poi discussi domani, sempre a palazzo Reale, in una giornata di studi aperta al pubblico. Alle 9.30 gli interventi di Di Francesco, Bon e Mottola Molfino (direttore centrale cultura del Comune), alle 10.30 relazioni su tre “casi esemplari" di restauro realizzati in Italia e in Europa (la Cappella della Sindone a Torino, la Fenice a Venezia, il Neus Museum a Berlino), alle 12 la presentazione dei risultati del cantiere (con Gisella Capponi, architetto dell'lCR, che ha guidato il laboratorio), alle 15 tavola rotonda con importanti architetti, storici dell'arte e artisti: Roberto Cecchi, Amedeo Bellini, Francesco Buranelli, Giovanni Carbonara, FernandoMazzocca, Stefano Musso e Arnaldo Pomodoro.
Se il Comune farà proprie le soluzioni suggerite dal cantiere, l'ICR presenterà un progetto operati vo di restauro che potrebbe essere pronto entro un paio di mesi. 1 lavori dovrebbero durare almeno un anno, e costerebbero (la stima è ancora ufficiosa) circa un milione di euro. Una cifra notevole ma il prestigio dell 'intervento e tale che non dovrebbe essere difficile trovare uno sponsor.



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