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PUGLIA- La bellezza salverà il mondo. Prove di recupero di Puglia
Duilio Gianmaria
La Gazzetta del Mezzogiorno, giovedì 13 gennaio 2013

In un antico palazzo senese ci sono due affreschi: uno accanto all'altro. Da una parte c'è la rappresentazione del Malgoverno: nella famiglia regna la miseria, violenza e sopraffazione nelle strade, le campagne non coltivate non producono frutti e ricchezza, c'è carestia, in una parola è brutto. Dall'altra, lo stesso paesaggio è quello del paese dove regna il Buongoverno: irraggiato da una luce benevola, la gente operosa, nei palazzi il governo amministra la cosa pubblica con la cura del padre di famiglia, nelle sale dei palazzi si studia, la ricchezza è diffusa e condivisa, in una parola regna la bellezza.

LEGGE -Questa metafora visiva si applica perfettamente ancora oggi. La proposta di legge sulla "bellezza" di cui Bari ha tenuto a battesimo l'idea nel convegno al Petruzzelli lo scorso anno è il segno di un cambiamento di passo: il tema è entrato fmalmente a far parte del dibattito politico. II sindaco di Pollica che ha ereditato il testimone di Angelo Vassallo ucciso perché' si batteva per difendere la sua terra, tra i promotori della proposta, ha fatto del suo paese il simbolo di come la conservazione, la tutela, l'utilizzo della bellezza paesaggistica, dei beni culturali è il perfetto esempio di come ciò interagisca con lo sviluppo economico. La Puglia è il perfetto laboratorio per sviluppare questa intuizione. Abbiamo un territorio abbastanza limitato, stretto tra due mari, lo Ionio e l'Adriatico, una vocazione imprenditoriale diffusa, una forte spinta all'innovazione. Quell'immagine simbolica e metaforica del "buon governo" qui in Puglia è reale. Dobbiamo essere chiari se vogliamo conservare questo patrimonio di sapori e paesaggi dobbiamo riconoscere alla nostra agricoltura sovvenzioni non solo per il prodotto ma per la cura dell'ambiente. È arrivato il momento di concepire politiche che vincolino una parte dei profitti dei settori che usano il territorio: dal turismo alla fiorente industria delle energie alternative. Abbiamo bisogno mai più di ora di una politica attenta, vicina ai cittadini. Che non li tratti da questuanti ma che incoraggi cittadinanza attiva. Una politica che sappia ascoltare le voci del suo territorio, quella saggezza diffusa, quei valori condivisi che animano le imprese economiche e le iniziative sociali. La proposta di legge presenta ieri a Roma da Michele Emiliano insieme a Legambiente potrebbe rispondere a questa esigenza. II nostro paese è alle prese con una crisi economica profonda, sistemica. II meccanismo è noto: lo sviluppo è espressione del sistema sociale, la sua capacità di raccogliere le risorse e sfruttare le occasioni. Le nostre occasioni sono ben chiare: quelle di un sistema turistico efficace, lo sfruttamento delle risorse agricole in modo che le attività economiche a esse collegate possano sostenere il paesaggio. In un mondo alla ricerca di identità, il nostro paese, sfruttando la propria immagine può realizzare il "miracolo" di aumentare il volume economico delle attività legate alla conservazione e utilizzo delle risorse della "bellezza". La proposta ha tutte le caratteristiche per diventare uno strumento nella prossima legislatura, ma è già uno straordinario strumento di diffusione del messaggio perché deriva da un'associazione di oltre cento sindaci. Gli amministratori locali sono forse la migliore espressione della possibilità di condividere effettive politiche sul territorio. Dalle pagine di questo giornale ho sollevato altre volte la *** questione della valorizzazione delle risorse paesaggistiche, ambientali, architettoniche. Tutti i pugliesi conoscono la magia della bellezza delle pietre scolpite dei nostri centri storici, il fascino delle nostre campagne con i filari argentei delle chiome di ulivi, delle vigne, persino dell'ordine degli orti coltivati a carciofi, finocchi, cime di rape. Come cittadini pugliesi, abbiamo osservato il rischio del degrado urbanistico. II "Cuore di Pietra" dei nostri centri storici è stato circondato da periferie anonime o addirittura squallide. II sapiente lavoro dei nostri padri, nonni, che hanno saputo trasformare le nostre pietre e la nostra terra in quel paesaggio che ammirano in tutto il mondo, soffocato da un'idea di sviluppo in cui modernità, bruttezza, mancanza di cura, sono diventati sinonimi. Case, muri, scorci e paesaggi sono soprattutto un patrimonio collettivo. Sono sotto gli occhi di tutti, basta un muro di blocchetti di cemento per rovinare l'equilibrio secolare di un paesaggio, di muri di pietra, una schiera di villette dalle architetture e materiali "fuori luogo" per distruggere il fascino di una paesaggio. Come ben sappiamo gli esempi negativi non mancano in tutte le province della Puglia. Quando intere comunità, come i comuni dell'entroterra ionico hanno lasciato crescere fenomeni di confusa crescita edilizia o addirittura diffuso abusivismo, sono nati villaggi di villette, i cui cartelli "vendesi" o "affittasi" ingialliscono senza trovare compratori o inquilini, sono la prova che difendere la bellezza conviene. Chi come la valle d'Itria ha saputo conservare la propria intrinseca bellezza ha fatto la ricchezza dei suoi abitanti, delle sue attività economiche legate al turismo, persino all'immobiliare. ESEMPI -Basta guardare agli esempi virtuosi: la campagna Toscana e Umbra, le valli delle dolomiti e del sud Tirolo. Dovunque le comunità abbiano espresso un forte identità di tutela del territorio e hanno curato gli interessi collettivi, sono sbocciate attività economiche ed è cresciuto il turismo. Anche in Puglia, basti pensare al piccolo comune di Specchia o all'ormai consolidata reputazione internazionale di Ostuni, e della Valle d'Itria. Ebbene è questo che rappresenta il bello, come nell'affresco del buon governo, I capannoni inutilizzati, le periferie degradate, la mancanza di cura del territorio è invece la parte mortifera di quell'affresco. Saper riconoscerne le differenze e scegliere da che parte stare è facile.



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