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PALERMO - Palazzo Riso intestato al maestro bagherese in assenza di una collezione
SERGIO TROISI
07 DICEMBRE 2012 LA REPUBBLICA - Palermo

Palazzo Riso intestato al maestro bagherese in assenza di una collezione, la Gam che possiede solo due tele: nel rapporto col capoluogo pesa la vecchia diffidenza verso il contemporaneo che ha limitato le acquisizioni




Riso, il museo darte contemporanea della Regione, cambia, dunque, nome, e verr intestato a Renato Guttuso. Cambia anche identit e raggio dazione, e prender la denominazione di museo darte moderna e contemporanea, coerentemente col disegno di legge che lo istituiva e in modo conseguente vista la intitolazione a un artista la cui parabola per intero compresa nellarco del Novecento. Detto cos, sembra soltanto lultimo atto della lunga scia di polemiche che da un anno a questa parte ha coinvolto la struttura di corso Vittorio Emanuele compromettendone attivit e credibilit; in realt dietro questa scelta si intravede anche altro: la diffidenza antica di larga parte delle istituzioni culturali cittadine nei confronti dei linguaggi della contemporaneit da un lato e, dallaltro, il rapporto mai veramente affrontato e risolto con lopera e leredit culturale del pittore di Bagheria.

Due piani inevitabilmente intrecciati, visto che il sospetto nei confronti dellarte contemporanea attraversa buona parte del secolo scorso con leccezione di alcuni momenti specifici, ed alla radice per esempio della presenza sporadica del Novecento siciliano nelle collezioni pubbliche, dalle esperienze degli anni Sessanta via via arretrando verso la stagione del futurismo e includendo in questa mancata musealizzazione lo stesso Guttuso, che infatti a Palermo, almeno negli spazi pubblici, presente con un numero esiguo di opere.

Proviamo a enumerarle: alla Gam si trovano solo limportante autoritratto del 36 e un Nudo del 60, allo Steri la
Vucciria, nella collezione della Regione quattro dipinti non fruibili perch collocati nelle sale di Palazzo dOrleans o in altri uffici.

Poi poco altro: le testimonianze pi significative sono i grandi pannelli di Sicilia gi collocati nella sede del Banco di Sicilia in via Ruggero Settimo, e le vetrate poco note nella sede ora Banca Intesa San Paolo di via Mariano Stabile. Pi organiche alcune raccolte private, a partire da quella storica di Lia e Guglielmo Pasqualino con gli splendidi dipinti drammatici degli anni Trenta; mentre quando, di recente, unaltra collezione storica come quella di Nino Sofia stata parzialmente dispersa, unopera importante come il Palinuro del 31 messo allasta
non ha trovato nessun ente pubblico in grado di farsi avanti per acquisirlo, nonostante in un primo momento lopera fosse rimasta invenduta.

Nellanno ormai in scadenza in cui si celebra il centenario, la nuova titolazione pu quindi apparire un risarcimento tardivo, considerando anche che lultima mostra significativa risale allormai lontano 1985, quando la Provincia organizz a Palazzo Comitini una rassegna dedicata a Guttuso e la Sicilia con opere dal 1970. Per, nel frattempo, nella galleria comunale di Bagheria di Villa Cattolica tre grandi mostre (nel 1987, 2003 e 2007) hanno ripercorso per intero con una documentazione imponente e prestiti prestigiosi, lintera produzione dellartista.

Paragone che potrebbe essere imbarazzante per il nuovo museo, visto che quello di Bagheria reca come nome ufficiale Galleria darte moderna e contemporanea Renato Guttuso: dizione identica a quella assunta adesso da Riso a dispetto di ogni strategia mirante a rendere immediatamente riconoscibile una identit e un brand: non sar facile spiegare, ad esempio in occasione di richieste di prestito o progetti con fondi europei, che due musei a venti chilometri di distanza si chiamano col medesimo nome e hanno una diversa fisionomia giuridica, anche perch, a differenza
di Villa Cattolica che possiede come noto una sia pure diseguale collezione di dipinti dellartista frutto di una donazione, il nuovo Museo Guttuso invece ne privo, a meno che la mutata dizione in museo darte moderna e contemporanea non renda possibile la collocazione in pianta stabile delle quattro opere di propriet della Regione: i Tetti di Roma attualmente
in mostra al Vittoriano, un paesaggio di Bagheria del 53, un altro paesaggio forse di Torre del Greco del 55, una Donna che scende le scale della fine dei Sessanta.

Saranno sufficienti quattro opere a giustificare il nuovo nome o il visitatore, varcata la soglia di Palazzo Riso e presa visione della targa, si attender lecitamente di potere ammirare una collezione pi nutrita? E poi, davvero cos semplice fare convivere negli stessi spazi moderno e contemporaneo? In realt le esperienze recenti hanno da tempo individuato strategie di indagine e espositive diverse se riferite allarte moderna o contemporanea, caratterizzata come noto da codici, strumenti e linguaggi che necessitano di una specifica spazialit.
E allora: ha senso intitolare a Guttuso un museo nato per larte contemporanea, e come tale gi protagonista di un piano di importanti acquisizioni mirate e di una stagione breve di attivit comunque significativa, che si proposto come interlocutore nei confronti di musei, curatori, artisti e pubblico con il nome conciso ed efficace di Riso?
Discussione aperta, che sarebbe stato auspicabile portare a un dibattito ampio anzich imporre come un blitz. probabile che dietro questa scelta si agiti lequivoco di un artista assunto a feticcio rassicurante, celebrato nei suoi fraintesi elementi agiografici e al contrario in gran parte rimosso nella sua figurazione problematica e persino contraddittoria, anche nella produzione tarda degli anni cui era spesso presente a Palermo nella residenza settecentesca di Palazzo Galati di via Ruggiero Settimo. A proposito: l nessuna autorit, nellanno del centenario, ha proposto di apporre una targa. In psicoanalisi, si chiama atto mancato.



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