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Ville venete assediate dal cemento, vergogna dimenticata
di Gianni Giolo
11 gennaio 2013.






Quattromila capolavori palladiani circondati da capannoni. Le ville venete, volute dai ricchi veneziani che – come scriveva Girolamo Priuli nel 1509 – “volevano abbandonare la navigazione per darsi alle gioie e ai diletti della terraferma”. Un patrimonio straordinario, unico al mondo, di palazzi però aggrediti e soffocati da fabbricazioni di ogni genere che ne violano la bellezza architettonica e paesaggistica.
Una ricerca condotta da Tiziano Tempesta, docente del Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali dell’Università di Padova, denuncia questo scempio. Lo studioso ha monitorato le 3.782 ville del Veneto, per l’86% private, per il 62% costruite fra Seicento e Settecento, censite dall’Istituto Regionale Ville Venete, andando a vedere cosa era stato costruito intorno e nelle immediate vicinanze, nel giro di 250 metri. Palladio concepiva le sue ville immerse nella natura della campagna veneta, arricchite dall’arte dell’agricoltura, un luogo – scrive il grande architetto – «dove finalmente l’animo stanco dalle agitazioni della città, possa prendere ristoro e consolazione e così potrà attendere quietamente ai suoi studi e alla contemplazione». E’ vero che tante ville sono state sottratte alla decadenza da centinaia di restauri, ma – come ha denunciato più volte Salvatore Settis – «la tutela d’un tesoro monumentale si è fermata un centrimetro oltre la recinzione, come se il valore di quel tesoro non fosse anche l’essere inserito in un determinato spazio».
Monumenti come villa Foscari, detta la Malcontenta, o Villa Pisani a Stra, assediati da condomini, ipermercati, capannoni e costruzioni di vario tipo. Così Tempesta denuncia che il prezzo pagato all’ubriacatura industriale del Veneto, negli anni in cui veniva esaltato lo spontaneismo anarchico e senza regole, è stato spaventoso. Nonostante il 48% delle ville sia tutelato da normative nazionali e regionali “solo in pochi casi la tutela del fabbricato si è estesa anche al contesto paesaggistico in cui esso si trova”. Si veda il caso di villa Trissino Giustiniani a Montecchio Maggiore, davanti alla quale si innalzano enormi silos, di villa Contarini Crescente alla periferia di Padova, che si staglia su giganteschi capannoni, di villa Franchini a Villorba, che confina direttamente con una delle 1.077 aree industriali della provincia di Treviso, che ospita un quinto delle ville venete.
«Tutte scelte sventurate – ha scritto Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera – di tanti decenni fa come gli stabilimenti chimici della Mira Lanza tirati su in faccia a Villa dei Leoni? Magari. L’occupazione delle aree rimaste miracolosamente integre intorno alle ville va avanti, sia pure in modo meno aggressivo di ieri, un po’ ovunque. E solo una durissima battaglia degli ambientalisti e degli abitanti ha bloccato ad esempio una nuova e massiccia cementificazione della campagna adiacente alla stupenda Villa Emo di Vedelago».
Tre anni fa un’inchiesta de Il giornale dell’arte, firmata da Edek Osser, intitolata “Così l’Italia ha massacrato Palladio” e rilanciata anche da The Art Newspaper, nel bel mezzo del cinquecentenario palladiano sollevò un putiferio, denunciando “una colata di cemento senza regole e senza controlli” e riprendendo le parole dello studioso Francesco Vallerani, addolorato nel vedere “da un lato un territorio costellato da straordinarie meraviglie architettoniche e paesaggistiche, dall’altro il disastro urbanistico che ha annullato il paesaggio”. Spiega oggi Tempesta che, a proposito di capannoni, in 111 ville più del 30% del territorio, posto nel raggio di 250 metri, è occupato da insediamenti produttivi, e per altre 159 tale percentule è compresa tra il 20 ed il 30%. Ad un esame più approfondito si è potuto constatare che non sono poche le ville inserite in zone industriali. Se si considerano le aree urbanizzate nel loro complesso si può vedere che solo il 21% delle ville venete si può considerare a pieno titolo inserito in un contesto paesaggistico pienamente agricolo, presentando nelle vicinanze una percentuale di superficie edificata minore al 20%. In più della metà dei casi la percentuale è ormai superiore al 40%.
Conclusione di Stella: «ecco la sfida di domani: ripulire, risanare, risistemare, recuperare la bellezza. Riportando i capannoni il più possibile lontani da quei tesori che il mondo ci invidia».

http://www.nuovavicenza.it/2013/01/ville-venete-assediate-dal-cemento-vergogna-dimenticata/


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