LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Pablo Echaurren: «La mia Roma che parla con la polvere dei secoli»
GIUSEPPE DI STEFANO
Corriere della Sera – Roma, 03/03/2005

Ha una bella terrazza. Pablo Echaurren. Una terrazza che abbraccia tutta Roma. Quella dei piani alti e dei tetti, dei campanili e delle cupole, ma anche delle antenne e delle paraboliche. Da Monte Mario al Gazometro, da San Pietro a Villa Medici. Da nord a sud, da est a ovest. L'occhio vi si perde, in questo mare che lancia barbagli di luce qua e là, nel rimando di una finestra, su uno spiovente metallico, come uno sbaffo d'onda in un mare vero. Peccato, per il vento. «Qui c'è sempre vento», dice Pablo, «anche d'estate. D'estate, poi. fa troppo caldo qua sopra». Ma certo è orgoglioso di averla, questa terrazza a Prati, da cui si vede scorrere, al di là dei palazzi, l'acqua scura del Tevere. Invidiabile panorama, non c'è dubbio. Ma la Roma" che Echaurren ama è più segreta, più nascosta, quella che si coglie nella spessa ombra dei vicoli e dei cortili, quella degli odori forti che emanano i muri ammuffiti, quella dei vecchi carretti abbandonati dietro portoni sbilenchi.
Pablo, «Paino» affettuosamente per gli amici, è nato a Roma, da madre siciliana e padre cileno, il grande pittore surrealista Sebastian Matta. Ma è un legame, quello con la patria di Neruda, che Echaurren sente molto lontano. «Non sono mai stato in Cile», dice «e non parlo spagnolo».
Artista poliedrico, vulcanico, dai mille interessi, collezionista di tutto ciò che è Futurismo, Echaurren crea, dalla fine degli anni Sessanta, fumetti d'avanguardia, scrive romanzi, passa con incredibile disinvoltura dalla pittura al disegno, si avventura con passione e abilità nel campo della ceramica. Attraversa felicemente ogni sorta di sperimentalismo artistico. E compone copertine come quella del 1976 per il libro «Porci con le ali» di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, per Lotta continua. Linus, Frigidaire e altri. Roma, l’estate scorsa, gli ha dedicato una antologica negli splendidi ambienti del Chiostro del Bramante.
Roma è ancora una città per artisti?
«Roma è una città "fatta" dagli artisti, nel senso che uno cammina per strada e calpesta polvere di secoli, di millenni di arte, oltre che naturalmente di persone normali che ci sono vissute e morte, di botteghe che si sono aperte e chiuse. Calpesta la polvere, quella vera, dei corpi che hanno edificato, prima dal nulla sui sette colli e poi in tutti i corsi e ricorsi storici, lo splendore di Roma costruendo, dove c'erano paludi e malaria, tante cattedrali per un popolo di pastori con le loro pecore, come si
vede in tante oleografie. Ma oggi è diverso il rapporto con gli artisti».
Che cosa ha provocato la frattura con il passato?
«Io non so cosa, ma è certo che la quantità si è sostituita alla qualità. C'è troppo di tutto, in ogni campo. Troppi artisti. Una sovrabbondanza. Quando ho cominciato a dipingere, alla fine degli Anni Sessanta, di artisti ce n'erano in tutto un centinaio. Oggi forse se ne contano a migliaia. Artisti di tutti i generi, che non dialogano fra di loro come avveniva un tempo, quando per esempio gli astrattisti frequentavano i realisti e magari si prendevano a bastonate, ma almeno l'uno conosceva il lavoro dell'altro».
Qual è la situazione oggi?
«Oggi esiste un unico grande filone di tipo internazionale, quello che fa il giro delle sette chiese dentro e fuori dall'Italia, quindi una serie di artisti, sempre gli stessi, che vengono selezionati per rappresentare il nostro Paese o comunque per far parte di duella specie di manna internazionale che determina qual è il mercato, qual è lo stile che va in quel momento. E dall'altra esistono invece spore senza un agglomerato che riesca in qualche modo a sostenerle. Tutte queste realtà hanno le loro cattedrali nelle gallerie comunali d'arte moderna e contemporanea che non svolgono il loro ruolo istituzionale, non fanno conoscere tutto ciò che si crea in città. Lo stesso avviene al Macro. come dappertutto. Diciamo, per paradosso, che invece di costruire una cattedrale nel deserto si è riusciti a portare il deserto nella cattedrale. Se si va in uno di questi luoghi, si nota all'inaugurazione la presenza di artisti, critici, un po’ di pubblico selezionato, che è quello di riferimento dell'artista in mostra, ma il giorno dopo non entra più nessuno. Il deserto nella cattedrale».
Molto dunque è cambiato dagli anni Sessanta.
