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Il soprintendente Di Paola punta l'indice contro lo smog che danneggia i monumenti della città eterna. “Via il capolinea dei bus da San Silvestro”
Simona Caporilli
IL TEMPO - cronaca Roma



La sua ricetta: chiudere il centro e sbloccare i lavori per il restauro del Vittoriano
VIA il capolinea degli autobus da piazza San Silvestro, vera e propria stufa di smog piazzata nel cuore della Capitale. Chiudere il Centro da piazza del Popolo a piazza Colonna: lo smog danneggia innanzi tutto le persone, in secondo luogo i monumenti. Delicati i restauri, che non possono essere fatti una volta ogni cinque anni.
A DIRLO è l'ex Soprintendente ai Beni Artistici della Capitale Roberto di Paola, attualmente direttore regionale dei Beni Culturali d'Abruzzo. Questione delicata quella che riguarda il Vittoriano: i fondi, stanziati due anni fa, sono bloccati da una gara che, per il momento, ancora non trova luce. Gli impianti hanno cento anni e la zona dei militari - unici inquilini insieme al Museo del Risorgimento - è fatiscente. Bene le mostre e le visite guidate negli anni Ottanta, che vivacizzarono un monumento che languiva da tempo ma che, attualmente, avrebbe bisogno
di diventare museo. Il Vittoriano, invece, dovrebbe essere rivalutato, perché fotografia d'epoca e insieme omaggio al Risorgimento, periodo a cui siamo debitori. Proprio così, lo sguardo più che all'effimero dovrebbe essere rivolto a progetti duraturi: metter su un Museo dello Sport, delle Scienze Naturali, della moneta e della Zecca dello Stato, che aveva trovato d'accordo - tra gli altri - il professor Adriano La Regina.


L’Intervista. L'ex soprintendente Di Paola “I fondi ci sono, eppure il restauro non parte” Vittoriano. Quanti soldi inutilizzati
Emergenza smog «Pulire la facciata di un palazzo o di una chiesa costa dai 250 mila
ai 750 mila euro»
«Togliere il capolinea dei bus da San Silvestro e chiudere il centro da piazza Colonna a piazza del Popolo»
«RESTAURARE il Vittoriano, uno dei monumenti-emblema di Roma. Dare risalto ai musei cittadini, togliere il capolinea di piazza San Silvestro e chiudere parzialmente il centro, per risolvere il problema-smog», questi i punti cardine del discorso del direttore generale dei beni culturali d'Abruzzo ed ex soprintendente ai beni culturali di Roma, il professor Roberto Di Paola.
Professore, che fine ha fatto il restauro del Vittoriano?
«Non si riesce a chiudere la gara per il restauro di tutto il monumento. I fondi? Ci sono. Milioni di euro bloccati. La zona dei militari è fatiscente, gli impianti hanno quasi cento anni ma - sarà la burocrazia - non si riesce a chiudere la gara: l'intellighenzia di questa città "è distratta" da altro».
Le mostre allestite all'interno del Vittoriano hanno vivacizzato il monumento. Più musei meno mostre?
«C'è indifferenza per i musei... anche per quei musei che hanno fatto la storia di Roma come via Tasso e la Zecca dello Stato. Le monete sono il documento più duraturo di una città: perfino la Regina aveva dato il suo consenso. Dall'altra parte, mai che fosse stata staccata una multa ai writers che sporcano le pareti... le scritte sui muri? Migliaia di euro di danni».
Smog e monumenti: c'è chi auspica la chiusura del centro.
«Ho sempre sostenuto la chiusura di parte del centro storico, almeno da piazza del Popolo a piazza Colonna. Eliminare la fermata degli autobus a piazza San Silvestro, vera e propria stufa di smog».
Quanto costa restaurare una facciata danneggiata dallo smog?
«Dal condominio più fetente alla facciata di una chiesa si oscilla tra i 250 mila e i 750 mila euro. San Marcello, restaurata parecchi anni fa, ne venne più o meno a costare 250 mila euro, per Sant'Andrea della Valle la cifra raddoppia».
È la Soprintendenza ad occuparsene?
«La Soprintendenza è un pronto soccorso, in Soprintendenza arrivano le emergenze e tenga conto che -mancanza di fondi a parte- una facciata non si può restaurare una volta ogni cinque anni».
Cosa rappresenta il Vittoriano per Roma?
«Nel 1983 iniziai a occuparmi del Vittoriano, un monumento in completo abbandono, pieno di problemi: infiltrazioni d'acqua e quant'altro, che aveva come unici inquilini il Museo del Risorgimento e le forze armate. I restauri del lato che guarda verso l'Ara Coeli destarono curiosità, Costantino Dardi e Portoghesi li vennero a visitare. La cultura dominante, in quel periodo, individuava nel Vittoriano una sorta di Leviatano, invece il Vittoriano è una grande fotografia d'epoca, di artisti, una "lucida follia" di forme d'arte, della decadenza di fine Ottocento e insieme un omaggio al re e al Risorgimento, nei confronti del quale noi siamo debitori. Nel 1987-88 ci furono due scuole di pensiero, quella a cui faceva capo Zevi e l'altra, di Portoghesi. Zevi apparteneva al "dopo", gli mancava la sensibilità dell'antico, un po' come uno che studia Stokhausen e non riesce a capire Beethoven... Fu costruito con un assegno di cinquanta milioni di lire, staccato a cavallo del Novecento: forse per questo ora si tirano i cordoni della borsa e non si stanzia una lira per mantenere quel monumento». Un monumento riconsiderato solo negli ultimi anni?
«Negli anni successivi solo il Presidente della Repubblica ne mise in luce i lati patriottici. Entrare al Vittoriano è un po' come visitare il Partenone appena costruito. Ma il Vittoriano non può essere solo un contenitore di mostre. Deve essere un museo, e qui si tocca il tasto dolente di una città ancora oggi dedita all'effimero, che non ne vuole sapere di dedicarsi ad argomenti di lunga durata, come il discorso dei musei. Non c'è quello della Scienza, della Tecnica e della Storia Naturale, non c'è il museo dello Sport al Palazzo della Scherma».



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