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Sciopero della Scala. Intervenga Muti
Pierluigi Panza
CORRIERE DELLA SERA cronaca di Milano 4 MAR 2005

Salta anche la «prima» del balletto «Europa». Albertini: abbiamo rispettato lo Statuto

Il caso Scala arriva in Senato, dove l'Unione chiede un'indagine, e non trova pace al suo interno, poiché tra i vertici del teatro e i lavoratori è muro contro muro. E oggi salta per sciopero la «prima» del balletto Europa.

Nell'assemblea di ieri, sono state rivolte esplicite critiche al maestro Riccardo Muti e alla «serrata» sul «Dittico». Nella nota dei sindacati si parla di «forte critica al ruolo avuto dal maestro Riccardo Muti in tutta questa vicenda, il quale finora non ha ancora ritenuto necessario, nonostante sia stato chiamato in causa, pronunciarsi su ciò che è accaduto, di fatto avallando in questo modo le decisioni prese».

Per il sindaco Albertini «si è agito nel rispetto dello statuto». Uno statuto che appare però non esente da punti di criticità.

Oggi salta la «prima» del balletto «Europa». E mentre il caso Scala è arrivato a Roma in Senato, dove l'Unione ha chiesto un'indagine, ieri il lavoratori hanno fatto nuovamente muro in assemblea. Ancora contro il Cda e la nomina
a sovrintendente di Mauro Meli, ma anche contro il maestro Riccardo Muti. In una nota, l'assemblea ha ribadito gli scioperi sulle prime, ha accusato il vertice del teatro di «serrata» circa la decisione di sospendere «Il dittico» (alcuni hanno proposto di eseguirlo ugualmente anche senza direzione musicale) e ha ribadito la sfiducia nel «Cda e nelle sue decisioni». Infine, appare «incrinato» il rapporto tra gli orchestrali e il maestro Muti. Anche solo attenendosi alla nota, gli orchestrali e i lavoratori esprimono «forte critica al ruolo avuto dal maestro Ric-cardo Muti in tutta questa vicenda, il quale finora non ha ancora ritenuto necessario, nonostante sia stato chiamato in causa, pronunciarsi su ciò che è accaduto, di fatto avallando in questo modo le decisioni prese». Gli interventi in assemblea, alcuni scritti e letti con enfasi e commozione, hanno avuto accenti molto più duri.
I sindacati sono disposti ad incontrare il sindaco, purché «si presenti da solo e con un segnale positivo». Dal sindaco estorciamo in serata un «abbiamo operato in conformità allo statuto»; uno statuto, lascia intendere, steso per «allontanare la politica» dalla gestione della Scala.
Vediamo, allora, quali sono le leggi che regolano il funzionamento della Scala. Il decreto legge 367 del '96 che istituisce le fondazioni liriche, e lo statuto della Fondazione Scala sono improntati a limitare il ruolo delle istituzioni pubbliche. L'articolo 10 della 367 spiazza le richieste del Consiglio comunale; vi si afferma che «lo statuto deve garantire l'autonomia dei componenti della fondazione i quali non rappresentano coloro che li hanno nominati né ad essi rispondono»: una manna per il sindaco. Al comma 3, però, prevede che solo i privati che hanno versato almeno il 12% del patrimonio della fondazione (sceso poi all'8%) possano da soli, o cumulativamente, nominare un consigliere di amministrazione: e qui ci siamo relativamente.
Il sovrintendente può essere revocato dal Cda «a maggioranza assoluta, solo per gravi motivi» (art.13). Chi può sciogliere il Cda, e nominare due commissari quando «risultano gravi irregolarità», sono il ministro Urbani e il ministro Siniscalco. L'Assemblea dei soci fondatori, però, può chiedere un'assemblea straordinaria.
Ma come avvengono le nomine dei consiglieri? Qui lo statuto della Scala lascia spazio alla critica. Fanno parte di diritto del Cda il sindaco, un membro nominato dal ministero e uno dalla Regione. Gli altri quattro devono essere indicati dall'Assemblea dei soci. Sono soci fondatori un rappresentante per ciascuna delle tre istituzioni suddette, più ciascun privato «che ha contribuito con almeno 500.000 euro al patrimonio». Ma lo statuto prevede che a ciascun socio fondatore spetti in assemblea un voto per ogni 500.000 euro versati, mentre ai rappresentanti di Comune, Regione e Stato spettino comunque «due voti» indipendentemente da quanto versato. Peraltro l'articolo 6 prevede che «l'autorità di Governo, Regione e Comune non hanno diritto di voto nelle deliberazioni per la nomina e revoca dei consiglieri».
Ci sono tuttavia altri aspetti critici. L'articolo 6 dello statuto prevede che le candidature alle cariche della fondazione debbano «evitare la formazione di posizioni dominanti». L'articolo 5 che «i componenti degli organi della fondazione non possono prendere parte alle deliberazioni nelle quali abbiano per conto proprio o di terzi interessi in conflitto con quelli della fondazione». L'artìcolo 8 prevede la presenza del direttore musicale nel Cda (su materie nelle quali si vuole esprimere evidentemente) e l'articolo 10 prevede che sia il sovrintendente a «nominare e revocare, sentito il Cda, il direttore artistico e il direttore musicale scegliendoli tra musicisti di chiara fama
e comprovata esperienza».

• I FONDATORI
I soci fondatori del Teatro alla Scala sono il Comune, la Regione e lo Stato; e poi tutti i privati e gli enti che hanno versato almeno 500 mila euro al patrimonio scaligero

• I CONSIGLIERI
1 consiglieri del Cda delia Scala sono il sindaco, più un rappresentante di Regione e Stato, più quattro membri eletti dai soci fondatori.
Oggi sono: Gabriele Albertini, Bruno Ermolli, Carlo Secchi, Paolo Sciuraé, Fedele Confalonieri, Marcò Tronchetti Provera, Vittorio Mincato.

LE REVOCHE
Il sovrintendente è revocato dal Consiglio di amministrazione Il Cda viene revocato dai ministri Urbani o Siniscalco. I soci fondatori, però, possono indire, con un quarto dei voti, un'assemblea straordinaria e invitare anche a modificare lo Statuto

• LA NOMINA
Il sovrintendente della Scala nomina il «direttore artistico e il direttore musicale» sentito il consiglio di amministrazione



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