«Certo, perché siamo tanti e perché c'è, in qualche modo, una struttura (quella che Bonito Oliva chiamava la catena di Sant'Antonio: critico - gallerista - mercato) che lavora lodevolmentc per alcuni e tende a fare terra bruciata attorno a loro. Tutti gli altri è come se non esistessero, in questo Roma è una città particolarmente odiosa».
Roma è una città che si fa amare.
«Forse solo all'alba Roma è piena di fascino. Roma la senti di più all'alba perché poi si riempie di gente, di auto, di rumori e di corpi. Allora mi piace di meno, e quando posso vado in campagna a ricaricarmi. Via del Corso è diventato un qualunque corso di un qualunque paese dove si fa lo struscio. Ma, per un romano come lo sono io. Il legame resta, senti come un legame con l'asfalto, con le pietre. Anche se è vero che fatichiamo a conoscerla, questa città. Per anni passi davanti a una chiesa e poi, un bel giorno, ci entri e scopri cose incredibili. Come il cuore di San Carlo nella basilica di via del Corso. Il cuore rinsecchito del santo. È una cosa di una bellezza assoluta. Quel cuore sembra il cuore di Roma, che sta lì rinsecchito in una teca d'oro, però se ci vai accanto ti lancia ancora delle pulsazioni. Che te ne frega, poi, se è di San Carlo».
Lei ha lavorato anche a Rebibbia, con i detenuti.
«Sì, è stata una bella esperienza. Fui mandato dall'assessore Borgna con l’idea che Rebibbia non dovesse rimanere una discarica oscura ai margini della città. Il frutto del laboratorio finì in una mostra, "Gattabuismo", a Palazzo delle Esposizioni. E a me servì per scoprire la periferia, che è un'altra città, un pezzo di città che merita di essere conosciuto».
C'è qualche traccia di Roma nelle sue opere?
«Sicuro. Ho fatto, per esempio, il rinocerontino esposto l'estate scorsa nel Chiostro del Bramante, che era un omaggio all'elefantino della Minerva. C'è poi in molti teschi che dipingo e con i quali mi collego alla sua storia millenaria. Camminando per le strade, sento la polvere dei morti. Lo dico in positivo. Per esempio, vado spesso a vedere la Cappella dei cappuccini in via Veneto, Ci sono quei teschi, quella polvere, prodotta anche dalla desquamazione della pelle umana, che diventa terriccio, è un materiale in qualche modo organico che rilasciamo. Ma il pennellone del moderno continua a cancellare l'antico. Da ragazzino, frequentavo via del Governo vecchio, piazza dell'Orologio: lì sentivi proprio la Storia, sentivi la muffa dei palazzi, l'orina dei gatti. C'erano quegli androni dei palazzi del '500, del '600. Enormi, bui, che facevano paura ai ragazzini».
L'artista, mi sembra di capire, soffre di solitudine.
«Una volta era diverso. Quando ho cominciato a interessarmi di arte, diciamo in seconda-terza liceo, andavo a piazza del Popolo, alla libreria dell'Oca, passavo da Feltrinelli dove c'erano le cravatte, dove c'era di tutto, cose in plastica fluorescente, andavo da Fulgenzi con tutti quegli ammennicoli pop e bop. incontravo artisti. C'era tutto un mondo che si poteva incontrare. Davanti al bar Rosati ho conosciuto Pino Pascali. Chiacchieravo con lui. aveva una bellissima moto nero cromata. Crescendo conoscevi altri artisti, Li frequentavi, ci si scambiava idee...».
E adesso?
«Oggi tutto questo resiste, ma solo per piccoli gruppi. Ognuno tende ad avere le sue gallerie di riferimento e quel giro è obbligato. Nessun visitatore di una certa galleria andrà mai in una che fa una cosa di tipo diverso. Lo stesso vale per gli artisti. Forse c'è anche molta competizione non esplicita. Siamo talmente tanti, e i soldi sono talmente pochi, che si vive con la paura che qualcuno ti sottragga la tua fetta di torta. Oggi il mercato è fermo anche se c'è chi batte la grancassa. Non esistono grandi collezioni e le stesse grandi mostre a Roma non sono quasi mai grandi mostre, non arrivano mai i grandi capolavori».
Sopravvive, in qualche modo, il mito del Grand Tour?
«Ancora c'è chi viene a Roma. Abbiamo il caso eclatante di un artista che è assente quest'anno alla Quadriennale, uno dei più grandi del mondo. Cy Twombly, che aveva a suo tempo lasciato gli Stati Uniti per venire qui e ha ancora la sua casa a Roma e non è più tornato indietro. Si sente nei suoi quadri un po' di Espressionismo americano, però si sente estremamente la cultura neoclassica, classica, greca e romana».



news

01-04-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 1° aprile 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

Archivio news